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Report della commissione Finanze del 23 marzo – Seduta pomeridiana

SAN MARINO – La seduta pomeridiana della Commissione consiliare è dedicata all’esame dell’articolato del progetto di legge sulla rappresentatività. Numerosi sono gli emendamenti presentati dalle forze di minoranza Rete e Civico 10, tutti respinti nel corso dei lavori, con una sola eccezione e un pareggio.

Anche il governo presenta molti emendamenti, tra questi, all’articolo 6 “Requisiti per la Registrazione” propone di ridurre la soglia prevista per la rappresentatività delle associazioni di categoria che riguardano un solo settore: sono riconosciute infatti “a condizione che conti un minimo di 100 datori iscritti operanti in quel settore, alla cui dipendenze siano impiegati ameno il 4% del totale dei lavoratori o almeno il 33%- e non  più il il 50% – del totale dei lavoratori di quel settore”. La proposta viene motivata  dal segretario di Stato perché “Non si vuole ledere chi già esiste”.
All’articolo 7 “Condizioni per /a Registrazione”, viene accolto l’emendamento modificativo del comma 4 di C10 relativo allo Statuto delle associazioni datoriali e dei lavoratori che prevede il rinnovo degli organi direttivi una volta ogni tre anni. La Commissione invece non delibera sul’emendamento di Rete al comma 3 dell’articolo 14 “Aspettative e distacchi sindacali” su cui si raggiunge voto di parità (5 a favore e 5 contrari): la proposta illustrata da Roberto Ciavatta, voleva abrogare le indennità eventualmente erogate al lavoratore prima del suo distacco e porre un tetto al contributo dello Stato per lo stipendio del lavoratore distaccato (importo non superiore ad un sesto livello).

I lavori si interrompono con l’approvazione dell’articolo 15 “Assemblee sindacali”, l’esame dell’articolato riprenderà domani mattina.

Di seguito un estratto degli interventi nella seduta pomeridiana.

Comma 2. Progetto di legge “Della libertà sindacale e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto allo sciopero”

Esame dell’ articolato.

Articolo 2. “Definizioni”: sono presentati due emendamenti di Rete e C10, entrambi respinti.

Roberto Ciavatta, Rete: “Noi chiediamo abrogare il comitato garante. E’ prassi ormai consolidata che, in ogni legge, soprattutto se confusa, si inserisce un comitato che vada a verificare il rispetto della legge. Qua di bizantinismi sui calcoli per decidere chi può o non può partecipare ce ne sono, e si va a prevedere di nuovo un comitato, è un modo per delegare ai regolamenti. Togliamo il comitato e diamo ad un ufficio o ente già costituito l’onere di seguire certi casi, noi proponiamo la Commissione permanente conciliativa. Comunque rinnovo l’invito, prima di approvare questa norma, che sia accantonata, perché c’è n’è ancora da studiare”.

Andrea Zafferani, C10: “Chiediamo di inserire tra gli ‘iscritti’ al sindacato, altri destinatari del contratto, i disoccupati, gli inoccupati e gli studenti sopra i 18 anni al comma 1, lettera n.. Sarebbe giusto estendere la categoria degli iscritti anche a queste figure”.

Andrea Belluzzi, Psd: “L’emendamento di Rete è un’osservazione riduttiva del Comitato che è organo prettamente tecnico con competenze diverse dalla commissione conciliativa che non possono essere ius lavoristi. E’ funzione importante, nuova nel nostro tessuto. Per quanto riguarda l’emendamento di C10: in potenza lo studente mi auguro possa essere anche lavoratore autonomo e non subordinato”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato: “Per trattare norme così delicate occorre specializzazione, non che tutto possono far tutto, la commissione citata è poi prettamente politica e non ci può essere contaminazione. Altra questione è la possibilità di considerare iscritto anche chi non lo sarà mai per scelta, tutti possono essere invece liberi di aderire a uno o più sindacati. I due emendamenti non sono da accogliere”.

Articolo 4. “Forma giuridica dei sindacati” . C10 presenta un emendamento aggiuntivo al comma 4/respinto

Andrea Zafferani, C10: “Intendiamo introdurre la possibilità di costituire una class action. Lo demandiamo come disciplina in un decreto delegato. Da una lato si prevede infatti la possibilità dei sindacati di promuovere cause a nome di singoli o più lavoratori, stessa cosa è la possibilità di avviare una class action per le associazioni dei consumatori, interne ai sindacati”.

Maria Luisa Berti, Ns, presidente: “Non mi risulta ci sia un pregiudizio nell’esercizio di un diritto di fronte al magistrato del lavoro, nei confronti del lavoratore che sostiene una causa”.

Andrea Belluzzi, Psd: “Il tema della class action mi vede favorevole, ma è procedura da inserire nel quadro del nostro  diritto civile, non da delegare a un decreto delegato”.

Luca Beccari, Pdcs: “Non è che il sindacato presenta materialmente il lavoratore in un processo, penso i proponenti vogliano dire che il lavoratore possa essere assistito dai sindacati in caso di giudizio, ma materialmente un’organizzazione datoriale o sindacale in tribunale non presenta nessuno, lo deve fare un legale. Al massimo l’organizzazione dà mandato ad un avvocato, come penso sia accaduto finora nelle cause di lavoro. E poi scriverlo così, lo deve fare sempre. E se un lavoratore vuole difendersi da solo? Non dobbiamo intaccare con un decreto le varie procedure. Class action è un problema relativo alla legge sui consumi, troviamo un contesto opportuno”.

Andrea Zafferani, C10: “Ci sono difficoltà oggettive per il lavoratore che muove una causa contro il datore di lavoro, è un problema non formale ma sostanziale, se il sindacato, espressamente delegato potesse mediare i diritti potranno essere più tutelati”.

Articolo 6. Requisiti per la Registrazione/ Emendamento di C10 e due di Rete/Respinti

Il segretario di Stato Belluzzi spiega gli emendamenti del governo: relativamente al comma 4, su cui si concentrano anche gli emendamenti dell’opposizione, introduce una modifica che tende ad abbassare  il requisito percentuale richiesto per la rappresentatività dell’associazione di categoria: ovvero sono riconosciute le associazioni datoriali rappresentative di un unico settore, “a condizione che conti un minimo di 100 datori iscritti operanti in quel settore, alla cui dipendenze siano impiegati ameno il 4% del totale dei lavoratori o almeno il 33%- e non  più il il 50% – del totale dei lavoratori di quel settore.

Andrea Zafferani, Civico 10: “Una volta che i datori di lavoro hanno raggiunto la quota minima di un dipendente, sarebbe ovvio considerarli nei datori di lavoro, il numero considerato dalla segreteria ci risulta improprio. Così come per la associazioni dei lavoratori  si intendono quelle che devono coprire sei  settori, all’opposto si ragiona per le categorie, favorendo la nascita di organizzazioni coorporative. Per noi per le associazioni di categoria deve valere lo stesso principio e avere più settori.  Considerare i datori di lavoro a prescindere dal numero dei dipendenti per rientrare nella rappresentatività e più settori per le categorie”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Possiamo stabilire per legge che i commercianti del centro storico non si riuniscano in associazione, ma possono comunque collaborare tra loro. E’ sbagliata la valutazione per cui il datore viene valutato in base al numero degli occupati. Al comma 3 andiamo a eliminare la dicitura che prevedere la soglia del ‘50% più uno dei dipendenti del settore’, e perché non si può registrare un sindacato minoritario ovunque? Al comma 4, perché non si può registrare un sindacato che rappresenta un solo settore? Vogliamo che al tavolo  ci siano i datori e i lavoratori, o datori e lavoratori in base al numero dei dipendenti? Così non si tiene conto della specificità del tessuto economico sammarinese basato sulle piccole media imprese”.

Giovanni Francesco Ugolini, Pdcs: “E’ l’articolo principale della legge, già l’apertura del segretario di ieri ha dato la possibilità di avere un mese in più di tempo per l’esame della legge, poi non c’è stato accordo tra le parti, ma è stata apertura importante. Bisogna tenere in considerazione le problematiche sollevate da piccole associazioni che sono ossatura della nostra economia. E se all’interno di questo dibattito, in accordo tra le varie forze, alla luce di quanto presentato dal segretario, si possa prevalere il buon senso”.

Milena Gasperoni, Psd: “Anche io vorrei sottolineare l’apertura del segretario per fugare ogni dubbio che alcune associazione storica non fosse compresa nella legge, intenzione è quella di salvaguardarle”.

Andrea Zafferani, C10: “Noi vorremmo esprimere idea che ci sia visione complessiva nell’ambito di una organizzazione che riunisce più settore, oggi ognuno pensa per sé”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Andiamo a stabilire che ci può essere un’associazione datoriale che occupi almeno il 33% dei dipendenti di quel settore, nella ultima versione. Se c’è un’associazione che ne rappresenta su 5 mila, 666, qualcosa appena sotto il 33%, può costituirsi ma non può registrarsi e sedersi ad un tavolo di trattativa. Condivido che debbano esserci proporzioni al tavolo di trattativa, ma che se l’associazione non rappresenta almeno un terzo dei lavoratori non possa sedersi è antidemocratico. La struttura non può che favorire le associazioni più grosse”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato: “Non si vuole ledere chi già esiste. Non è che non mettiamo limiti come l’emendamento di C10, ma inseriremo nella norma transitoria il fatto che le associazioni datoriali esistenti hanno tempo dieci anni di adeguarsi nel caso in cui non rispondano alle norme, a ulteriore garanzia che non si vuole cancellare la storia delle organizzazioni datoriali di San Marino. Nel caso in cui in nessun settore ha la maggioranza dei lavoratori del settore, il termine per potersi registrare è il fatto che si abbia il 4% (circa 650) dei lavoratori, il limite per potersi sedere al tavolo contrattazione anche se non si è maggioritari per stipulare un determinato contratto. Si favorirà così il confronto e la coalizione tra le associazioni”.

Art. 11 “Modalità di determinazione della Quota di servizio e rifiuto del lavoratore a versarla”. Civico 10 presenta un emendamento modificativo al comma 2 e in subordine al comma 3 e Rete uno modificativo al comma 2 e uno aggiuntivo al comma 3/ Tutti respinti.

Andrea Zafferani, C10: “Vorremmo con questo emendamento prevedere di cambiare il meccanismo di erogazione dello 0,40, prevedendo che il lavoratore debba esplicitamente darne l’assenso per finanziare le organizzazioni sindacati. Poi aggiungiamo una decorrenza temporale che vorremmo fa partire dal primo gennaio dall’anno successivo alla decorrenza della legge. Ad oggi il dissenso è complicato, si deve scrivere a 4 soggetti diversi. Nel caso di quello in subordine, prevederemmo che il lavoratore per esprimere il suo dissenso non debba andare da 4 soggetti diversi ma possa esprimerlo nel momento in cui fa la dichiarazione dei redditi possa destinare la sua quota ad enti e associazioni beneficiarie della quota del 3 x mille”.

Roberto Ciavatta, Rete:  “Anche i finanziamento dello 0,40 è un punto caratteristico del legame del Paese con un sindacato. La stragrande maggioranza dei lavoratori neanche sanno che stanno pagando la quota dello 0,40 e  pensa che sia obbligatorio. Le trattenute che vanno a finanziarie un ente privato richiederebbero quantomeno un assenso. Noi prevediamo che il lavoratore al momento dell’assunzione rilasci una sua sottoscrizione per formalizzare il suo assenso o dissenso, a cura del datore di lavoro. Resta il principio che ad ogni cambio di lavoro deve esserci una richiesta di assenso di prelievo della quota sociale nella busta del lavoratore”.

Valeria Ciavatta, Ap: “Volevo dichiarare il mio voto favorevole all’emendamento di C10 che mi sembrapiù semplice nella sua stesura, il primo, non quello in subordine. Non è una questione di principio contro la Csu o qualcuno in particolare, ma ispirata all’idea che chi vuole aderire ad un sindacato lo deve dichiarare, lo Stato non può prevedere in automatico che si dia un contributo”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Il principio è che nel momento in cui vogliamo tutelare i lavoratori, dobbiamo tutelare la loro piena disponibilità sul loro stipendio, non possiamo prevedere una trattenuta senza che ci sia consenso, mi auguro una condivisione anche più allargata”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato: “Non credo che l’amministrazione possa essere pronta per cambiare impostazione in questa fase e non vorrei arrecare danno a tutte le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti. Riconosco il loro importante ruolo. Chiedo di respingere gli emendamenti di C10 e Rete e di votare l’articolo così come presentato dal governo”.

Articolo 12. “Modalità di riscossione e ripartizione della Quota di servizio”. Emendamenti di C10 e Rete/Respinti

Roberto Ciavatta, Rete: “Si tratta di stabilire la parte della quota sociale per i sindacati sia portata al 30 piuttosto che al 20 la quota divisa per le parti uguali, per il restante 70%, noi diciamo che finché non c’è accordo tra le parti la suddivisione venga fatta in modo proporzionale agli iscritti accertati. Quindi al comma 6 chiediamo di alzare il corrispettivo all’Iss dei sindacati per l’attività amministrativa dal1% al 5% dell’ammontare delle quote di sevizio di cui risulti destinaria. Conti alla mano, l’1% equivale a 18 mila euro”.

Andrea Zafferani, C10: “Noi proponiamo una ripartizione 25% e 75%, piuttosto che 20% e 80%. E che per suddividere il 75% della quota variabile si consideri il numero degli iscritti certificati dei sindacati. Su emendamento di Rete al comma 6, se si parla di 18 mila euro per l’1% mi pare veramente poco per remunerare le attività degli uffici, sarebbe giusto alzarla”.

Milena Gasperoni, Psd: “La suddivisione percentuale è equa e sicuramente migliorativa della situazione attuale e si persegue l’obiettivo di rendere l’autonomia economica del sindacato a prescindere del numero degli iscritti”.
Iro Belluzzi, segretario di Stato: “Per l’Iss non è stata messa cifra causale, ci siamo confrontati con l’Iss e loro avevano proposto addirittura uno 0,5% come costo effettivo, poi in caso aumentassero le procedure si è scelta percentuale equivalente ai 18 mila euro. Abbiamo messo una quota minima di iscrizione dello 0,15% come previsto dall’Oil, noi per maggior garanzia di chi vuole svolgere politiche sindacali differenti abbiamo messo ripartizione diverse, individuano un range più basso, abbiamo fatto scelta di non incidere in maniera forte con chi fa politiche sindacali con le iscrizioni, anche con una quota simbolica”.

24 marzo 2016

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