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Usa, stop di Trump al TTP minaccia anche intesa con Ue


ROMA – La decisione del presidente Donald Trump di ritirare l’adesione degli Stati Uniti dal Tpp (Trans-Pacific partnership) non sorprende e va nella direzione del neo-protezionismo annunciato dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Al trattato, che coinvolge dodici Paesi e circa un decimo del potenziale economico mondiale, si era giunti dopo un decennio di trattative: la firma ufficiale si era tenuta in Nuova Zelanda nel febbraio 2016.

L’intento del trattato di collaborazione commerciale trans-pacifico, ideato in chiave liberista, è di “promuovere gli scambi e gli investimenti tra i Paesi partner, per favorire l’innovazione, la crescita economica e lo sviluppo, e per sostenere la creazione e il mantenimento di posti di lavoro”. I Paesi coinvolti sono Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Malesia, Vietnam, Singapore, Brunei, Messico, Cile e Perù.

Gli accordi riguardano circa 18mila tariffe e i settori economici più diversi, dall’agricoltura all’industria, fino alla ricerca. Lo stop confermato ieri da Trump, ampiamente annunciato in campagna elettorale, pone per il momento fine all’applicazione dell’accordo, anche se in realtà il Tpp non era stato ancora ratificato dal Senato americano. Una decisione che potrebbe rimettere in discussione anche altri accordi economico-commerciali degli Stati Uniti, fra cui il Nafta (libero scambio con gli Stati americani, attivo da 17 anni) e il Ttip, trattato di liberalizzazione commerciale in fase di negoziazione con l’Unione europea.

24 gennaio 2017

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