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Ue-Africa, Manservisi (Commissione Europea): “Investiamo nel futuro”

ROMA – Potenziare gli investimenti in Africa per gestire le migrazioni favorendo allo stesso tempo benessere sociale e stato di diritto. Questo l’obiettivo dell’External Investment Plan (Eip), un piano adottato dall’Unione europea il 28 settembre, che prevede stanziamenti iniziali per 4,2 miliardi di euro. A fornire i numeri e suggerire prospettive è Stefano Manservisi, direttore generale per la Cooperazione e lo sviluppo internazionale presso la Commissione Europea (Devco), intervistato dalla DIRE a Roma in occasione del Festival della diplomazia.

L’Africa, sottolinea Manservisi, non è solo guerra, fame e instabilità. Le economie del continente si stanno al contrario diversificando velocemente, allontanandosi da un modello fondato sulla vendita di materie prime e l’importazione dei prodotti finiti.

I dati recenti – sottolinea il direttore – confermano che sia l’industria che il settore dei servizi sono cresciuti, passando rispettivamente “dal 17 al 23 per cento, e dal 44 al 47 per cento”. Parallelamente si espandono anche “i consumi e la domanda interna, nonché gli investimenti nelle infrastrutture da parte della maggior parte dei governi”. Più in generale migliora l’ambiente economico per investitori e imprenditori stranieri: al momento i Paesi più interessanti sarebbero Rwanda, Kenya, Ghana, Mauritius, Senegal, Botswana e Costa D’Avorio.


Questi mutamenti sono stati recepiti anche dai governi europei che stanno trasformando gli aiuti classici allo sviluppo in sostegno agli investimenti pubblici, caratterizzati dal cosiddetto ‘blending’, la combinazione di fondi pubblici e privati: aziende ma anche banche di sviluppo (come la Banca europea o la Banca mondiale). “Negli ultimi anni – sottolinea Manservisi – abbiamo osservato che ogni euro investito attraverso questi meccanismi produce una redditività pari a 15 o 16 euro in settori anche diversi, ma che possono essere coinvolti di riflesso, pensiamo a quello del digitale”.

Anche l’Eip prevede attività di blending. “Soprattutto – prosegue Manservisi – viene posto a garanzia degli investimenti privati rischiosi il bilancio dell’Unione europea di 1,5 miliardi, quelli insomma che le comuni agenzie assicurative nazionali mai coprirebbero”. In questo modo “si attirano investimenti laddove è più necessario mettere in moto un progressivo miglioramento delle condizioni di vita: dalla certezza del diritto alla stabilizzazione della politica fiscale e così via”.

In questo scenario va inquadrato il senso del summit Europa-Africa ad Abidjan, in programma il 29 e 30 novembre: “Un momento di verifica e rifondazione nelle nostre relazioni”, spiega Manservisi. “Le migrazioni, o il dibattito su tale fenomeno, hanno fatto sì che l’Europa abbia riscoperto il continente africano creando consapevolezza del nostro vicinato, e del fatto di vivere insieme in una delle parti più difficili del mondo. Dobbiamo quindi ricostruire un partenariato che sia fondato non solo sul rispetto ma anche sulla responsabilità reciproca e sull’importanza di creare prospettive future per i giovani africani che sono la grande maggioranza”. Per questo, continua Manservisi, “abbiamo messo in piedi questo piano di investimenti da decidere insieme all’Africa, che crei opportunità di lavoro, crescita sostenibile, una risposta al cambiamento climatico e sviluppo delle fonti di energia rinnovabili. In altri termini tutto quello che può costituire un ponte, un legame tra i nostri continenti. Siamo uniti dallo stesso destino, geografia e opportunità. Ad Abidjan cercheremo di trasformare tutto questo in un piano di azione comune, in cui Africa e Europa siano soggetti globali nel mondo”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

24 ottobre 2017
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