Rosetta, 2 anni fa la fine della missione

Il giorno X è arrivato. Dopo 12 anni, 6 mesi e 28 giorni dal lancio, quando in Italia erano le 12. 40 del 30 settembre 2016, 67P/Churyumov-Gerasimenko ha accolto Rosetta sulla sua superficie. Due anni fa iniziava così il nostro approfondimento sulla fine della missione Rosetta. Era l’epilogo di una straordinaria avventura nel cosmo.

Rosetta è stata la principale missione Cornerstone del programma ESA Horizon 2000 per l’esplorazione dei corpi minori del Sistema Solare. Il suo obiettivo è stato studiare l’origine delle comete e le relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare, per meglio comprendere l’origine del sistema solare. Dopo il lancio, avvenuto il 2 marzo 2004 dalla base spaziale europea di Kourou (Guiana Francese), Rosetta ha effettuato tre flyby della Terra (2005, 2007, 2009) e uno di Marte (2007). Ma ha anche messo a segno due sorvoli ravvicinati di asteroidi: Steins nel 2008 e Lutetia nel 2010.

Subito dopo la sonda è entrata in stato di ibernazione: per la parte del viaggio più lontana dal Sole, infatti, i suoi pannelli non potevano garantire sufficiente energia agli strumenti e apparati di bordo. Il profondo letargo di Rosetta è durato 31 mesi; si è poi svegliata automaticamente, comandata da un suo orologio interno e senza segnali provenienti dalla Terra, il 20 gennaio 2014. Dopo il risveglio, Rosetta ha continuato l’avventura con un’altra tappa fondamentale: il rendez-vous del 6 agosto 2014 con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, che ha scortato lungo il tragitto del suo avvicinamento al Sole e sulla quale, il 12 novembre successivo, ha fatto atterrare il lander Philae.

Il termine nominale della missione era inizialmente programmato per dicembre 2015, ma lo Science Programme Commitee (SPC) dell’ESA ha approvato il prolungamento fino a settembre 2016: fino a quando gli strumenti della sonda non sono stati più sufficientemente alimentati dall’energia del Sole.
La missione è ufficialmente terminata, alle 12.40 (ora italiana) del 30 settembre 2016, quando dopo oltre 12 anni di vita operativa Rosetta si è fermata sulla superficie della cometa.

È stato un progetto senza precedenti, concepito a metà degli anni ’80, che probabilmente non finirà mai di meravigliare e di essere oggetto di studio da parte di scienziati e ricercatori.

I NUMERI DELLA MISSIONE

Dal lancio al termine della missione Rosetta ha compiuto quasi 8 miliardi di chilometri nello spazio durante i quali ha realizzato:21.000 osservazioni scientifiche; più di 16.650 fotografie, ha raccolto oltre 218 gigabite di dati; ha sorvolato due asteroidi, Marte e infine la cometa 67P. Ricordiamo inoltre che per la prima volta è stata fatta scendere una navicella su una cometa: 2.438 “contatti” con il centro di controllo dell’Esa, che ha comunicato con la sonda per quasi 15.000 ore. Le scoperte e le conferme di precedenti ricerche realizzate da Rosetta e Philae sono state innumerevoli. Tra queste: una dura crosta composta da materiale organico; 67P che è la fusione di comete più piccole; la presenza di una grande quantità di molecole organiche tra le quali la glicina (un aminoacido); molecole di ossigeno nella sua chioma e una stratificazione di materiale ancora senza spiegazione e la natura porosa della cometa.

Secondo uno studio condotto dall’Imperial College di Londra, l’ossigeno molecolare rilevato intorno a 67P Churyumov-Gerasimenko potrebbe provenire dall’interno della cometa e non dalla sua superficie. Gli strumenti a bordo di Rosetta hanno analizzato i componenti della sua chioma rilevando che oltre a percentuali di acqua, monossido di carbonio e anidride carbonica sono presenti tracce di ossigeno molecolare, che era stato già individuato in altri corpi del Sistema Solare, come in alcune lune ghiacciate di Giove, ma mai intorno a una cometa.

Il team scientifico di Rosetta aveva inizialmente ritenuto che l’ossigeno potesse provenire dal nucleo della cometa e che fosse stato già presente durante la formazione di 67P, circa 4,6 miliardi di anni fa. I ricercatori dell’Imperial College hanno inizialmente evidenziato la presenza di una fonte diversa di ossigeno molecolare, innescata da ioni energetici ovvero molecole cariche elettricamente, una teoria che in seguito non ha trovato una base concreta. Gli scienziati sono concordi nell’affermare che la teoria iniziale sull’ossigeno di origine primordiale è quindi con molta probabilità la più concreta, poiché combacia con le analisi più recenti. Per gli scienziati, queste scoperte sono state la chiave per comprendere l’attività cometaria. Rispetto a missioni precedenti, i ricercatori di Rosetta hanno avuto la possibilità di analizzare campioni di polvere di varie dimensioni, raccolti nel corso di due anni, da agosto 2014 a settembre 2016.

Inoltre i dati raccolti dalla sonda Rosetta durante la sua memorabile missione hanno contribuito alla creazione di un nuovo modello che aiuterà gli scienziati a conoscere meglio la storia di questo straordinario oggetto celeste. Il team di Miard, (Multi-instrument Analysis of Rosetta Data) diretto da Nicolas Thomas dell’Università di Berna, ha combinato i dati raccolti da diversi strumenti di Rosetta con l’obiettivo di ottenere maggiori dettagli sull’origine del Sistema Solare e dei sistemi planetari in generale. I risultati del progetto Miard includono un modello digitale ad alta risoluzione della cometa che è stato utilizzato per supportare ulteriori studi da parte di scienziati di tutto il mondo. Il team, inoltre, ha prodotto un modello numerico in grado di spiegare la perdita di massa della cometa causata dall’influenza del Sole. Questo modello può essere utilizzato per migliorare la previsione dei movimenti della polvere cometaria, che può complicare il lavoro di sonde e satelliti.

La cometa 67P l’abbiamo ascoltata, con una registrazione da un minuto e ventisette secondi di suoni prodotti misteriosamente a milioni di chilometri dal nostro pianeta, ma soprattutto ammirata in numerose immagini. L’ultima immagine scattata da Rosetta prima del touchdown è stata fatta ad appena 20 metri dalla superficie.

Le immagini sono state consegnate dal team della fotocamera Osiris all’Esa a maggio e sono disponibili con una licenza Creative Commons in un archivio di oltre 100mila fotografie ottenute lungo tutti i 12 anni di missione.

Mark McCaughrean, consigliere scientifico senior dell’ESA ha dichiarato: “Oltre ad essere un trionfo scientifico e tecnico, l’incredibile viaggio di Rosetta e del suo lander Philae hanno anche catturato l’immaginazione del mondo intero, coinvolgendo un nuovo pubblico ben al di là della comunità scientifica. È stato emozionante avere tutti a bordo per questo viaggio”

Il messaggio della missione Rosetta è stato chiaro: insieme, si vince. Una missione nata in seno all’Europa e dall’Europa sviluppata nel corso di tre diversi decenni, a cavallo del secondo millennio.

24 settembre 2018
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