Vicenza, Alessio e il rugby a sostegno della lotta contro l’autismo

Diciottenne atleta disabile segna la sua prima meta
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ROMA – Una mischia, un pallone che viaggia, la prima meta. La normalita’ per una partita di rugby, sport tradizionalmente inclusivo. Un’emozione indescrivibile per un papa’ come quello di Alessio, un gigante di 18 anni, bravo a superare quei limiti che puo’ darti una malattia come l’autismo, per farsi spazio tra giganti in mischia, fango e competizione.

Siamo a Vicenza, la squadra e’ la Rangers Rugby Vicenza, che milita in serie A. E in una delle squadre del settore giovanile, la Under 18, da pochi mesi e’ arrivato il terza linea Alessio, un gigante con barba e capelli lunghi, 190 cm per circa 100 kg di peso. Sempre puntuale agli allenamenti, nell’ultimo fine settimana per la prima volta ha vissuto l’emozione della prima convocazione della prima partita. E della prima meta.

Alessio e’ un ragazzone speciale, che in ogni modo prova ad andare avanti giorno per giorno nonostante quei limiti che puo’ darti l’autismo, con cui combatte da sempre. “A inizio stagione- ha raccontato all’agenzia Dire Fabio Coppo, direttore tecnico dei Rangers Rugby Vicenza- e’ venuto un papa’, un ex rugbista, che ci ha raccontato la storia di Alessio, chiedendoci se poteva giocare con noi”. La risposta, ovviamente, e’ stata positiva, del resto il rugby e’ “uno sport inclusivo da sempre. Noi ci alleniamo 3 volte a settimana, Alessio non salta quasi mai un allenamento”.

Ragazzo introverso, buono, con un fisico importante, i tecnici di Vicenza hanno cosi’ deciso che il derby con gli amici del Bassano poteva essere l’occasione giusta per farlo esordire: “Lo abbiamo portato in panchina- ha detto ancora il dirigente veneto- E d’accordo con l’arbitro e con il Bassano, abbiamo chiesto e ottenuto una sorta di extratime”. Quindi, dopo la fine ufficiale della partita “abbiamo ripreso con una mischia. Il nostro numero 9 ha inserito il pallone, poi arrivato a lui che con una buona tecnica e’ arrivato in meta”. Le parole tradiscono l’emozione di quel ricordo: “I ragazzi del Bassano sono stati splendidi, ma pure i tecnici, l’arbitro, una ragazza, che ha subito detto che non c’erano problemi. Dopo la meta tutti lo hanno abbracciato, il padre ha pianto per l’emozione. E ha coinvolto pure me…”.

Dallo scorso anno e’ stato introdotto il rito della cravatta da indossare per arrivare al campo: “Sono le cose belle del rugby, la diversita’ e’ un valore, non un limite”. Alessio ha giocato e segnato “nella sua normalita’. Era in panchina, ogni tanto diceva ‘coach sono un po’ nervoso nell’entrare’. È stato un momento bello che ha vissuto come la normalita’. Siamo noi che abbiamo vissuto tutto come un evento speciale. Lui no, per lui e’ stato normale giocare e segnare una meta, come qualsiasi altro ragazzo”.

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25 Marzo 2019
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