E’ Made in Italy la prima comunicazione quantistica via satellite

Inviare un messaggio sicuro, inviolabile, con informazioni protette, spedendolo dalla Terra allo Spazio e ritorno grazie a un fascio di fotoni. E’ quello che hanno fatto i fisici dell’Università di Padova in collaborazione con il Centro di Geodesia spaziale dell’Asi, a Matera. Questa è la prima comunicazione quantistica satellitare della Storia.

Mai prima d’ora una comunicazione che sfrutta il potere dei messaggeri della luce, i fotoni, si era spinta così in là: l’informazione cifrata e nascosta ad ‘occhi’ indiscreti ha percorso la distanza record di 1700 chilometri. Di strada ne ha fatta tanta, se pensiamo che il primo esperimento del genere aveva coperto appena sei metri e mezzo. La ricerca e gli esperimenti hanno portato non solo all’allungamento della distanza percorsa dal messaggio, ma anche all’uscita dall’atmosfera: mai prima l’informazione cifrata aveva varcato i confini del nostro pianeta.

Da Matera fino al satellite che ha ricevuto il fascio di fotoni ‘sparato’ dalla stazione di telemetria laser più performante del mondo, per poi rispedirlo a Terra. Con la sicurezza di non essere spiati.

Funziona così: il messaggio viene cifrato utilizzando non dei bit, ma dei quantum bit. Di fatto la chiave crittografica non poggia più su elementi matematici, ma su elementi quantistici. Questi proteggono l’informazione e soprattutto ‘avvertono’ i soggetti che stanno comunicando tra loro se qualcuno cerca di spiarli, se qualcuno sta origliando quel dialogo privato. (Ascolta Giuseppe Vallone, fisico dell’Università di Padova, al minuto 05’52”)

 

Il mondo si divide spesso tra chi cerca di nascondere un messaggio e chi cerca di decifrarlo, incrociando una ricca storia di intelligenze. I messaggi crittografati fanno parte della nostra vita quotidiana. (Ascolta Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana al minuto 07’40”)

Lo studio tutto italiano è frutto di 12 anni di ricerche e si è guadagnato la pubblicazione sulla rivista scientifica Physical Review Letters. Il passo avanti scientifico e tecnologico è enorme e nei prossimi anni potrebbero esserci anche dei risvolti commerciali. Dall’Asi fanno sapere di essere già stati contattati da ditte che si occupano di settore spaziale e telecomunicazioni interessate alla scoperta. Ora l’obiettivo è quello di riuscire a spedire il fascio di fotoni ancora più in alto, fino a raggiungere i satelliti geostazionari, che assicurerebbero una comunicazione più duratura. E poi? Magari sostituire la fibra ottica e utilizzare in via esclusiva la comunicazione quantistica per proteggere i propri dati (Ascolta Giuseppe Vallone, fisico dell’Università di Padova al minuto 09’22”)

 

Le news di questa settimana:

LANCIO RIUSCITO, SENTINEL 2A E’ IN ORBITA

Lancio perfettamente riuscito per il satellite Sentinel 2A: la ‘sentinella della Terra’ con il lancio del Vega dal Centro spaziale europeo di Kourou in Guyana Francese, alle 3,52 ora italiana del 23 giugno, è in orbita. Con questo lancio Vega, gioiellino del Made in Italy, ha portato a destinazione il satellite Sentinel 2A, il secondo tassello del sistema di osservazione europeo Copernicus. Copernicus è un programma operativo guidato dalla Commissione europea in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa). I Sentinel Copernicus forniscono dati di telerilevamento della terra per servizi operativi chiave per l’ambiente e la sicurezza. In poche parole, queste speciali sentinelle osservano con attenzione tutto quello che succede sulla superficie del nostro pianeta, monitorando la vegetazione, gli oceani e i campi coltivati. Lo scopo è fornire informazioni utili alla politica, ai cittadini e anche al mondo economico.

CONTINUA L’AVVENTURA DI ROSETTA, MISSIONE PROLUNGATA AL 2016

L’Agenzia spaziale europea ha esteso la missione Rosetta fino al settembre 2016. In origine il termine dell’esplorazione della cometa 67P Churyumov-Gerasimenko era fissato a dicembre 2015, ma lo Science Programme Committee dell’Esa ha poi formalmente approvato un prolungamento della missione per altri nove mesi. Rosetta è stata lanciata nel 2004 ed è arrivata in prossimità della cometa nell’agosto 2014, per poi rilasciare sulla sua superficie il piccolo lander Philae nel novembre di quell’anno. E’ la prima volta che uno strumento costruito dall’uomo atterra su una cometa. I mesi in più di osservazione permetteranno agli scienziati di avere una visione totale della vita di una cometa. “E’ una notizia splendida- commenta Matt Taylor, Rosetta Project Scientist dell’Esa. “Saremo in grado di monitorare il declino dell’attività della cometa dopo il nuovo allontanamento dal Sole e potremo ancora avvicinarci alla cometa per raccogliere dati unici. Comparando i dati del prima e del dopo potremo capire meglio come si evolve una cometa durante la sua vita”.

SU VENERE SCORRE LA LAVA

La sonda Venus Express dell’Esa ha trovato tracce evidenti di attività vulcanica sul pianeta Venere. Venere, vicino di casa della Terra, è un pianeta complicato da osservare a causa della sua atmosfera molto spessa. Le osservazioni radar delle missioni passate avevano evidenziato come la superficie di Venere fosse ricoperta da vulcani e percorsa da antichi sentieri di lava. Adesso, grazie al canale infrarosso della Venus Monitoring Camera utilizzato per mappare le emissioni sulla suprficie del pianeta attraverso una ‘finestra’ nell’atmosfera, gli scienziati hanno individuato dei punti luminosi che solo qualche giorno prima non erano presenti. Si tratta di quattro punti localizzati nella zona delle fratture tettoniche, che per la prima volta si mostrano a diverse temperature da un giorno all’altro. Queste zone sono il risultato di una frattura del terreno, spesso associata all’emergere del magma sotto la crosta. Questo processo può portare lava in superficie, da cui sgorga in fiumi di lava. E’ stato quindi scoperto come Venere sia un pianeta ancora attivo ai giorni nostri.

QUINDICENNE SCOPRE UN PIANETA DURANTE STAGE ALL’UNIVERSITA’  

Ha scoperto un nuovo pianeta durante uno stage all’università quando aveva appena 15 anni. Ora, a due anni di distanza, è stato ufficialmente sancito che quel corpo celeste lo ha scovato proprio lui, Tom Wagg. Si trovava all’università di Keele in stage quando decise di analizzare un archivio che conteneva dati su possibili corpi celesti. E fu lì, in mezzo a quella mole di materiale, che scoprì il pianeta fino ad allora sconosciuto, distante mille anni luce e grande come Giove. Il ragazzo giunse alla scoperta dopo aver analizzato oltre mille combinazioni di dati. Adesso, dopo le opportune verifiche scientifiche, la scoperta gli è stata attribuita e l’università ha lanciato un concorso per dare un nome al pianeta.

di Antonella Salini

25 Giu 2015
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