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Charlie Gard, i genitori si arrendono: “Non c’è più tempo”. Ritirata richiesta di portarlo in Usa

ROMA – Il verdetto dell’Alta Corte era previsto per domani, ma loro si sono arresi. Hanno deciso di abbandonare la loro battaglia Chris Gard e Connie Yates, i genitori del piccolo Charlie, il bimbo inglese di 10 mesi affetto da una grave malattia genetica degenerativa  (la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale) per cui i Tribunali della Gran Bretagna – e in ultimo anche la Corte europea dei diritti dell’uomo– avevano ordinato di porre fine alle cure e staccare le macchine giudicando la sua malattia incurabile e troppo dolorosa.

E’ di poco fa la notizia che i genitori hanno abbandonato la richiesta di trasferire il piccolo negli Usa per tentare di curarlo con una terapia sperimentale non disponibile in Gran Bretagna: “E’ troppo tardi– hanno detto-. Il danno è stato fatto“, ha detto uno degli avvocati della coppia, Grant Armstrong. Ormai i danni muscolari nel bambino sarebbero “irreversibili” e anche la cura sperimentale americana “non può più avere successo“. La prima richiesta di portarlo in America avanzata dai genitori risaliva a gennaio, momento in cui ha preso il via la battaglia legale che li ha portati davanti a tre gradi di giudizio in Gran Bretagna e poi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

IL CASO ERA DIVENTATO INTERNAZIONALE, IN CAMPO ANCHE DONALD TRUMP

Nelle ultime tre settimane il caso era diventato internazionale e, in supporto dei genitori del bambino, da sempre contrari allo spegnimento delle macchine, si era creata una sorprendente mobilitazione per tentare di salvare Charlie che aveva visto prendere posizione anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sceso in campo per ‘aiutare’, e l’ospedale romano del Bambino Gesù, che era pronto ad accogliere il piccolo e tenerlo in vita per il tempo che gli rimanesse da vivere. Tutta questa mobilitazione aveva portato i medici del Great Ormond Street, l’ospedale di Londra dove il piccolo è ricoverato da quando aveva poche settimane, a tornare dai giudici, chiedendo all’Alta Corte di esprimersi nuovamente sulla possibilità di trasferirlo in America per farlo sottoporre ad una terapia sperimentale (di dubbia efficacia). I genitori si era detti pronti a combattere questa battaglia disperata, anche a fronte di scarse chance di riuscita. Oggi però, tramite i loro legali, hanno annunciato la decisione di ritirare la richiesta di trasferimento in America presentata all’Alta Corte.

IL VERDETTO DELL’ALTA CORTE ERA ATTESO PER DOMANI

Il verdetto del giudice  Nicholas Francis (lo stesso che aveva deciso per spegnimento delle macchine), dopo l’udienza del 14 luglio scorso, era atteso per la giornata di domani. Il 17 luglio, intanto, il bambino era stato anche visitato dal medico americano che avrebbe dovuto prendersene cura, il super esperto  Michio Hirano.

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24 luglio 2017

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