Elezioni in Turchia, osservatore italiano schedato dalla polizia: “Ma l’affluenza è alta”

ROMA – “Siamo bloccati nella sede dell’Hdp (Il partito democratico dei Popoli, ndr), ora i poliziotti sono andati via, dopo averci fotografato i passaporti. Andranno da un giudice, faranno una denuncia perché, secondo loro, la nostra attività non è legale”.
Raggiunto telefonicamente dall’Agenzia Dire nella provincia a maggioranza curda di Diyarbakir, Franco, rappresentante della Cgil emiliana, che preferisce non diffondere il cognome, sta partecipando a una missione di monitoraggio delle elezioni presidenziali e parlamentari che si svolgono oggi in Turchia.

Tra un controllo di polizia e l’altro, il sindacalista fa le prime valutazioni sullo svolgimento delle procedure di voto a Egil, una cittadina a 50 km da Diyarbakir. Qui l’amministrazione, dapprima guidata da un sindaco eletto con l’Hdp, era stata commissariata dopo il tentativo di golpe del 2016.

“L’affluenza è notevole, forse di un 10% in più rispetto alle scorse elezioni. Anche i presidenti di seggio sono sorpresi, mentre i rappresentanti dei partiti democratici con cui abbiamo parlato si dicono ottimisti”, spiega Franco.

“Fino ad ora sembra che le cassette in cui vengono conservate le schede elettorali siano regolarmente sigillate, e i curdi si sentono relativamente tranquilli” racconta il sindacalista: “Tuttavia, nei giorni scorsi ci hanno informato di iniziative degli attivisti pro-Erdogan volte a scoraggiare il voto da parte dei curdi. La polizia ha anche sequestrato volantini dell’opposizione durante la campagna elettorale”.

Un altro problema riscontrato oggi, racconta il delegato Cgil, è “che alcuni capifamiglia si presentano al seggio con un pacchetto di certificati elettorali” ma questi, almeno in un caso “sono stati allontanati da un magistrato”.

Il Partito democratico dei popoli è un partito di sinistra pro-curdo guidato da Salhattin Demirtas, che si è candidato dal carcere, e da Figen Yüksekdag, anche lei detenuta.

Questa settimana due parlamentari, uno tedesco e l’altro svedese, si sono visti negare il permesso di entrare in Turchia, dove avrebbero dovuto svolgere il ruolo di osservatori.

24 giugno 2018
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