Chirurgia e funzionalità della mano; ossa e sport nei bambini; rischio patologie all’anca per bimbi obesi

1) Pagnotta (Israelitico): Torna la funzionalità con la chirurgia della mano

Essere affetti da una patologia, oppure infortunarsi a una mano, vuol dire mettere spesso in grave pericolo la propria autonomia e la capacita’ lavorativa. Sono molte le strade per risolvere il problema e restituire il più possibile la funzionalità al paziente di un arto tanto importante nella vita quotidiana. Per capire meglio le novità in questo campo, ma anche i problemi riscontrati piu’ comunemente, l’agenzia di stampa Dire ha intervistato la dottoressa Alessia Pagnotta, responsabile dell’Unita’ Operativa Semplice Chirurgia della Mano presso l’ospedale Israelitico a Roma.

2) Ossa più forti per ragazzi che fanno sport da bambini

I ragazzi che hanno praticato sport sin da bambini hanno ossa più forti rispetto ai coetanei che durante la tenera età sono stati meno attivi. L’indicazione emerge da uno studio australiano pubblicato dal ‘Journal of Bone and Mineral Research’. “Il nostro studio fornisce un forte razionale per l’incoraggiamento precoce e persistente dello sport tra bambini e adolescenti per la prevenzione dell’osteoporosi e delle fratture legate all’età”. Lo ha affermato l’autrice principale, Joanne McVeigh. “Le ossa rispondono ai carichi posti su di esse – spiega l’esperta – Esistono prove convincenti che lo scheletro in crescita abbia una migliore capacità di rispondere agli stress meccanici, ovvero ai carichi, di quanto non faccia lo scheletro adulto. Pertanto, fare sport in questi periodi critici di sviluppo consente di avere una maggiore massa ossea nella vita”.

I ricercatori hanno rilevato che l’attività sportiva ha giocato un ruolo significativo nella densità ossea a 20 anni sia per le donne che per gli uomini.

3) Giornata mondiale osteoporosi. In Italia sono state 560mila le fratture nel 2017

Solo lo scorso anno si sono verificate 560mila nuove fratture ossee da fragilità, per una spesa complessiva di 9,4 miliardi che entro il 2030 si stima arriverà a 11,9 miliardi. Il report, a cura della Fondazione italiana sulla ricerca delle malattie dell’osso e dell’International Osteoporosis Foundation, dal titolo “Ossa spezzate, vite spezzate” è stato elaborato in occasione della giornata mondiale dell’osteoporosi che si celebra ogni anno il 20 ottobre in tutto il mondo. “Nei prossimi decenni, con l’arrivo dei baby boomers all’età critica per le fratture da fragilità che accompagnano l’osteoporosi– ha detto Maria Luisa Brandi, presidente Firmo- i numeri in Italia avranno una progressione purtroppo attesa e non possiamo non parlarne alla gente”. Il rapporto sottolinea che, anche se le fratture da fragilità colpiscono maggiormente le persone in età avanzata, il 20% avviene in età di prepensionamento. Nel 2017 in Italia sono stati 717.316 i giorni di malattia richiesti dalle persone in età di prepensionamento colpite da fratture da fragilità. Modelli di trattamento coordinati possono essere considerati una soluzione universale per migliorare la diagnosi, il trattamento e il follow-up dei pazienti.

4) I deficit motori compensati dai neuroni ‘specchio’

È italiano lo studio che evidenzia l’importante ruolo dei neuroni ‘specchio’ nel ripristino di deficit motori. Si tratta di una classe di neuroni che si attivano quando un soggetto compie un’azione, oppure quando un osservatore vede un’azione compiuta da altri. La ricerca, condotta

dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, l’Università di Genova e con l’Université de Bourgogne di Digione, è stata pubblicata su Cerebral Cortex. L’obiettivo è dimostrare come l’attivazione di queste cellule, durante l’osservazione di un movimento, agisce sulla corteccia motoria ripristinando la funzionalità di aree inattive, come se il movimento fosse stato realmente compiuto. I ricercatori hanno verificato la possibilità di compensare, attraverso l’osservazione di azioni quotidiane, il ridotto funzionamento della corteccia motoria indotto da 10 ore di non-utilizzo (immobilizzazione) del braccio in soggetti sani. “Un risultato molto importante perché potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica in grado di prevenire o contrastare le conseguenze negative sul cervello indotte da un lungo periodo di inattività motoria, come spesso accade per gli anziani o a seguito di lesioni cerebrali”, ha spiegato Michela Bassolino, prima autrice dello studio e ricercatrice nell’istituto italiano.

5) I bambini obesi rischiano di sviluppare patologie all’anca

I bambini obesi hanno maggiori probabilità di sviluppare una grave patologia dell’anca, denominata epifisi femorale capitale scivolata (Scfe), rispetto ai loro coetanei normopeso. Lo studio dell’equipe dell’Università di Liverpool, pubblicato su Pediatrics, ha fornito le prove del legame tra le due condizioni patologiche. Gli esperti hanno esaminato i dati relativi al peso di oltre 597.000 bambini tra i 5 e i 6 anni, che hanno effettuato un ulteriore rilevamento del peso per quasi 39.500 di questi ragazzi tra gli 11 e i 12 anni. La durata media del follow-up si è attestata a 7 anni e 1 mese. Durante questo periodo, 209 bambini hanno ricevuto diagnosi di Scfe. Rispetto ai bambini che avevano un peso nella norma all’inizio dello studio, quelli gravemente obesi presentavano quasi sei volte più probabilità di sviluppare l’Scfe.

24 ottobre 2018
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