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Iscr svela i segreti del restauro, cantieri aperti a Santa Marta

ROMA – Seguire tutte le fasi di salvataggio di un’opera d’arte consumata dal tempo, scoprire come si interviene sulle parti mancanti di un antico affresco, osservare da vicino il lavoro minuzioso di ricomposizione dei frammenti. Il restauro svela i suoi segreti e apre le porte ad appassionati, curiosi e studenti, che da oggi potranno entrare nel laboratorio allestito nella Chiesa di Santa Marta dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. A partire dalle decorazioni murali tardo cinquecentesche della chiesa al Collegio romano, passando per il Narciso dipinto da Domenichino e custodito a Palazzo Farnese, fino ai settemila frammenti provenienti dalle Terme degli stucchi ritrovate a Tor Vergata, per la prima volta il pubblico potra’ entrare in un atelier di Restauro aperto, questo il nome dell’iniziativa, e assistere al lavoro meticoloso degli esperti Iscr.

Dario Franceschini: “Sarà un luogo simbolo dell’eccellenza italiana”

“Diventera’ un luogo simbolo dell‘eccellenza italiana nel cuore di Roma dove il pubblico potrà seguire dal vivo i restauri delle opere d’arte”, ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che ha inaugurato Restauro aperto insieme al direttore dell’Iscr, Gisella Capponi. Sistemata e adesso finalmente riaperta dopo un periodo di chiusura, con l’arrivo di Restauro aperto, Santa Marta al Collegio Romano vede anche il ritorno de ‘La predica del Battista’ di Francesco Cozza, l’unica opera appartenente allo Stato fra le tre tele superstiti dell’apparato originario della chiesa, firmata e datata 1675, fino a oggi conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini. Insieme alle altre tele, riprodotte in dimensioni reali e sistemate nei loro spazi originali, l’opera accoglierà studenti, viaggiatori e cittadini che vorranno scoprire le tecniche di conservazione delle opere d’arte.

Capponi: “Visite aperte al pubblico per mostrare il lavoro quotidiano dei restauratori”

“Non si vedranno soltanto momenti spettacolari del restauro- ha detto Capponi- ma un lavoro quotidiano fatto anche di riflessione. Attraverso le visite del pubblico speriamo di far conquistare una maggiore consapevolezza del problema della conservazione dei beni”.


TRE CANTIERI DEDICATI AI DIPINTI MURALI

Si parte con tre cantieri tutti dedicati ai dipinti murali, ma tutti diversi tra loro per provenienza, tecnica e condizioni conservative. Entrando a Santa Marta, a sinistra i visitatori troveranno un box trasparente dietro a cui gli esperti Iscr lavorano sul ‘Narciso’, un prezioso dipinto murale del Domenichino, realizzato dall’artista nei primissimi anni del Seicento nella loggia del Casino della morte, attiguo a Palazzo Farnese, e staccato dalla sua sede originale nel primo decennio dell’Ottocento.

“Da allora è stato trattato come dipinto da cavalletto ed è attualmente ospite di Palazzo Farnese- ha raccontato Barbara Provinciali, direttore tecnico del restauro- ed è qui per volontà dell’ambasciatore”. L’intervento è già iniziato nei laboratori del San Michele con una serie di saggi conoscitivi propedeutici. “A Santa Marta i visitatori potranno osservare l’esecuzione della pulitura che restituirà il colore originale al dipinto. L’obiettivo è ridare all’opera la sua cromia originaria– ha detto ancora l’esperta- oltre al consolidamento del supporto, la rimozione di vecchie stuccature e la reintegrazione delle lacune eseguita con la tecnica a tratteggio”. Il tutto durerà circa tre mesi, poi l’opera lascerà Santa Marta per tornare a Palazzo Farnese.

Dall’altra parte della navata, un video tratto dal capitolato di restauro dei dipinti murali, prodotto dall’Iscr con la società Spazio visivo, illustra al pubblico le operazioni di restauro sui dipinti murali, mentre oltre l’altare maggiore si apre una distesa di frammenti provenienti dalla Villa delle Terme degli stucchi dipinti, rinvenuta a Tor Vergata. Qui, tra cassette e scaffali pieni di piccole parti stuccate, le restauratrici dell’Iscr insieme alle ex allieve della Scuola di alta formazione dell’Istituto lavorano alla ricomposizione delle magnifiche decorazioni risalenti al I secolo dopo Cristo.

“Si tratta delle decorazioni di due stanze della Villa, il Calidarium e il Tepidarium“, ha spiegato Maria Carolina Gaetano, responsabile tecnico del restauro. Settemila frammenti in tutto, da un minimo di 2 centimetri a un massimo di 30 raccolti in 73 cassette, rimessi insieme con un lavoro meticoloso che mira a rimontare su pannelli artificiali i nuclei maggiori della decorazione pittorica.

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Il laboratorio sarà visibile anche salendo su una rampa che permetterà, contemporaneamente, di vedere lo spazio di lavoro dall’alto e di osservare un altro gruppo di professionisti impegnato a intervenire sugli affreschi che decorano la parete di fondo della sala, dove tre lunette raccontano la storia della Vergine. I dipinti sono tutti risalenti al periodo tardo cinquecentesco, tranne la Madonna che spicca al centro, risalente al Trecento.

“Attraverso questo restauro la prima cosa da capire sarà questa differenza cronologica, se si tratta di strati sovrapposti, se sia precedente o immessa nel momento in cui sono stati eseguiti questi affreschi”, ha specificato Angela Rorro, storico dell’arte Iscr che ha curato l’allestimento dei laboratori a Santa Marta. Le grandi lacune dell’affresco verranno reintegrate dai restauratori dell’Iscr che spiegheranno ai visitatori la tematica del trattamento delle lacune su un affresco.

Le visite ai restauri di Santa Marta saranno gratuite e si svolgeranno con prenotazione dal martedì al venerdì (eccetto festivi infrasettimanali) dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 16 a partire dal 25 ottobre. La durata della visita sarà di un’ora per gruppi di massimo 25 persone. La prima domenica di ogni mese, poi, la chiesa di Santa Marta sarà aperta al pubblico con prenotazione dalle 10 alle 16.

24 ottobre 2017

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