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Oscar 2017, nomination per Fuocoammare

ROMA  –  ‘Fuocoammare‘ ha ricevuto la nomination all’Oscar 2017 nella sezione documentari.

Il film di Gianfranco Rosi racconta Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un dodicenne che va a scuola, ama sparare con la sua fionda e andare a caccia. Preferisce giocare sulla terraferma anche se tutto, attorno a lui, parla di mare e di quelle migliaia di donne, uomini e bambini che quel mare, negli ultimi vent’anni, hanno cercato di attraversarlo – spesso invano – alla ricerca di una vita nuova, migliore. Alla ricerca della libertà.

Le nomination sono state rese note oggi e, oltre al film di Gianfranco Rosi, nella sua categoria ci sono anche I am Not Your Negro, Life Animated, OJ: Made in America e 13th.

Per quanto riguarda le altre nomination, ‘La La Land‘ ne ha conquistate 14, tra cui quella per i due protagonisti Ryan Gosling ed Emma Stone, per la sceneggiatura e quella per la regia e per la colonna sonora.

Nelle nomination spiccano anche ‘Manchester by the sea’, ‘La battaglia di Hacksaw Ridge’, la nuova fatica alla regia di Mel Gibson. E poi ancora, 2oesima nomination per Meryl Streep, miglior attrice protagonista, per ‘Florence’. Domenica 26 febbraio la cerimonia di premiazione dell’89esima edizione degli Academy Awards.

‘FUOCOAMMARE’, MEDICO LAMPEDUSA: ORGOGLIOSO PER CANDIDATURA OSCAR

“Dopo l’Orso d’oro per ‘Fuocoammare’ arriva anche la candidatura all’Oscar e questo per me è veramente un motivo di grande orgoglio. Sono davvero tanto entusiasta per diversi motivi, il primo perché il documentario tratta un tema che ci tocca personalmente come il tema delle migrazioni a Lampedusa”. Non nasconde la sua soddisfazione, parlando con l’agenzia DIRE, il dottor Pietro Bartolo, uno dei protagonisti di ‘Fuocoammare’.

Bartolo, il medico di Lampedusa, negli ultimi anni si è trovato ad affrontare in prima persona tutti i problemi sanitari che riguardano i migranti che arrivano sull’isola, dalle gravidanze alle numerose morti.

“Grazie alla nomination- prosegue il medico- mi sembra che il messaggio del documentario sia arrivato anche dall’altra parte del Mediterraneo, dove abbiamo visto di recente quali sono le tendenze da parte del governo, per cui per è veramente una grande notizia. Spero che il film possa davvero scuotere gli animi e ci tengo a ringraziare il regista Gianfranco Rosi perché mi ha fatto un grandissimo regalo, avendomi dato la possibilità di mandare quel messaggio che da anni volevo mandare. E lui c’è riuscito”.

Ma qual è questo messaggio? “Quello di far capire che si tratta di gente che soffre– risponde Bartolo- di gente che arriva in Europa per chiedere aiuto, di gente che noi abbiamo il dovere di accettare e aiutare. Tutto qua”. Secondo Bartolo i migranti che arrivano a Lampedusa sono quindi “persone normali, come noi- aggiunge- non sono degli alieni, non portano malattie, non rubano il lavoro a nessuno, né tantomeno sono terroristi. Sono dei poveri disgraziati che scappano da guerre, persecuzioni e da tutte quelle sofferenze per cui sono costretti a lasciare le loro terre”.

Intanto prosegue a Lampedusa il lavoro dei medici sui migranti: “Purtroppo il lavoro continua- racconta il dottor Pietro Bartolo all’agenzia DIRE- gli arrivi e gli sbarchi ci sono sempre e non è cambiato molto da quando ‘Fuocoammare’ ha vinto l’Orso d’oro a Berlino; spero che con la nomination all’Oscar possa cambiare qualcosa, ma l’importante è che se ne parli, e lo si sta facendo anche tanto. Quindi chissà che a furia di parlarne qualcosa possa cambiare…“.

Che cosa dovrebbe cambiare secondo lei? “Possiamo parlare di quello che vogliamo- risponde il medico di Lampedusa- di integrazione, minore, Schengen o Dublino, ma la cosa più importante è cercare di evitare che queste persone muoiano in questo piccolo tratto di mare rimasto dai nostri mari alle coste libiche. Basta poco per evitare tutte queste morti”.

Sempre a Lampedusa prosegue il progetto ‘Sanità di frontiera’, l’iniziativa umanitaria dell’Osservatorio Internazionale della Salute (OIS), nata con il sostegno di Consulcesi Onlus, che punta a rafforzare e omologare verso un livello d’eccellenza la formazione degli operatori sanitari sul tema della salute dei migranti. “Si tratta di un progetto valido- commenta Bartolo- grazie al quale si sta cercando di formare i sanitari che si approcciano al fenomeno delle migrazioni nella maniera più corretta- conclude- con competenza e puntualità”.

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