Opinioni

I giovani e il lavoro? Da Governo e Regione Lazio segnali cambiamento, si può tornare a sperare

di Antonio Rosati, esponente del Pd e amministratore unico di Arsial

Il problema del lavoro per i giovani fino ai 35 anni rimane ancora il più grande assillo della politica italiana e delle forze progressiste. Tuttavia, ci sono dei segnali di cambiamento che voglio segnalare e che rappresentano le condizioni fondamentali per far tornare i nostri giovani a sperare. La prima azione concreta è quella messa in campo dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che con il vicepresidente Massimiliano Smeriglio ha presentato ‘Torno subito‘, un programma del Lazio molto originale anche rispetto al panorama italiano, rivolto a quattromila nostri ragazzi e ragazze che, attraverso un finanziamento di un’azione concreta, possono andare all’estero a fare un’esperienza e accrescere il loro curriculum, per poi tornare con questo bagaglio di conoscenza e di know how.

Si tratta di una idea molto importante, un’azione attiva che dimostra l’attenzione della sinistra e del fronte progressista sul problema del lavoro e della formazione. Ma non solo, perché anche sul versante del Jobs act ci sono delle novità importanti. Finalmente, infatti, sta per arrivare la famosa seconda gamba del piano per il lavoro pensato dal Governo. Sì, perché finora abbiamo fatto molta ‘flexi’ e poca ‘security’, a differenza di ciò che avviene in Europa. Ma a giugno verrà lanciata la nascita di una grande agenzia nazionale del lavoro che, attraverso persone qualificate, possa formare coloro che perdono il lavoro, costruire un’alternativa laddove serve e fare anche un’offerta di lavoro entro 6-8 mesi.

È importante, perché questo aspetto crea l’idea che nessuno rimane solo di fronte alle avversità della vita. Ma questa agenzia nazionale, credo anche in coordinamento con le Regioni, aiuterà anche per chi cerca un impiego per la prima vota, offrendo una guida a tanti ragazzi e ragazze. Naturalmente tutto questo non basterà, ma sono le condizioni fondamentali per il cambiamento e per vincere lo scetticismo di tanti giovani, quasi due milioni, che non cercano più lavoro e che non vanno a scuola perché ormai non hanno più fiducia.

24 maggio 2016
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