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La scure di Trump: stop ai rifugiati, al via il muro con il Messico


ROMA – Ci sono anche blocchi e restrizioni nella concessione di visti ai cittadini di Paesi africani e mediorientali dilaniati dalla guerra civile, come Siria, Iraq, Libia, Somalia e Yemen, tra le misure che dovrebbero essere adottate in settimana dal neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dei provvedimenti hanno riferito dirigenti dell’amministrazione, citati oggi da agenzie e fonti di stampa concordanti.

Le restrizioni saranno al centro di ordinanze e decreti motivati da Trump con le esigenze della “sicurezza nazionale”. Una categoria, questa, nella quale il presidente fa rientrare anche il muro anti-immigrati da costruire al confine con il Messico. La barriera dovrebbe essere al centro di un’ordinanza presidenziale già oggi, “un grande giorno” stando agli annunci via Twitter di Trump. Fedele a se stesso nel voler rimettere “l’America al primo posto” a dispetto di situazioni di conflitto tra le più gravi al mondo: i siriani costretti a lasciare le proprie case o il proprio Paese sono più di 11 milioni; circa due milioni e 200 mila, invece, gli sfollati yemeniti.

di Vincenzo Giardina


NON SONO ESECUTIVE ORDINANZE SU OLEODOTTI

Intanto, arriva un chiarimento: la distruzione delle terre dei nativi americani a causa della costruzione di due oleodotti potrebbe non essere né imminente né definitiva. Il documento firmato ieri dal Presidente Donald Trump nello Studio ovale non è un ordine esecutivo come numerosi media riferiscono, bensì un Memorandum presidenziale. Tali atti quindi non hanno effetto immediato bensì devono comunque seguire tutto il normale iter di approvazione di una legge prima di diventare effettivi. A spiegarlo attraverso il proprio profilo Facebook è Carolyn Raffensperger, avvocatessa esperta in diritto ambientale e direttore esecutivo di una delle principali ong per la salute e la difesa dell’ecosistema degli Stati Uniti, la Science and environmental health network (Sehn).

L’esperta spiega che il testo siglato dal magnate newyorkese è in realtà un documento per le Forze armate, a cui Trump chiede di compiere questi passi: rivedere e quindi dare il proprio via libera alla costruzione dell’oleodotto, ed eventualmente considerare di non varare un provvedimento a sé – l’Environmental impact statement, Eis – in linea con il Diritto americano sull’Ambiente. Quest’ultimo passaggio è richiesto specificamente dalla legge qualora l’intervento proposto dalle autorità “influenzi significativamente la qualità dell’ambiente” in cui vivono le persone.

Come conferma anche ‘Usa Today’, il Memorandum presidenziale non ha lo stesso valore dell’ordinanza esecutiva e non richiede approvazione immediata. La questione – come sottolinea Raffensperger – è un’altra: quanto tempo il National Army impiegherà per eseguire tali richieste, e se le ‘corti tribali’ – i tribunali per la difesa delle minoranze di nativi – saranno in grado di bloccare tali azioni attraverso un’ordinanza restrittiva temporanea. Le fonti di stampa americana spiegano infine che Trump ieri ha firmato dei memoranda specifici per i due oleodotti – il Dakota Access e il Keystone Xl – e un terzo per la gestione di questo tipo di strutture in generale.

di Alessandra Fabbretti

25 gennaio 2017

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