VIDEO | Famiglia, Carfagna contro ddl Pillon: “No a rovesciare parità coniugi”

"La parità tra coniugi è una conquista recente. Qualcuno oggi pensa di poterla rovesciare, ma si sbaglia perché troverà la mia, la nostra ferma opposizione", dice Carfagna al Sant'Anna di Pisa durante un convegno a 10 anni dall'introduzione del reato di stalking
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PISA – Monito della vicepresidente della Camera dei deputati, Mara Carfagna, sulla riforma del diritto familiare. La Lega considera un punto di partenza il ddl Pillon. L’esponente forzista la pensa molto diversamente. Durante un convegno al Sant’Anna di Pisa a dieci anni dall’approvazione della legge sullo stalking, illustra il lungo percorso di riconoscimento delle pari opportunità in Italia. E si sofferma sulla riforma del diritto di famiglia: “Il riconoscimento almeno formale della parità fra i coniugi risale soltanto al 1975- dichiara-. Qualcuno oggi pensa di poter rovesciare questa conquista, ma si sbaglia perché troverà la mia, la nostra ferma opposizione“. Frasi che vengono accolte da un applauso convinto dalla platea, che Carfagna chiosa così: “Mi sembra di capire di essere in ottima compagnia”.

 

I diritti delle donne, aggiunge, “sono una conquista recente. Dobbiamo sempre vigilare sui tentativi di minacciarli, perché qualcuno ancora non riesce a digerire che ci sia parità almeno formale fra uomini e donne”. Una battaglia che deve avere una forte carica trasversale, ad avviso della deputata azzurra. Del resto, dieci anni fa promuovendo da ministro delle Pari opportunità l’introduzione dello stalking nel codice penale, evidenzia, “pur giovanissima ero consapevole di agire nel solco di una lunga battaglia di civiltà condotta da tante donne che si sono battute prima di me senza alcuna distinzione di schieramento politico”.

“OBBLIGO BRACCIALETTI ELETTRONICI A STALKER”

Quello delle misure cautelari per proteggere le donne vittime di stalking “è il segmento che intanto non dovrebbe essere indebolito. Abbiamo sventato nel 2014 un tentativo in questo senso, quando provarono ad abolire la carcerazione preventiva. Sono contro l’abuso di tale misura, ma nel caso dello stalking rappresenta uno strumento prezioso, formidabile per tutelare le donne che trovano il coraggio di denunciare”. Lo afferma la vicepresidente della Camera dei deputati, Mara Carfagna (Forza Italia), rispondendo ai giornalisti a margine di un convegno al Sant’Anna di Pisa, dedicato ai 10 anni dall’approvazione della legge che ha introdotto il reato di stalking. “Bisogna rendere più efficace il sistema di protezione e tutela. Non basta più l’ammonimento da parte del questore- avverte la deputata forzista-. Ecco perché interveniamo chiedendo che i braccialetti elettronici diventino complementari e obbligatori rispetto alle altre misure”. Carfagna sollecita il governo a trovare le risorse per applicare i braccialetti a chi viene accusato di condotte persecutorie. “Il governo deve spiegarci quali sono le priorità, non basta approvare una norma con un’etichetta anche molto seduttiva come il ‘codice rosso’- chiarisce-, quando poi di fronte alle esigenze concrete di tutelare e di proteggere le donne che trovano il coraggio di denunciare” non si interviene di conseguenza. “Siamo convinti- aggiunge-, comunque, che riusciremo a trovare ascolto in Parlamento”.

BIAGGIONI: GROSSO PROBLEMA STEREOTIPI GIUSTIZIA

“Dopo 10 anni possiamo dire tranquillamente che è una fattispecie che serviva, che mancava. È stata sicuramente utile per l’emersione di un fenomeno che prima non aveva nome”. Lo afferma Elena Biaggioni, del gruppo avvocate di D.i.Re- donne in rete contro la violenza parlando del reato di stalking. Il Sant’Anna di Pisa ha organizzato un dibattito col vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, a dieci anni dall’introduzione nel codice penale della fattispecie che punisce il reato di condotte persecutorie. Volgendo lo sguardo verso la situazione presente, Biaggioni nota che “le difficoltà sono sempre legate all’emersione da un lato, perché è necessario riconoscere anche una situazione di atti persecutori per poter attivare tutti gli strumenti. Dall’altra parte c’è un grosso problema di stereotipi all’interno dei percorsi giudiziari che rendono particolarmente difficile il riconoscimento all’interno” dei procedimenti nei tribunali “del contesto del reato di stalking”.

MORGANTE: CODICE ROSSO PRIMO PASSO, MA NON RISOLUTIVO

“Il codice rosso è sicuramente un primo passo, anche se non risolutivo nel contrasto alla violenza di genere, perché mira a garantire la tempestività dell’intervento. Considerando anche che questi fenomeni sono caratterizzati da un’escalation criminale che molto frequentemente spesso inizia con atti sottostimati di insistente ricerca della vittima e possono poi giungere all’esito tragico del femminicidio”. Lo spiega alla ‘Dire’ Gaetana Morgante, docente del Sant’Anna di Pisa e presidente del comitato unico di garanzia, in merito al pacchetto di misure per contrastare la violenza contro le donne proposto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

“Accanto al codice rosso- avverte- va riorganizzato il sistema per rendere sinergici gli interventi di tutti i soggetti coinvolti“. Al Sant’Anna nel corso del pomeriggio si sviluppa un dibattito sui 10 anni di applicazione della legge sullo stalking. Una normativa significativa ad avviso di Morgante: “È stato molto importante introdurre nel codice penale il delitto di stalking- avvisa la giurista- per dare finalmente una veste autonoma a un comportamento che prima di allora era fortemente sottostimato nella pratica e nell’applicazione giuridica”.

LORETONI: DOPO 10 ANNI LEGGE STALKING PIÙ ATTENZIONE

Dopo 10 anni di applicazione della legge sullo stalking “è cambiata una cosa fondamentale, anche in ragione dei dati dei femminicidi, della violenza che vanno nella direzione di non diminuire. C’è su questi temi una maggiore attenzione. Abbiamo avuto di recente anche la convenzione di Istanbul, tutto questo favorisce uno sguardo più attento”. Lo spiega alla ‘Dire’ Anna Loretoni, docente di Filosofia politica del Sant’Anna di Pisa. Il centro d’eccellenza ospita oggi un dibattito sugli effetti dell’introduzione del reato di stalking dopo un decennio di applicazione. “Purtroppo- avverte- questo nostro Paese, forse anche in questi ultimi anni”, si conferma “un Paese maschilista, misogino. E quindi spesso, anche come ha detto anche la magistrata Paola De Nicola in un’intervista, non si crede alle donne. Anche all’interno dei processi le donne hanno difficoltà a essere credute. C’è poi un problema degli stakeholder che ruotano intorno”. Anche le università e la politica “devono farsi carico di un progetto nazionale adeguato sulla formazione dei magistrati, degli avvocati, delle forze dell’ordine”.

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25 Marzo 2019
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