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Film e impegno civile. Al via la X edizione di Libero Cinema in Libera Terra

ROMA – Si è svolta stamattina la conferenza stampa di presentazione della X edizione di Libero Cinema in Libera Terra, festival del cinema itinerante sui beni confiscati alle mafie promosso da Cinemovel in collaborazione con Libera, alla presenza del regista Ettore Scola e di Don Luigi Ciotti.

“Per la sua capacità di incidere nell’immaginario delle persone e di generare forme d’identificazione, il cinema può fare moltissimo- ha dichiarato Don Ciotti, presidente nazionale di Libera- Ma deve essere il cinema di maestri come Ettore Scola o – per fare il nome di un altro amico – di Ermanno Olmi. Un cinema scomodo che faccia pensare, che ci fa vedere la realtà in modo inconsueto, che ci libera dai pregiudizi e dai saperi di seconda mano, che ci apre alla bellezza ma anche alla complessità della vita. Ma sulle mafie c’è da qualche anno un rischio. Quello di rappresentazioni violente, ma paradossalmente rassicuranti perché accreditano l’idea che le mafie siano un ‘mondo a parte’. Non lo sono. Non lo sono mai state. E oggi lo sono meno che mai. Oggi c’è un livello di commistione mai raggiunto prima fra le mafie e il ‘nostro’ mondo. C’è una mafia tanto invisibile quanto presente nei processi economici, gestionali, amministrativi. Una mafia che ha scelto di passare dalla violenza diretta alla ben più efficace arma della corruzione, che è un potere basato sul consenso, sul reciproco interesse di corruttore e corrotto”.

“Credo- ha proseguito Don Ciotti- che dopo opere che hanno raccontato la mafia delle violenze e delle stragi, il cinema dovrebbe raccontare oggi questa mafia così vicina e insediata nella vita sociale. Una mafia trasversale che fa affari con molti, e che dei ‘servizi’ di molti si avvale. Io dico che il problema non è dare alla mafia una nuova definizione ma una nuova comprensione”.

Nel corso della conferenza stampa Don Luigi Ciotti ha sottolineato il valore e l’importanza della cultura: “La cultura non è solo acquisizione di sapere. Si possono sapere molte cose, ma ignorare cosa sia bene per la propria vita e per quella degli altri. Cultura significa ricerca, dubbio, scelta. Cultura è assunzione di responsabilità. Le mafie ingrassano nell’indifferenza e nell’egoismo. Vogliono sudditi compiacenti, non cittadini responsabili dei loro diritti e doveri. Cultura e mafie sono incompatibili. E nel solco di questo cammino anche l’arte può fare la sua parte. Arte come capacità di guardare oltre la superficie delle cose, di tradurre in un linguaggio accessibile ma non banale le aspirazioni più profonde dell’umano, la fame di bellezza e di giustizia, la sete di conoscenza. Quando arriva a questo- conclude il presidente di Libera- l’arte diventa un fatto non solo estetico ma etico, sociale e, in senso lato, politico”.

24 giugno 2015
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