Politica

Stasi (PD Londra): “Che delusione, bello se Renzi venisse qui”

brexit_ue_gbLONDRA – “Abbiamo tirato mattina, con i compagni del circolo. E non ti nascondo che ho pianto. Una delusione troppo grande, perche’ capisci che c’e’ stato come un rifiuto, una chiusura”. Roberto Stasi, 34 anni, originario di Potenza. Segretario del circolo Pd di Londra, dove lavora in una banca di investimenti, dopo esperienze professionali a Milano e a Bruxelles. Sposato con una ragazza polacca, psicologa.

Com’e’ stata la notte della Brexit? “L’abbiamo capito all”una e mezza-due, quando sono arrivati i dati da Sunderland e Newcastle. Si pensava che ”remain” vincesse perche’ quelli sono collegi molto laburisti, nel Nord dell”Inghilterra, distretti di fabbriche, lavoratori… E invece hanno votato ”leave”. Poco dopo sono arrivati i dati da Londra. E abbiamo visto che gli scarti in alcuni seggi sicuri erano meno ampi di quelli attesi. A Londra il ”remain” non e’ andato bene come ci aspettavamo. Doveva arrivare al 70-80 per cento e invece non e’ stato cosi'”.

La conferma e’ arrivata, come spesso accade, dai mercati. “Siamo stati sulla Bbc perche’ non c’erano exit poll. E fino a ieri sera tardi sembrava vincesse ”remain”. Anche Farage e Johnson facevano dichiarazioni in questo senso. Poi- spiega Stasi- con l’arrivo dei dati reali, il pronostico si e’ capovolto. All’apertura dei mercati asiatici sono andato a controllare la sterlina: era in caduta. La prova che le cose erano andate male”.

A Nottingham, racconta Stasi all’agenzia Dire, “doveva vincere remain, e invece ha vinto leave. E cosi’ Leicster, Corby, altre citta’ delle Midlands. Cos’e’ successo? I ceti medi, i ceti bassi, la classe operaia non ha votato remain perche’ non vede nell”Europa un’opportunita‘. Questo e’ il problema: non riusciamo a comunicare l’Europa come una possibilita’ di sviluppo perche’ non lo e’. O meglio non lo e’ per tanti. Per troppi”.

“Molti inglesi e tanti immigrati ormai integrati- aggiunge Roberto Stasi- temono la nuova immigrazione, hanno paura di perdere il posto di lavoro, che lo prendano altri. Temono l’abbassamento dei salari… C’e’ una parte della societa’ che non segue piu’ la sinistra e non ha alternativa. E vede l’alternativa nei populismi. In questo referendum c’e’ stato lo scontro tra i grandi centri urbani e la campagna, tra i ceti popolari a bassa scolarizzazione e i ceti elitari, tra giovani e vecchi. La comunita’ italiana, che in Inghilterra conta 620mila persone, 300mila delle quali registrate, ha votato per il remain. Ma nelle citta’ dove e’ insediata, come a Watford, gli inglesi hanno votato leave. Cosi’ a Badford, dove c’e’ una grandissima comunita’ polacca. E a Peterborough, la vasta comunita’ indiana non ha votato, ma gli inglesi si sono schierati per il leave. Lo stesso e’ accaduto negli outskirts di Londra, dove ha vinto il leave. L’Europa e’ diventato un concetto elitario. Noi abbiamo pensato che la concezione della destra liberale bastasse a garantire anche la redistribuzione delle risorse, l’uguaglianza. Non e’ cosi'”.

Ad aggravare il quadro, spiega Stasi, c’e’ stato l’errore madornale di Cameron. “Il paese e’ sostanzialmente diviso a meta’. Non c’era bisogno del referendum, si sarebbe potuto andare avanti con le negoziazioni. E invece si da’ un colpo all”Europa in un momento in cui e’ debolissima. Vince questa campagna Farage, che stamattina ha detto di aver ottenuto l’indipendenza dell’Inghilterra senza sparare un colpo. Come il Mussolini dell’aula sorda e grigia…”.

Il destino di Cameron dovrebbe far riflettere anche Matteo Renzi. “Questo referendum- osserva il giovane segretario del circolo Pd di Londra- fa capire che impostare tutto sulla vita e sulla morte del governo, spaccare il paese a meta’, non e’ una bella cosa. Qui Cameron ha giocato sul futuro del Regno Unito. Renzi mette in ballo il destino del governo. Non si fa cosi’ e io spero che il segretario corregga il tiro. C’e’ bisogno di ritrovare unita’. Mi auguro che ci ripensi, che dia un segnale diverso. Noi abbiamo creato un comitato per il si’ e vogliamo aiutarlo con grande piacere. Anzi lo invitiamo, sarebbe bello se venisse a Londra in questo momento”.

Pd a parte, per gli italiani di Londra ora cosa cambia? “Torniamo indietro di 40 anni. Nei prossimi due anni ci saranno cambiamenti, io per sentirmi parte di questa comunita’ prendero’ il passaporto. Non potro’ piu’ partecipare alle elezioni comunali, ovviamente alle elezioni per il parlamento europeo. E poi c’e’ una discussione da fare sulle persone che lavorano nell’amministrazione pubblica inglese. Ma oltre a questo c’e’ un senso di mortificazione, il sentirsi un po’ traditi. Stamattina con mia moglie abbiamo ragionato. Restiamo qui”.

24 giugno 2016
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