Vaticano

Il Papa lava i piedi ai rifugiati: tra loro musulmani, copti e anche un indù – VIDEO

ROMA – Arrivano da Nigeria, Eritrea, Mali e Pakistan. Sono cattolici, cristiani copti, indù, musulmani. I 12 apostoli davanti ai quali oggi pomeriggio papa Francesco si inginocchierà per la tradizione lavanda dei piedi prepasquale sono 11 richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto, una località appena fuori Roma e un’operatrice cattolica della cooperativa Auxilium, che dal 2014 gestisce il centro. Una scelta, quella del pontefice, dal forte valore simbolico: mentre l’Europa alza nuovi muri contro i migranti e pensa a chiudere le frontiere, il Papa sceglie i rifugiati, per il gesto simbolo di ospitalità, accoglienza e dell’amore di Dio verso il prossimo.

Le storie dei rifugiati. Sira, 37 anni, uno dei tre musulmani che incontreranno Francesco per la lavanda, proviene dal Mali. E’ arrivato al Cara da meno di due anni dopo essere passato per il Niger e la Libia. Mohamed, anch’egli musulmano, ha compiuto 22 anni oggi ed e’ arrivato al centro due mesi fa: nato in Siria, e’ scappato varcando i confini della Libia fino per approdare sulle nostre coste a Lampedusa lo scorso 11 gennaio. Il terzo rifugiato di religione musulmana e’ Khurram, compira’ 26 anni a giugno, ed e’ originario del Pakistan. Proprio da li’ e’ partito attraversando Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria e Austria fino all’arrivo a Caltanissetta l’1 settembre 2015.

L’unico profugo di religione indù è Kunal, 29 anni, che viene dall’India. Il Papa laverà i piedi anche a tre donne eritree di religione copta. La piu’ grande, la ventiseienne Luchia, Kbrache ha appena 23 anni e la terza, Lucia, deve ancora compiere vent’anni. Tutte e tre hanno attraversato l’Etiopia e la Libia prima di arrivare sulle nostre coste. Tra i dodici profughi ci sono poi quattro giovani nigeriani, di cui due fratelli, arrivati in periodi diversi in Italia ma con lo stesso tragitto. I due fratelli sono Shadrach Osahon ed Endurance rispettivamente di 26 e 21 anni. ci sono poi Miminu Bright che compira’ 27 anni il prossimo 15 giugno e il ventiduenne Osma, gia’ laureato in fisica. Infine c’e’ Angela Ferri, 30 anni, un’operatrice della cooperativa cha due mesi fa ha perso la mamma.

In tutto il centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto ospita 892 persone di cui 554 di religione mussulmana, 337 cristiana e 2 indu’. Tra queste, il Papa incontrera’ anche tre famiglie di profughi: Amin, originaria della Palestina, Haron e Mesfun che arrivano dall’Eritrea. La famiglia degli Amin e’ composta dalla bisnonna Taqia, che nel lontano 1948 si era rifugiata in Iraq e poi nel 2012 in Siria, dal figlio Hassan, sposato con Sawsan e la figlia Tahani. Tahani a sua volta si e’ sposata con Dardir con il quale ha avuto due figli di otto e sei anni, Roshdi e Mohammad. Infine, la bisnonna Taqia ha anche un altro nipote di nome Hani.

Gli Amin sono arrivati al Cara su un “barcone della speranza” lo scorso gennaio come la famiglia Haron. Quest’ultima ha dovuto affrontare un viaggio difficilissimo poiche’ Lucia, moglie di Hassen, era incinta. L’ultima famiglia che Papa Francesco incontrera’ oggi sara’ quella eritrea dei Mesfun composta solo da Luchia e sua figlia Merhawit, il cui nome in italiano è libertà. “Un gesto importante dopo Bruxelles: religioni non come strumento di guerra ma ponti per il dialogo“. Secondo monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes quello che compie oggi papa Francesco è un gesto dal valore simbolico altissimo, soprattutto dopo i recenti atti terroristici in Belgio. “Il primo significato di questa lavanda e’ legato al Giubileo: ci ricorda come la misericordia sia la capacita’ di aprirsi verso le persone in difficoltà e come, per questo, sia fondamentale ripartire dagli ultimi – spiega Perego -. Ma il significato ulteriore e più’ importante e’ legato ai recenti fatti di Bruxelles: il Papa ci invita a superare il rischio di chiudersi davanti a a questi fatti drammatici e non riconoscere piu’ il rifugiato e il richiedente asilo come colui che ha bisogno di protezione. Inoltre, scegliendo persone che hanno un diverso credo il Papa ci ricorda che le religioni sono uno degli strumenti più importanti di incontro e dialogo per superare questo momento di paura. L’invito, dunque, e’ al dialogo religioso, a non guardare alle religioni come strumento di guerra ma come opportunità di costruire ponti per un futuro di pace”.

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24 marzo 2016
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