Malta, l'esperto: "Dai dirottatori messaggio anche all'Italia" - DIRE.it

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Malta, l’esperto: “Dai dirottatori messaggio anche all’Italia”



ROMA – Il dirottamento dell’aereo libico su Malta potrebbe essere in realtà un messaggio per l’Italia, per richiamare l’attenzione sui pro-gheddafiani e sollecitare un maggior impegno da parte del governo di Roma. Questa l’ipotesi proposta all’agenzia Dire Gian Franco Damiano, direttore della Camera di Commercio italolibica (Ccil), buon conoscitore delle dinamiche politiche di quel tormentato Paese.

Tormentato perché, nonostante la creazione di un governo di transizione sponsorizzato dalle Nazioni Unite – che ha faticosamente trovato un compromesso tra le autorità di Tripoli e Tobruk – è ancora reso instabile da vari fattori. Tra questi, l’esistenza di una terza forza all’interno del paese che al momento è stata lasciata fuori dai negoziati: i pro-gheddafiani. Il volo A320 dell’Afriqyah Airways sarebbe stato dirottato proprio da due di loro, come dimostrerebbe il gesto di sventolare fuori del portellone dell’aereo una bandiera completamente verde, simbolo del regime del Colonnello e della sua “rivoluzione”.

Malta è un crocevia quindi è normale che sia attraversata da tante persone, però i nostalgici del regime hanno sin dall’inizio scelto di rifugiarsi in Egitto. Ad oggi se ne contano circa 600mila. Ma come è emerso da alcune fonti- spiega il direttore della Ccil- i due libici volevano venire in Italia. Dato che lo spazio aereo tra Italia e Libia è chiuso, hanno cercato di arrivare tramite Malta. Quando anche da Malta è stato negato loro l’atterraggio dalle autorità italiane, hanno dovuto fermarsi”.

Ma come mai proprio l’Italia? “La relazione con l’Italia- risponde Damiano- è sentita dai libici molto più di quanto noi immaginiamo”. Con l’avvento del nuovo Presidente americano, Donald Trump, e l’irrigidimento delle relazioni tra l’Ue da un lato, e Russia e Turchia dall’altro, lo scenario geopolitico sta rapidamente mutando, e questo si riflette anche negli equilibri interni alla Libia. Gian Franco Damiano ricorda che l’ex Presidente Obama ben tre volte ha ribadito che il ‘dossier Libia’ è di competenza dell’Italia, e Roma fino a adesso “ha mantenuto un profilo molto basso: a parte il sostegno al governo di Unità nazionale di Serraj e interventi umanitari, siamo stati fermi”.

Neanche avere un’italiana, Federica Mogherini, in veste di Alto commissario per la politica estera europea, “ha saputo fare la differenza”. “Avere una Libia pacificata- osserva quindi il direttore Damiano- significa includere queste persone nella ricostruzione del Paese. I pro-gheddafiani si concentrano in particolare nelle regioni del sud. Erano i funzionari a cui spettava il controllo della struttura del Paese, e la loro dispersione ha causato non pochi problemi nel post rivoluzione. Inoltre- aggiunge ancora- percepivano lauti fondi dal Rais. Una volta chiusi quei canali, hanno ripiegato sul traffico dei migranti. Eliminare questo business sarebbe utile anche per tagliare loro l’ossigeno. Per questo un mese fa Tripoli ha chiesto nuovi finanziamenti – poi rifiutati – che servivano ad aiutare proprio le tribù del sud”. Quindi, “una politica più morbida con queste persone – almeno con quelli che non si sono macchiati di crimini – sarebbe una soluzione per ricomporre il Paese”, conclude l’esperto.

di Alessandra Fabbretti

23 dicembre 2016
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