Nell’audiovisivo italiano resta il gap di genere: le donne vincono solo nelle soap

A scattare l'impietosa fotografia è il secondo rapporto 'Dea Donne nell'industria dell'audiovisivo' 2019 realizzato dall'Irpps del Cnr
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ROMA – Il mondo dell’audiovisivo in Italia è ancora dominato dagli uomini. Sono infatti solo il 31,6% le autrici che hanno depositato alla Siae lavori di regia, sceneggiatura o soggetti negli anni 2015-2016 su un totale di 1.373 professionisti presenti nel database della Società Italiana degli autori ed editori per quel biennio ed è minore l’incidenza femminile tra i prodotti di maggior prestigio e nei ruoli apicali, con un esiguo 14,9% di donne su 545 professionisti che hanno depositato un prodotto da registe. 

A scattare l’impietosa fotografia sullo stato di avanzamento dell’uguaglianza di genere nell’industria audiovisiva italiana è ‘Gap&Ciak 2-Secondo rapporto Dea Donne nell’industria dell’audiovisivo’ 2019 realizzato dall’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (Irpps) del Cnr nell’ambito del progetto triennale ‘Dea-Donne e Audiovisivo’, sponsorizzato da Siae, che si è chiuso stamattina con la presentazione dei risultati al Teatro dei Dioscuri di Roma con una platea quasi esclusivamente al femminile. 

A presentare il rapporto la coordinatrice del progetto Dea Maura Misiti, dell’Irpps-Cnr, e Ilaria De Pascalis, dell’università Roma Tre, tra gli autori dello studio. ‘Gap&Ciak 2’, preceduto nel 2016 da un primo rapporto, ha valorizzato le informazioni in possesso delle associazioni professionali di categoria e della Siae, attraverso un lavoro di raccolta dei dati – definiti da Misiti nel rapporto “scarsi e non sistematici” – sulla base dei quali sono state elaborate undici raccomandazioni rivolte a politica e istituzioni sulle azioni da intraprendere subito per sconfiggere le disuguaglianze. 

Se si prende in considerazione la tipologia di prodotto depositato in Siae (2015-16), si registra una sostanziale parità di genere (50,8%) tra i professionisti che hanno depositato prodotti riconducibili alle sitcom e una maggiore presenza di autrici (53,8%) nelle soap opera. Negli altri generi (serie e film tv, documentari, short) la quota maschile è sempre superiore a quella femminile, con un picco nei film di sala. Ogni 100 autori e adattatori uomini nel genere soap opera che si rivolge prevalentemente ad un pubblico femminile- le donne sono 116, rapporto che scende drasticamente se si considera il genere cinematografico, considerato dagli addetti ai lavori di maggior prestigio, con 39 donne ogni 100 uomini. Se il numero di donne che sono o aspirano a diventare registe iscrivendosi a corsi specifici é inferiore rispetto al dato maschile, la situazione non migliora per le sceneggiatrici (24,1%) e le autrici di soggetti (22,6%) o di soggetti di serie (29,3%), mentre è maggiore la presenza femminile nell’adattamento dialoghi (59%). I dati Dea si inscrivono nel quadro già delineato dalla ricerca del network europeo Ewa, che vede l’Italia molto indietro rispetto all’uguaglianza di genere. Solo il 12% dei film a finanziamento pubblico italiano, infatti, é diretto da donne, la percentuale di film prodotti direttamente dalla Rai e diretti da donne non supera il 21% e il 90,8% dei film che arrivano alle sale è diretto da uomini. 

Dal rapporto Dea emergono però anche fattori nuovi e positivi come la maggiore produttività femminile nel comparto cinematografico e la tendenziale maggiore versatilità delle autrici. “Il problema della parità di genere, o meglio della disparità nella rappresentazione e nella presenza, non è specifico del settore audiovisivo, ma attraversa tutti i mercati del lavoro ed è un problema strutturale delle società- dichiara all’Agenzia di stampa Dire Maura Misiti- Però il mondo audiovisivo ha una responsabilità particolare in quanto riproduce le rappresentazioni che noi abbiamo del maschile e del femminile e della diversità”. 

A tracciare la strada per raggiungere la parità di genere nel settore audiovisivo prima dei 217 anni calcolati dal World Economic Forum (Wef) – e richiamati nel rapporto da Misiti – sono proprio le undici raccomandazioni elaborate da Dea, divise in sei aree. Dalle azioni di sistema verso la parità di genere (piano strategico d’azione quinquennale, tavolo tecnico interistituzionale e composizione bilanciata nelle commissioni di valutazione per la distribuzione dei fondi pubblici, nei ruoli dirigenziali e nell’organizzazione dei festival) ai finanziamenti (requisiti di parità per accesso a quelli pubblici e meccanismo di premialità in base alla percentuale di donne caporeparto, oltre a regia, sceneggiatura e musica), per arrivare alla creazione e integrazione di banche dati e alla promozione della parità nel mondo formazione (docenti e studenti) e attività di mentoring, senza perdere di vista gli strumenti di sensibilizzazione (campagne) e la condivisione di buone pratiche (networking). 

“Le raccomandazioni sono importanti perché sono delle tracce su cui lavorare- aggiunge alla Dire la coordinatrice del progetto Dea- alcune si possono attuare subito, altre sono processi più lenti. È importante imprimere la direzione della trasformazione delle disparità di genere, prendersi la responsabilità di affrontare il problema. Le raccomandazioni sono strade percorribili e a costo zero, i tempi potrebbero essere velocissimi per alcuni interventi. L’entrata nelle commissioni, la formazione, il codice etico, ad esempio- conclude Misiti- potrebbero cambiare la situazione anche in un tempo breve”. 

Le raccomandazioni sono state elaborate dal gruppo di ricerca di Dea insieme alle associazioni e agli stakeholders attivi sul tema (100 autori, Agici, Amica, Dissenso Comune, Doc/it, Italian Film Commission, WI-FTMI) attraverso un lavoro di confronto che ha selezionato proposte di politiche desiderabili e realizzabili nell’attuale contesto italiano. Il progetto Dea – completato da 60 interviste sulle storie di vita di donne e uomini del cinema e del documentario – è stato realizzato in collaborazione con Doc/it-Associazione Documentaristi Italiani, università degli studi Roma Tre, Mibac e con il patrocinio di Unesco-Roma città creativa per il Cinema.

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24 Gennaio 2019
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