Europa

Italiani in UK, Alessandro: “Londra è la città più cosmopolita d’Europa, qui tutti erano per il ‘Remain'”

erasmus brexitROMA – Sconforto, rabbia e soprattutto incredulità. Sono questi i sentimenti prevalenti a Londra all’indomani dell’esito del referendum Brexit, che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa. A raccontarlo all’agenzia Dire è Alessandro Valente, consulente finanziario da 12 anni residente nella capitale britannica. “Nessuno sa bene quali saranno gli effetti nel lungo periodo- ha detto- quel che è certo è cosa sta accadendo nel breve: la sterlina è ai minimi storici da 31 anni. Una discesa che, se non si arresterà, porterà le banche ad aumentare i tassi d’interesse e quindi all’aumento dei mutui. Molta gente sarà costretta a vendersi casa. Un mio cliente solo stamattina ha perso 176mila euro. E si tratta di una compagnia piccola…”. Quale futuro invece? “Tutto dipenderà dagli accordi con Bruxelles. Se si arriverà allo scontro, il Regno Unito potrebbe adottare il modello australiano, quindi accoglierà solo chi rispetterà determinati requisiti”.

Tra questi, “conoscenza fluente della lingua inglese, specifiche qualifiche come la laurea e via dicendo”. Eppure alla vigilia il sentore era differente: “I sondaggi davano quasi per certo il ‘Remain’, anche a seguito purtroppo del brutale omicidio della parlamentare Jo Cox”. Ma non solo: “Londra è la città più cosmopolita d’Europa, qui tutti erano per il ‘Remain’. Qui ci sono i quartier generali di quasi tutte le banche europee, se queste – come sembra – verranno spostate in altre città dell’Ue (si parla di Parigi o Francoforte ndr), ci troveremo di fronte a una catastrofe. Centinaia di migliaia di posti di lavoro persi”. Si parla di benefici nella sanità pubblica: “Pareri discordanti anche lì- ha sottolineato il consulente- c’è chi sostiene che il settore migliorerà perchè non ci sarà più quel numero ingente di stranieri ‘che sfruttano il nostro welfare e la nostra sanità’, ma oltre ad essere un’opinione discutibile, è anche smentita dalle minore entrate fiscali che ci saranno”. Insomma, conclude Alessandro, “il futuro sembra essere più opaco che mai”.

24 giugno 2016
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