Rosatellum, messa fiducia su 5 articoli. Montano proteste, M5s occupa banchi Governo

De Petris sullo scranno di Grasso

ROMA – Su richiesta del ministro per i Rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro, il governo ha posto la questione di fiducia sul Rosatellum bis agli articoli 1, 2, 3, 4 e 6 del disegno di legge di modifica alla legge elettorale.

La sinistra in piazza contro il Rosatellum

Mentre l’aula del Senato discute la legge elettorale, in corsia Agonale (piazza Navona) le bandiere di Sinistra italiana, della Fgci, di Rifondazione e del Pci sventolano in segno di protesta contro la riforma. Tra i politici presenti il leader di Possibile Pippo Civati; il segretario di Si Nicola Fratoianni; la capogruppo del partito a Palazzo Madama Loredana De Petris; il senatore di Mdp Federico Fornaro. E poi Miguel Gotor, Francesco Laforgia, Nichi Vendola, Alfredo D’Attorre.

M5S occupa i banchi del Governo

“I Cinque stelle occupano i banchi del Governo”. Lo scrive su twitter il senatore del Pd Stefano Lepri. Che commenta: “Sapendo che non ce la faranno, provano almeno l’ebrezza. Bambini”.

“Si sono superati. Hanno messo la fiducia senza nemmeno fare la discussione generale. Hanno fatto una delle piu’ grosse porcate che non finiscono mai”. Lo dice la senatrice m5s Paola Taverna, in un passaggio della diretta video su facebook dall’aula di Palazzo Madama. Adesso, aggiunge “De Petris ha occupato seggio del presidente del senato, e ha fatto bene. Stiamo aspettando che finisca la capigruppo pe’ comincia quest’altra pagliacciata: 5 voti di fiducia”. “Mo, prima che me stoppano, me stoppo da sola. E vabbe’, questo e’…Ci vediamo domani in piazza con una benda. Oggi abbiamo fatto momento di attenzione con la benda sugli occhi al senato. Quello che vogliono e’ che noi siamo dei ciechi che andamo a votalli a tastoni, tanto do metti metti una x sempre a loro je va il voto, tranne che nun la metti sui 5 stelle”, conclude.

24 Ott 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»