Alla Balduina l'ex clinica San Giorgio è una bomba all'amianto vicina a due scuole - DIRE.it

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Alla Balduina l’ex clinica San Giorgio è una bomba all’amianto vicina a due scuole

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ROMA – C’e’ una bomba di amianto alla Balduina, a pochi metri da due istituti che ospitano un nido, due scuole dell’infanzia e una elementare. Si tratta dell’ex clinica San Giorgio, il cui spettrale e fatiscente edificio, ricoperto di murales e soffocato dai rifiuti, con tanto di tetto in eternit, si trova alla fine di viale Tito Livio con affaccio su viale delle Medaglie d’oro.


La storia di questo rudere urbano non è nuova, essendo già balzata all’onore delle cronache diverse volte in passato a causa di alcune occupazioni lampo e per essere stata per lungo tempo ricovero di senza fissa dimora, ma la presenza dell’amianto sta diventando un problema molto serio e particolarmente sentito dagli abitanti della zona. Perché a quanto raccontano i residenti le lastre di eternit presenti nell’area iniziano a deteriorarsi.

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Come è stato possibile trasformare un polo sanitario di eccellenza in un catorcio edilizio a poche centinaia di metri dalle mura Vaticane? La clinica San Giorgio viene costretta alla chiusura a causa del fallimento della società Selene srl, che ne deteneva la proprietà, nel 2007.

La proprietà chiede pochi anni dopo un cambio di destinazione d’uso, per trasformare lo stabile da servizio sanitario residenziale, ma la procedura si blocca. Passano pochi anni e l’ex struttura sanitaria si trasforma in un rudere sventrato. L’edificio si ammalora sempre più tanto che, ai tempi dell’amministrazione Alemanno, il Comune convoca nel 2013 i privati per intimare la messa in sicurezza dello stabile, la muratura delle finestre e delle porte, per evitare l’ingresso di sconosciuti, e soprattutto la rimozione dell’amianto. La proprietà si impegna, ma restano promesse al vento.

Oggi l’edificio si presenta devastato, senza più finestre, con il cortile invaso dalla spazzatura e con un piccolo gruppo di occupanti abusivi.

Entrare nell’ex clinica San Giorgio, che si trova a non più di dieci metri dal centro educativo Maria Montessori – dove ci sono un asilo nido, una scuola dell’infanzia e una elementare – e a 50 metri dall’istituto delle suore Immacolate, non è difficile: basta spingere delicatamente un cancelletto arrugginito tenuto in piedi da una catena luccicante legata, probabilmente messa lì in tempi recenti dagli occupanti stranieri.

ex_clinica_san_giorgioL’agenzia Dire ha effettuato un sopralluogo questa mattina. Appena entrati nel giardino esterno dell’edificio si è assaliti da un odore nauseante. La risposta è nascosta, ma nemmeno tanto, appena dentro la prima finestra divelta del piano terra, dove si trova una stanza letteralmente ricoperta di escrementi utilizzata come bagno dagli attuali ‘inquilini’ del palazzo. A terra è pieno di materassi e rifiuti di ogni tipo. Dalle finestre penzolano dei pannelli di truciolato usati dai proprietari, invece che mattoni come prescritto dal Comune, per tentare di impedire l’ingresso. Cosa evidentemente non riuscita.

I cornicioni sono pericolanti ed i tubi appesi alle facciate sono pericolosamente sbilenchi. Anche le altre stanze del piano terra sembrano essere appena uscite non più indenni da una scossa di terremoto. Ci sono divani e poltrone lacere sottosopra, wc divelti, centinaia di bottiglie di plastica e vetro, resti di cibo, ed un inquietante numero di giocattoli, tra cui una macabra bambola stesa per terra accanto ad una scarpa abbandonata, ad una damigiana di vetro ed ad un lurido materassino di gommapiuma.

Le sorprese non sono finite. Appena entrati sentiamo l’eco di una voce straniera. Nascosta dietro ad un muro scoviamo una donna, probabilmente dell’Est Europa, che ci intima di uscire da “casa sua” pregandoci di non fotografarla. Gli spieghiamo che la situazione è esplosiva, che l’edificio è pieno di amianto e che le condizioni di vita sono oltre al confine della decenza. Ma la donna non vuole intrusi, spiega ripetutamente “di avere l’autorizzazione dei proprietari, che sanno che siamo qui” e minaccia addirittura di chiamare la Polizia, come se fosse normale la sua situazione abitativa. Poi si attacca al telefonino e chiama rinforzi.

Dopo pochi minuti ecco arrivare una seconda persona, questa volta un giovane visibilmente alterato per la nostra presenza in quella che anche lui chiama “la sua casa”. Così usciamo per evitare altri problemi. Ma i due occupanti dello stabile non sono gli unici residenti.

Secondo alcuni residenti raggiunti ci sono almeno quattro nuclei familiari nel palazzo bianco di cinque piani.

“Entrano ed escono a tutte le ore e non sappiamo cosa fanno” spiega un’abitante del quartiere che abita molto vicino all’ex clinica. “Purtroppo è molto facile entrare- aggiunge- una sera ho anche visto alcuni ragazzini introdursi nel palazzo per salire sul tetto e farsi dei selfie estremi in bilico sul cornicione”.

La caccia all’amianto, entrando dal piano terra, si risolve senza esito. Ma basta poco per scovarlo: da un balcone e dal giardino di un palazzo vicino all’ex clinica il grande tetto in eternit che ricopre un corpo basso dell’edificio è molto chiaro. Analizzando da vicino quelle che da lontano sembrano lunghe ed ondulate tegole grigie si notano chiaramente grossi pannelli di eternit non in perfette condizioni, alcuni dei quali scrostati. Non è chiaro il loro livello di deterioramento ma di sicuro sembrano piuttosto usurate dal tempo. E si sa che l’amianto diventa pericoloso quando si sfalda.

A pochi metri decine di famiglie, ogni mattina, portano i loro bambini a scuola. A fianco si trovano le stanze di un hotel. Pochi metri più in basso si trovano una libreria, un forno, un tabaccaio ed un frequentatissimo bar. La situazione, dunque, è estremamente preoccupante. Ora i residenti del quartiere stanno pensando a costituirsi in comitato per fare pressioni sulle Istituzioni. Il primo passo sarà scrivere una lettera al sindaco di Roma, Virginia Raggi, per chiedere un atto formale che obblighi i proprietari ad effettuare l’attesa bonifica dell’amianto. Con l’obiettivo di risolvere definitivamente questa situazione indecente dopo oltre dieci anni di promesse non mantenute.

di Emiliano Pretto, giornalista professionista

24 ottobre 2017
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