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Congo, uno degli stati più tormentati dell’Africa

congoROMA – Nel giorno in cui il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, neopresidente della Commissione adozioni internazionali, incontra le famiglie che attendono 59 bambini a tutti gli effetti italiani, si riapre il dibattito sulle condizioni di uno dei piu’ tormentati stati dell’Africa.

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Tensioni interetniche e dure lotte per la gestione delle risorse naturali non smettono di sconvolgere la Repubblica Democratica del Congo, il paese piu’ grande del continente africano, dove si concentrano immani ricchezze, tra cui rame, diamanti, petrolio e uranio. Finite le lotte per l’indipendenza dal Belgio nel 1960, a cui segui’ la dittatura del generale Mobuto, nel 1997 si afferma la ‘dinastia’ dei Kabila: Laurent-Desire’ Kabila prima (1997-2001) e il figlio Joseph Kabila poi – subentrato al padre, ucciso in un attentato – il governo di Kinshasa e’ da 15 anni nelle mani di un unico uomo che a novembre cerchera’ di riconfermare per la terza volta il suo mandato, sebbene vietato dalla Costituzione. Anche questo ha generato scontri sul piano politico. Joseph negli anni ha cercato di favorire la stabilita’, ma con scarsi risultati: l’esercito nazionale (Fardc) non ha deposto le armi nei confronti dei gruppi armati ribelli. A partire dal 2012 sono ripresi gli scontri nella regione del Nord-Kivu, dove le Fdlr (Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda, storico gruppo armato che opera nell’est, e composto da ribelli hutu) compie regolari eccidi contro la minoranza nande che vive in questa regione. A quest’ultima afferiscono i guerriglieri dell’Updi (l’Unione popolare per la difesa degli innocenti), a cui si aggiunge l’Ndc (Nduma defence of Congo) di etnia Nyanga.

L’escalation degli scontri aperti o delle rappresaglie sulla popolazione – che ha provocato migliaia di sfollati, saccheggi, e vittime tra i civili – secondo le Nazioni Unite hanno raggiunto negli ultimi mesi “livelli allarmanti”. Nel tentativo di pacificare la situazione, non e’ stata ancora ritirata la missione di peace keeping Onu, la Monusco, attivata nel 1999. Proprio ieri l’Inviato speciale Onu per la Regione dei grandi laghi africani, Said Djinnit, in visita nella citta’ di Goma, ha incoraggiato la popolazione locale a resistere, e fatto appello alla comunita’ internazionale affinche’ in questa tormentata zona siano intraprese “azioni decisive” per riportare la pace. Oltre alle violenze, in Congo si fanno sentire anche gli effetti della crisi economica determinata dal crollo del prezzo generale delle materie prime, che ha costretto il governo a tagliare del 22% la spesa pubblica. Questo si e’ fatto sentire nel deterioramento dei servizi essenziali, come quelli medico-sanitari, rendendo peraltro difficile il contrasto dell’attuale epidemia di malaria che sta colpendo il nord-est.

25 maggio 2016
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