Welfare

Minori, ogni anno 3mila care leavers costretti a lasciare comunità/ VIDEO

ROMA – Ogni anno, in Italia, circa 3.000 care leavers, ovvero i giovani che in base alla nostra legislazione, raggiunta la maggiore età non possono più beneficiare della cura, della protezione e della tutela garantite dalla realtà di accoglienza residenziale, sono costretti, senza avere le necessarie tutele, ad avviarsi verso un percorso di autonomia economica e lavorativa.

Lo rileva la ricerca ‘Una risposta ai care leavers: occupabilità e accesso ad un lavoro dignitoso‘, realizzata da SOS Villaggi dei Bambini in 10 diversi Paesi tra cui Austria, Croazia, Capo Verde, Spagna, Italia, Tunisia, Zimbabwe in collaborazione con il London University College e presentata oggi, ospiti dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile di Roma, organizzato da Asvis, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, in concomitanza con la celebrazione della ratifica della Convenzione Onu per i Diritti dell’Infanzia, in programma il 27 maggio.

Albano: “3.000 ragazzi numero non impossibile da gestire”

“3000 ragazzi non è un numero impossibile da gestire- ha dichiarato Filomena Albano, Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza a margine della presentazione- eppure questi ragazzi hanno enorme difficoltà perchè a 18 anni sono costretti ad inventarsi una vita, mentre avrebbero bisogno di più tempo per farlo. Per continuare a studiare, perchè a 18 anni si va ancora a scuola, invece loro si trovano privi di percorsi di protezione”.


I risultati dell’indagine

L’indagine ha fatto luce, per la prima volta, su quanti e quali ostacoli, allo stato dell’attuale legislazione, i care leavers siano costretti ad affrontare dal punto di vista sociale, economico ed organizzativo per poter raggiungere indipendenza economica e stabilità lavorativa rispetto, ad esempio, ai loro coetanei che vivono in famiglia. Oltre a questo, SOS Villaggi dei Bambini vuole indagare le strutture, le policy, i processi, le prassi e le misure di supporto che possono avere un impatto sull’occupabilità e l’inserimento lavorativo dei neomaggiorenni in uscita dai percorsi di tutela.

Gli ultimi dati disponibili, pubblicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativi al 2012, parlano di 28.449 minorenni che vivono fuori famiglia in Italia, la metà dei quali in affido familiare mentre la restante metà in comunità di accoglienza o in case famiglia. Ogni anno nel nostro Paese si investono 500 milioni di euro per far fronte a tutte le spese relative al mantenimento e alla cura dei bambini e ragazzi che vivono presso le diverse comunità di accoglienza.

Tedesco: “Necessaria legge per supportare i care leavers”

“Di fatto il giorno del compleanno diventa il giorno in cui una spada di Damocle si abbatte sui ragazzi, soprattutto se non si è costruito un dopo di noi – ha dichiarato Samantha Tedesco, responsabile Area Programmi e Advocacy Sos Villaggi dei Bambini – La maggior parte di questi ragazzi non possono contare su una famiglia. Quello che abbiamo ricordato oggi è l’esigenza di una legge nazionale, che possa supportare i ragazzi in uscita dai percorsi di accoglienza, come avviene in altri stati. Oltre a l’esigenza di considerarli una risorsa – ha concluso – perchè possano effettivamente capitalizzare l’impegno che lo Stato ha messo per proteggerli e possano contribuire allo sviluppo della società senza rimanere nel circuito dell’assistenzialismo”.

Un investimento che rischia di andare perduto se non vengono messi in atto strumenti d’ausilio per questi ragazzi, ecco perchè SoS Villaggio Bambini ha elaborato, tenendo in considerazione le esigenze dei ragazzi stessi, proposte concrete e raccomandazioni. Tra cui: pensare a quello che aspetta i ragazzi dopo il periodo di accoglienza sin dal primo giorno fuori la famiglia d’origine, promuovere percorsi di occupabilità per i care leavers con l’obiettivo di valorizzare le loro competenze, le attitudini e le capacità affinchè possano trasformarsi con il tempo in vere e proprie attività lavorative, infine, aumentare le possibilità di fare esperienze nel mondo del lavoro attraverso stage e tirocini formativi.

Montuori: “Chiesto aiuto alle istituzioni”

“Noi abbiamo chiesto alle istituzioni una vicinanza – ha dichiarato Raffaella Montuori, care leaver e membro del Gruppo giovani di Sos Villaggi dei Bambini – un aiuto, una proroga delle scadenze previste per i percorsi di sussistenza, di essere seguiti da degli operatori, oltre che un occhio di riguardo dal punto di vista dell’ambito lavorativo”.

Un esempio virtuoso è rappresentato dalla Regione Sardegna che con la legge 4 del 2006 ha definito un progetto personalizzato, della durata massima di 3 anni, che coinvolga i care leavers coordinati dalla figura di un tutor di intermediazione sociale che abbia il compito di accompagnare il giovane nelle diverse fasi di avvicinamento all’autonomia.

25 maggio 2017
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