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In Burkina Faso studenti in piazza tra caos e nuove libertà

Un’assemblea di studenti burkinabé nel 2015 (foto Facebook/ Associaton Nationale des Etudiants Burkinabé)

ROMA – In Burkina Faso, scioperi e manifestazioni stanno scuotendo università e scuole superiori. “Il mese di dicembre è da sempre un mese caldo, perché ricorre la morte del giornalista Norbert Zongo. Una volta commemorarlo era un’occasione di protesta contro il potere, che si diceva lo avesse ucciso” spiega all’agenzia DIRE Marco Alban, rappresentante Paese in Burkina Faso dell’ong Lvia, che, tra numerose attività, promuove iniziative di cittadinanza attiva rivolte ai giovani.

Oltre al rinnovo della protesta rituale, però, l’agitazione studentesca ha anche altre ragioni: da molte settimane gli insegnanti burkinabé hanno smesso di valutare gli allievi dei licei, protestando contro il governo per ottenere migliori condizioni salariali.

In più, spiega Alban, “il malcontento è venuto fuori anche durante la visita del capo di Stato francese Emmanuel Macron all’università di Ouagadougou, dove gli studenti hanno avanzato rivendicazioni sulle condizioni di vita e di studio, sulla mancanza di opportunità lavorative e sulle infrastrutture non adeguate”. E proprio l’Università Ouaga 1, dove Macron ha tenuto il suo discorso alla gioventù africana di fine di novembre, è tornata a far parlare di sé per scioperi e proteste. Questi sono sfociati, secondo l’emittente ‘Radio France Internationale’, anche in uno scontro violento tra gli studenti favorevoli allo sciopero e quelli contrari.

“In alcune facoltà” racconta ancora Alban, “l’anno accademico 2016 si sta chiudendo solo adesso”. E nei licei “gli insegnanti hanno fatto sciopero, e all’inizio sembrava che gli studenti protestassero per sostenerli, anche mio figlio ha perso una decina di giorni di scuola. Ora invece sembra che i ragazzi si siano mobilitati perché i professori tornino a fornire le valutazioni e interrompano la protesta”. E se la “grande confusione” che si respira nei luoghi della formazione burkinabé questa settimana rischia, secondo Alban, “di essere strumentalizzata dall’opposizione”, d’altra parte “è anche il sintomo di un Paese che è tornato a vivere e crescere dopo aver cacciato (nel 2014, ndr) il dittatore Blaise Compaoré con una sollevazione popolare”.

23 dicembre 2017
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