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DIRE Emilia-Romagna

Mafie. Sos da Finale: “Emilia attenta, i professionisti sono tentati”

Crevalcore Piazza_giugno_2013_3 terremotoFINALE EMILIA (MODENA) – Fa mea culpa sulle possibili distrazioni (“Abbiamo avuto 20 milioni di appalti in un anno…) ma ribadisce di essere pulito; ammette di essere rimasto sconvolto dalle infiltrazioni che hanno lambito il suo Comune ma assicura che “non c’è nessuna indagine per mafia a Finale”; promette d’ora in poi “più attenzione” ma avverte che l’Emilia laboriosa e insospettabile di una volta, forse, non c’è più: nei Comuni, ormai, “molti professionisti sono tentati” dalle cosche. Nando Ferioli, sindaco di Finale Emilia, si è impegnato in prima persona per il convegno del Sulpl sulle mafie con il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Luberto, di scena oggi nella nuova via Rinascita, tra i locali dove i finalesi hanno traslocato le attività comunali dopo il terremoto del 2012.

Finale è finita nell’inchiesta della Dda dato che il suo ex dirigente ai Lavori pubblici Giulio Gerrini, poi allontanato da Ferioli, avrebbe favorito la ditta locale Bianchini nonostante la sua espulsione dalla white list prefettizia. Nei giorni scorsi si sono rincorse le voci di un possibile commissariamento del Comune, ma la stessa Prefettura aveva smentito. Il sindaco di commissioni d’accesso non ne ancora viste anche se, dice, gli piacerebbe essere sentito per raccontare la sua versione. “Caro sindaco, bisogna stare attenti alle frequentazioni e alle infiltrazioni”, gli raccomanda il giornalista antimafia Arcangelo Badolati. E Ferioli risponde con un cenno affermativo. “Non avrei mai pensato- riconosce a margine del convegno- che la mafie potessero arrivare qui, convegni come quello di oggi ci servono a capire meglio. La mafia me lo sono trovata in casa, è stato devastante. Mi prendo le colpe politiche, ma non mi dimetto e voglio procedere con la ricostruzione”.

A Finale, dice il primo cittadino, non sono venuti i boss di Cutro ma l’imprenditore che da loro si era fatto ammaliare: “E’ stato uno choc tremendo, non tornerò più quello di prima dal punto di vista delle idee su costa sta succedendo in Emilia-Romagna. Ho perso la fiducia un po’- ammette Ferioli- e devo tornare a capire come ricostruire quell’idea di rapporti e di lavoro che ci ha permesso di essere l’Emilia laboriosa”. Un’Emilia laboriosa, avverte il primo cittadino Pd, “che oggi deve stare attenta, perché il fascino del denaro e del profitto sta tentando stimati professionisti nati e vissuti in Emilia-Romagna ad entrare nella ragnatela di rapporti tessuta dagli ‘ndranghetisti”. Ma Ferioli non si abbatte e sulla Bianchini puntualizza: “Vogliamo capire davvero chi sono quelli che abbiamo di fronte. Da me non è venuto un mafioso locale, ma un imprenditore di San Felice sul Panaro”. Il quale, in realtà, non avrebbe avuto troppo a che fare col Comune: “Dalle mie carte viene fuori che Bianchini ha lavorato sugli allegati 3 del terremoto per l’1,4% del totale. Non avevo percezione… sapevo era una ditta del territorio e noi lavoravamo con le ditte del territorio proprio per scelta”.

Ora aumentare l’attenzione negli uffici? “Assolutamente, cambia tutto da adesso in avanti. Non lascio, non faccio un centimetro indietro: una sola persona, se ha sbagliato, non può inquinare un intero Comune che ha fatto il suo mestiere”. Certo, negli ultimi anni qualcosa può essere sfuggito: “Le attenzioni erano su moltissimi fronti… In un Comune da 16.000 abitanti non è stato semplice fare 20 milioni di euro di appalti in un anno e farli tutti al meglio, possono esserci stati errori ma non potevo immaginare che un imprenditore locale fosse infiltrato così: non avevo segnali- si congeda il sindaco- tali da credere che una persona si fosse venduta l’anima così”.

 

di Luca Donigaglia

25 febbraio 2015

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