Cucchi, i depistaggi continuano. Il legale: “Fatti di una gravità inaudita”

Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, denuncia: "testimoni vengono avvicinati e annotazioni di servizio falsificate"
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ROMA – “Quello che sta emergendo, ed ha per oggetto fatti che si verificano fuori da questo processo, e’ inquietante: testimoni che vengono avvicinati, depistaggi che si stanno protraendo nel tempo”. Così Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, in apertura dell’udienza del processo bis sulla morte del giovane geometra romano nel 2009.

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“L’istruttoria- prosegue Anselmo- ha già accertato la falsità di numerose annotazioni di servizio utilizzate nello scorso processo e che queste attività di depistaggio sono proseguite nel tempo e durante l’acquisizione degli atti di indagine che hanno portato a questo procedimento. Il fatto che questi accadimenti continuino durante questa istruttoria dibattimentale è di una gravità inaudita”.

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“Possiamo anche voltarci dall’altra parte e dire che saranno oggetto di altri procedimenti- ha concluso- ma esprimo tutto il mio rammarico rispetto alla reiterazione di questi episodi in queste forme illecite e inaccettabili in uno stato di diritto”.

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CUCCHI. CC: DOPO MORTE RIUNIONE CON TOMASONE, SI RIFERÌ ANCHE A VICENDA MARRAZZO

Una grande riunione indetta dall’allora comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, Vittorio Tomasone, una ventina di giorni dopo la morte di Stefano Cucchi, nella quale l’alto vertice dell’Arma parlò anche della vicenda che vide coinvolto l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, per un’estorsione di cui fu vittima pochi mesi prima e per la quale di recente sono stati condannati 4 carabinieri.

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La circostanza è stata raccontata dal maggiore Emilio Bucceri, comandante della stazione Appia all’epoca dell’arresto di Stefano Cucchi, ma non in servizio in quel periodo perché impegnato “in un corso di riqualificazione professionale”, durante la testimonianza resa nell’ambito del processo bis per la morte di Stefano Cucchi davanti alla I Corte d’assise del Tribunale di Roma che vede imputati 5 carabinieri.

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“L’unica riunione alla quale ho partecipato fu un briefing indetto dall’allora comandante provinciale in una nostra caserma alla Cecchignola- ha detto Bucceri- C’erano il comandante provinciale Tomasone e, scendendo la scala gerarchica, i comandanti di di gruppo, quelli di compagnia e quelli delle stazioni. Da poco c’era stato anche l’accadimento Marrazzo, dove erano coinvolti dei carabinieri per una vicenda estorsiva e fu fatto riferimento dal generale Tomasone a questi due fatti e alla gestione del personale”.

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La riunione si svolse il 12 novembre 2009, una decina di giorni dopo quella nella sede del comando a via San Lorenzo in Lucina alla quale però Bucceri non prese parte (“Non fui convocato, molto dopo seppi di quella riunione”). Sul perché Tomasone avesse voluto accostare gli eventi che videro coinvolti Marrazzo e Cucchi, Bucceri ha spiegato: “C’era stata risonanza mediatica e per questo erano interessati”.

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Nel corso del suo esame, il maggiore ha ricordato alcune parole che gli disse il maresciallo Roberto Mandolini, suo vice, poco dopo la morte di Stefano Cucchi: “C’era una frase di Mandolini riferita alla Polizia penitenziaria, mi disse ‘glielo l’abbiamo consegnato che era sano…Ci vogliono tirare dentro per la giacchetta’”.

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25 Gennaio 2019
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