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AstroSamantha chiama Terra, il fascino dello Spazio spiegato ai ragazzi

Approfondimento dal minuto 03’55”

S. Cristoforetti

S. Cristoforetti

ROMA – Dalla scuola allo Spazio, attraverso lo studio, la determinazione, la passione e la grinta. Trecento ragazzi provenienti da 5 scuole della Penisola si sono ritrovati nell’auditorium dell’Agenzia spaziale italiana nella sua sede di Tor Vergata, a Roma, per un inflight call con l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, in diretta dalla Stazione spaziale internazionale. Con loro anche il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, che ha colto l’occasione per rivolgere un invito speciale al capitano Cristoforetti: quello di girare le scuole italiane a partire da settembre per raccontare la sua esperienza formativa e professionale.

Tanta le curiosità da parte dei ragazzi e delle ragazze che hanno avuto l’opportunità di parlare con ‘la donna delle stelle’ grazie al collegamento con lo Spazio. Dalle domande scientifiche dei più grandi ai dubbi degli alunni più piccoli.

In fondo in platea o in una qualsiasi classe della scuola italiana ci può essere l’astronauta del futuro. Un piccolo sognatore che grazie allo studio e a un esempio positivo può volare oltre l’atmosfera

La soddisfazione per la missione ‘Futura’, giunta al suo quinto mese, passa anche da questo: dalla capacità di aver saputo affascinare un pubblico di non esperti avvicinandoli alla scienza e alla conoscenza dello Spazio.

Lo Spazio è fascinazione, ma anche scienza, tecnologia, e ricadute positive per la vita sulla Terra. E’ lo stesso ministro Giannini a ricordarlo, sottolinenando che lo Spazio “non e’ solo sogno, non e’ solo evocazione, ma e’ anche sicurezza. Non tutti i cittadini hanno conoscenza che molte nostre azioni quotidiane, dal telefonare all’uso del navigatore, al voler essere certi della nostra sicurezza di confine, in momenti anche molto complessi come quello che stiamo vivendo soprattutto nell’area mediterranea, dipendono in ampia misura dallo Spazio. Lo sforzo del governo italiano in tema di investimenti credo sia la testimonianza di una lungimiranza recuperata, restituita dalla storia all’attualita’, proiettata verso il futuro”, ha assicurato ai ragazzi.

E il mezzo migliore per raggiungere un futuro luminoso lo suggerisce Astrosamantha che, orbitando a 400 chilometri da Terra, aggiunge il consiglio da esperta di “fare sempre scelte che ci mettono in difficolta’. La volonta’, la determinazione la grinta– spiega rispondendo alla domanda di un ragazzo su quale fosse l’ingrediente giusto per volare nello Spazio-, sono come i muscoli: se non li si usa, deperiscono”.

Le news di questa settimana

INCONTRO RAVVICINATO CON L’ASTEROIDE HD1

Il 21 aprile un asteroide grande come un palazzo ha sfiorato la Terra. Non lo aveva notato nessuno fino a tre giorni prima, quando 2015 HD1, questa la sua denominazione, è stato notato da alcuni astronomi di base a Tucson, in Arizona. Ma niente paura, il nostro pianeta non ha corso un vero pericolo. Il passaggio è avvenuto a 59.000 chilometri dalla Terra, attraversando l’orbita della Luna (che si trova ben sei volte più distante). Il fly by è stato davvero molto ravvicinato, ma il suo tragitto era troppo sfalsato rispetto all’orbita della Terra perché potesse davvero avvenire un impatto. Il prossimo appuntamtno con HD1 è previsto per dopo il 2200, ma prossimamente saranno diversi gli asteroidi che si avvicineranno alla Terra. Ne sono stati avvistati ben 4, che ci sfioreranno da qui a giugno.

UN TEAM SPECIALE PER CERCARE LA VITA NEGLI ESOPIANETI

La Nasa ha messo a punto una nuova strategia per andare a caccia di tracce di vita nell’Universo. La mossa dell’agenzia spaziale statunitense è stata quella di creare un team multidisciplinare in cui trovano posto scienziati di discipline diverse, uniti dall’obiettivo di scandagliare gli esopianeti per scovare vita aliena. Il Nexus for Exoplanet System Science, noto come NexSS, spera di portare a una migliore comprensione delle componenti dei vari esopianeti e di come interagiscano con le stelle e i pianeti vicini. E’ un’iniziativa senza precedenti. “L’ambiente interdisciplinare- spiega Jim Green, direttore del Planetary Science della Nasa-, mette in contatto le migliori squadre di ricerca e fornisce un approccio sintetizzato per trovare pianeti con il maggiore potenziale per quanto riguarda i segni di vita. La caccia agli esopianeti non è solo una priorità per gli astronomi, ma costituisce anche un punto importante per gli scienziati che si occupano di clima”.

CRYOSAT, ACCESSO RAPIDO AI DATI SULLA RIDUZIONE DEI GHIACCI

L’Esa ha messo a disposizione un sito web tramite cui è possibile avere accesso in due giorni alle misurazioni rilevate da Cryosat. La rapida lavorazione dei dati è importante perchè permette di gestire e programmare le attività inerenti ai ghiacci artici, come per esempio la navigazione, l’esplorazione, la ricerca e anche il turismo. Cryosat è la prima missione che permette di monitorare lo stato dei ghiacci artici, tenendo così costantemnte sotto controllo il loro assottigliamento. Questo è fondamentale per ricavarne dati sui cambiamenti climatici. Il satellite possiede un radar in grado di vedere attraverso le nuvole e l’oscurità per offrire una monitoraggio costante di quello che succede in Artide.

GOCE DA’ UN MANO ALL’ENERGIA SOSTENIBILE

Il satellite Goce dell’Esa si discosta dalla sua missione per dare una mano agli scienziati intenti a disegnare la mappa dell’energia geotermica. Si tratta di quel tipo di energia che si sviluppa nel cuore della Terra e che, tramite eruzioni, ne oltrepassa la superficie e diventa generatrice di energia elettrica. I siti che la producono si trovano spesso in aree remote, difficilmente raggiungibili e che comportano un notevole dispendio di tempo e denato per essre sfruttate. Per aiutare l’individuazione di queste zone, gli scienziati dell’Esa e dell’International Renewable Energy Agency (IRENA) hanno scelto di seguire una strada ‘dall’alto’. Hanno infatti usato le misurazioni della missione Goce per realizzare uno strumento disponibile online che indica le zone in cui più probabilmente si sviluppa energia geotermica, facilitando il lavoro dei ricercatori.

di Antonella Salini

24 aprile 2015

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