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Tav. Alessandra Necci: “Progetto stravolto dopo l’uscita di mio padre da Fs”

L’inchiesta sulle Grandi Opere richiama l’attenzione sulla Tav. Un progetto ideato da Lorenzo Necci, all’epoca in cui era amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Interpellata dalla Dire, la figlia Alessandra, segretaria della fondazione Lorenzo Necci, spiega com’e’ cambiata la Tav in questi anni rispetto al progetto originario.

“Quando mio padre giunse alle ferrovie nel 1990 aveva in mente un grande progetto infrastrutturale per il Paese. Un progetto di infrastrutture integrate che dovevano dialogare tra di loro. L’idea era di avere treni ad alta velocita’ ma anche treni pendolari e treni merci con un quadruplicamento delle linee. Doveva essere cioe’ la tessera di un mosaico. Importante si’, ma solo la tessera di un mosaico”.

Dal punto di vista organizzativo, quali sono state le principali modifiche? “Il progetto Tav in origine era affidato a una societa’ privata, ‘Tav’, con un vero e proprio project financing, anche se forse non completamente puro, al cui interno c’erano istituzioni e banche e nominava in autonomia i propri vertici. Tav era stata ideata per garantire tempi e costi certi di realizzazione del progetto, perche’ mio padre diceva che il vero problema delle infrastrutture e’ sui finanziamenti, che non sempre sono certi e garantiti. Ebbene la Tav era stata creata per ovviare a questo problema”.

L’alta velocita’ si e’ trasformata anche sotto il profilo giuridico e finanziario? “Il progetto di mio padre- spiega Alessandra Necci- e’ stato del tutto stravolto con la sua brutale estromissione dalle Ferrovie. Tav, ribadisco, era una societa’ privata, un consorzio di banche e di istituzioni che si erano assunte per il 60 per cento tutto il debito che riguardava la Tav. Solo il restante 40 era dello Stato e quindi non veniva iscritto nel bilancio statale”.

Necci spiega che “la societa’ Tav era costantemente monitorata dai governi che si sono succeduti in quei sei anni, dal ministero del Tesoro, a quello dei Trasporti, oltre alla Corte dei conti e al Consiglio di stato. Tutti costoro hanno sempre dato la loro approvazione. Era un progetto garantito da fideiussioni per i quali i general contractor si impegnavano a tempi e costi certi. Con l’uscita di mio padre da Fs tutto e’ cambiato. Tav non e’ stato piu’ considerato un progetto con una societa’ privata, il debito e’ stato riacquistato da Fs, quindi le banche sono state sostanzialmente liberate”.

In questo modo, spiega Necci, “il debito e’ venuto a gravare sul bilancio statale mentre io voglio sottolineare che prima era deconsolidato, cio’ lo Stato non si assumeva il debito. Concludo sottolineando che l’alta velocita’ ideata da mio padre non era un progetto per le élites. Era come diceva lui, ‘l’anello mancante all’evoluzione del sistema infrastrutturale italiano’ e serviva a migliorare la mobilita’ del Paese. Un elemento che, come tutti sanno, ha un’incidenza fondamentale sul prodotto interno lordo”.

di Alfonso Raimo

25 marzo 2015

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