Welfare

Bonus 80 euro, l’Istat certifica un aumento dei consumi a giugno e dicembre

consumiIl bonus 80 euro in busta paga è partito a fine maggio e già il mese dopo c’è stato un aumento dei consumi delle famiglie italiane con reddito da lavoro dipendente. E’ quanto emerge da un’analisi preliminare sulle banche dati dell’Inps che l’Istituto ha illustrato questa mattina nel corso del seminario ‘VisitInps Scholars’ a Palazzo Wedekind.

La ricerca evidenzia un aumento dei consumi a giugno, una lieve contrazione nei mesi successivi e un nuovo picco a dicembre, “proprio quando in legge di stabilità è stato confermato il bonus anche per l’anno successivo”, ha spiegato l’autore della presentation. Detto cio’, occorre precisare che si tratta di uno studio “preliminare” e che l’effettivo aumento dei consumi da parte delle famiglie che hanno percepito il bonus 80 euro è di “evidenza limitata” dal punto di vista statistico.

L’Inps ha voluto esporre queste ricerche come esempi del VisitInps, il nuovo progetto dell’Istituto di previdenza che consentirà a 10-15 ricercatori di studiare le banche dati. Le altre presentazioni tenute si sono concentrate sugli effetti sulle assunzioni dopo la riforma Fornero e sull’introduzione del voucher per il lavoro accessorio.

Per quanto riguarda il primo studio, le imprese tra 16 e 19 dipendenti hanno subito, dopo la riforma dell’artitolo 18, un numero inferiore di cessazioni rispetto alle imprese con meno di 15 dipendenti. Questo dato comporta 3 assunti in più al mese (per provincia media e per settore medio) che equivalgono a un saldo positivo di 30 mila lavoratori (3×1000 settori x12 mesi) l’anno. Lavoratori che, secondo l’autore della ricerca, non ci sarebbero stati nelle aziende poco superiori ai 15 lavoratori senza l’applicazione della legge Fornero.

Infine, i voucher. Sono passati da 25 mila nel 2008 a un milione nel 2014 dopo il calo drastico del lavoro intermittente, a chiamata e dei co.co.co che hanno visto una riduzione a causa delle restrizioni dal punto di vista legislativo. L’analisi ha osservato un campione di 43 mila lavoratori veneti (su 130 mila in totale che hanno avuto il voucher): per 20 mila di questi il voucher è stato l’unico reddito e quindi ha sostituito i vecchi rapporti intermittenti mentre per le altre 23 mila persone è stata un’integrazione ad altri lavori.

25 maggio 2015
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