Cinquant’anni fa i Beatles in Italia, Peppino di Capri li ricorda così

peppino di capri

Peppino di Capri

ROMA – A lui si può chiedere chi erano i Beatles. Perché lui con i ‘Fab Four’ ci ha passato poco meno di una settimana, quasi gomito a gomito. Perché lui i Beatles li aveva già ascoltati, apprezzati, amati tanto da consigliare la sua casa di distribuzione discografica in Italia, la stessa dei Beatles, di pubblicare i loro provini. Lui, Peppino di Capri, i Beatles li conosceva eccome, erano gli altri a non conoscere “neanche il mondo”, come recita il successo degli Stadio (‘Chiedi chi erano i Beatles’).

Peppino di Capri fa un passo indietro di ‘appena’ 50 anni e, intervistato dal portale Diregiovani.it, ricorda il minitour che i Beatles tennero in Italia dal 24 al 28 giugno, era appunto il 1965, a Milano, Genova e Roma. Otto concerti in cinque giorni per la band londinese e, appunto, per Peppino di Capri.

Il cantautore campano, infatti, seguì in tour John Lennon, George Harrison, Paul McCartney e Ringo Starr, sostanzialmente aprendo i loro concerti. “Rimpiango il fatto di non aver potuto familiarizzare con loro, scambiare anche pareri musicali. Ma fu una grande esperienza“. L’arrivo di Beatles, ricorda, “significò una ventata di aria nuova. Noi eravamo abituati a degli standard- ricorda- Per esempio gli amplificatori: noi avevamo amplificatori 30 per 30, loro dei veri e propri armadi dietro le spalle”. E non solo: “Mi piacevano i loro arrangiamenti. E poi i cori. Quando Paul McCartney e John Lennon cantavano, le loro voci erano perfette. I loro ‘coretti’ erano fantastici. Ci sono particolari che gli addetti ai lavori notano di più”.

Come detto, Peppino di Capri e i Beatles avevano la stessa casa di distribuzione: “Era la Carish- spiega- Mi ricordo che avevano questi provini dei Beatles. Quindi dissi loro ‘Ma come, avete i Beatles e non li pubblicate?’. Mi risposero ‘Perché? Sono famosi?’. Ed io risposi che lo erano in tutto il mondo ma non in Italia!”.

Peppino di Capri i Fab Four li conosceva bene e li apprezzava: “Peccato non aver potuto familiarizzare con loro, scambiare opinioni. In quel periodo abbiamo viaggiato sullo stesso aereo, alle 5 del mattino. Loro a dormire, noi davanti. E poi abbiamo alloggiato allo stesso albergo a Roma, stesso piano”. Pochissimi i contatti, soprattutto uno poi entrato nella storia. Era vietato fare riprese, la Rai non si presentò perché “pensarono che sarebbero durati solo sei mesi”. Allora Peppino, ‘armato’ di una telecamera, fece una ripresa “in 16 millimetri del concerto di Milano. Mi vide George Harrison, contrariato perché era vietato. Ma poi capì che facevo parte della band e mi fece il gesto di approvazione. Se l’ho rivisto? L’ho prestato alla Rai e molto carinamente hanno scritto sotto ‘per gentile concessione di…'”.

L’approccio con l’Italia dei Beatles non fu certo di quelli indimenticabili. Tennero 8 concerti: 2 spettacoli al giorno, a Roma addirittura suonarono 4 volte in 2 giorni, ma senza fare ‘sold out’. Forse per colpa del costo dei biglietti, probabilmente soprattutto per un errore di fondo: “Non furono ‘promozionati’ come si doveva. Per radio, assenza totale. Forse era anche un problema di gusti. Noi addetti ai lavori li conoscevamo bene. Ma forse non c’era in generale un grossa curiosità musicale. Loro in Italia non sono mai più tornati. Ma se fossero stati accettati per come erano grandi…”.

di Adriano Gasperetti

24 Giu 2015
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