Tutti a casa gli organisti di Dio

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ROMA  – Cattedrali, santuari ma anche insospettabili chiese di provincia sono spesso custodi di organi antichissimi che rappresentano autentici tesori dell’arte. Difficile però trovarvi a suonare un musicista professionista. Sono spesso parrocchiani o persone di buona volontà che si mettono a disposizione della liturgia della domenica o di qualche ricorrenza. L’organo non è un vezzo artistico di contorno, come le chitarre o le pianole dell’epoca moderna, ma un elemento essenziale della musica sacra di cui hanno perso un pò coscienza i fedeli, ma anche, a quanto pare, i prelati.

Per conoscere da vicino questo mondo poco noto al grande pubblico la Dire ha sentito un esperto organista e organologo: Graziano Fronzuto, autore di numerose pubblicazioni sul patrimonio organario italiano, e Paolo Bottini che ha tentato un dialogo con la CEI per il riconoscimento di questa professione. Il quadro sia sul fronte del patrimonio culturale che del lavoro degli organisti è, almeno in Italia, assai triste. Degno di un vero allarme.

organo

L’Italia è ricchissima di organi che sono opere d’arte. “Si va dall’organo del 1475 in san Petronio a Bologna, costruito da Lorenzo di Giacomo da Prato, il piu grande organo tardo gotico che esista al mondo, – spiega Fronzuto- fino agli organi più recenti come quello a 5 tastiere costruito in S. Antonio dei Portoghesi. Il patrimonio storico degli organi del ‘500, ‘600, 700 e anche ‘800 non è in buone condizioni- prosegue- parecchi non sono restaurati, molti sono restaurati male se non del tutto abbandonati. I parroci preferiscono affittare una tastiera elettronica”.

Si tratta di patrimoni che sono nelle chiese ma che rappresentano dei beni culturali per le città che le ospitano. Solo una piccola parte di recente ha avuto dei bei restauri. La situazione è cosi grave solo nel nostro Paese. “In Francia – chiarisce l’esperto – ci sono molti più organi restaurati che non da noi e c’è anche un impegno dello Stato che contribuisce con finanziamenti ad hoc. Al massimo in Italia la CEI concede dei contributi”.

Se sul fronte del patrimonio possiamo lanciare un vero allarme, altrettanto seria è la situazione degli organisti che di fatto, dopo anni di studio e investimenti per corsi di perfezionamento continuo, sono costretti a prestare la loro opera gratis.

“L’attività concertistica in Chiesa è sovrabbondante” – dichiara alla Dire Paolo Bottini, 43 anni, organista di professione che è stato dal 1998 al 2011- anno di scioglimento- , Segretario dell’Associazione Italiana Organisti di Chiesa-, ma parliamo di esibizioni musicali extraliturgiche. “Il mestiere di organista liturgico – prosegue – non è previsto in Italia, né in termini economici né previdenziali”. Questo accade perchè non c’è nella Chiesa cattolica un riconoscimento dovuto a questi musicisti né la considerazione che la loro opera sia necessaria ai fini dello svolgimento della liturgia. E’ per questo che numerosi parroci, cui spetta in ultima istanza la facoltà di assumere o meno un organista, anche di Chiese storiche e importanti, si avvalgono dell’opera di volontariato di gente che sa “arrangiarsi a suonare”, ”ed è questo ad aver prodotto”, prosegue Bottini “uno scadimento della musica sacra cattolica negli ultimi decenni”.

Si dice “amareggiato” per questa situazione generale, anche come uomo di fede. Essere organisti non è solo essere musicisti da concerto, ma vuol dire offrire un “servizio che si fa a un culto”. L’interpretazione data dalla fede non è la stessa di chi mette in pratica il solo esercizio tecnico.

Singolare che proprio la Chiesa cattolica che riconosce l’organo come strumento principe della sua liturgia non dia lavoro agli organisti. Questo perché, che si suoni o no Bach durante la liturgia, per venire al dunque, la messa vale lo stesso. Ma lo scenario cambia se si va in Francia. Eppure la dottrina è sempre la stessa e anche la santa messa. Qui l’associazione dei musicisti di Chiesa di Parigi, come un vero e proprio sindacato, ha stipulato con la Diocesi di Parigi un accordo per il riconoscimento di un contratto ad hoc valido per tutto il Paese.

Tutta un’altra musica poi, è proprio il caso di dire, con la Chiesa protestante. Li’ la funzione dell’organista è complementare a quella del pastore, pertanto è più facile trovare musicisti regolarmente assunti. “Il canto e la musica – spiega Bottini- nella liturgia protestante sono parte integrante del culto”. Martin Lutero nella sua riforma valorizzò musica e canto, cinque secoli fa. La Chiesa cattolica ha una tradizione più giovane e tanta strada da fare.

Proprio di questo impoverimento liturgico ha parlato Graziano Fronzuto nella sua lunga intervista alla Dire. Se entrate in una Chiesa in Francia o in Germania, o nelle chiese francesi e tedesche di Roma, San Luigi dei Francesi ad esempio, “quando l’organo intona un canto tutti i fedeli cantano insieme”. Il pubblico italiano invece, nelle chiese di oggi, dove spesso l’organo neppure è previsto, canta la cosiddetta “messa beat” al suono della musica leggera commerciale e non ha alcuna sensibilità, educazione nè conoscenza per la musica sacra della liturgia.

Agli organisti d’Italia l’appello di un esperto e studioso come Fronzuto non può nascondere le insidie che gravano su questa professione. Ai giovani dice infatti senza mezza termini “di cercarsi anche un altro lavoro per mantenere la famiglia o di emigrare. Uno degli organisti di Santa Maria Maggiore di Roma è finito negli Stati Uniti perchè almeno lì viene retribuito”. Anche Fronzuto nonostante suoni da quando aveva 11 anni, oggi ne ha 51, è organista “volontario” nella Chiesa della Santissima Immacolata di Via Taranto a Roma. Lavora all’Enel, è ingegnere perchè come lui stesso dice: “In Italia non ci si riesce a mangiare con i proventi della musica”. A trasmettergli la passione per l’organo fu l’amore per Bach della sua insegnante di pianoforte, discepola di Albert Schweitzer. Non basta lo studio per essere bravi organisti. Bisogna persino avere qualcosa di piu della passione. La definisce “vocazione”. L’unica cosa che resta a chi non vede riconosciuto il proprio studio e lavoro.

Non ci sono impegni concreti sul tavolo per salvare questo mondo artistico -musicale. A chi entra in una chiesa cattolica, magari anche d’arte e antica, potrebbe capitare di osservare le canne di un organo di secoli fa ridotte al silenzio o arrangiate da un dilettante. Se la Chiesa non interverrà a difendere la musica sacra, se lo Stato non farà la sua parte come accade altrove per le opere d’arte che sono a beneficio di tutti, oltre all’assenza di futuro professionale, tra qualche anno nessuno più conoscerà nulla di questo mondo. Per qualcuno sarà un torto a Dio, per tutti gli altri una grande perdita culturale. E il patrimonio storico degli organi, la musica sacra e il talento di validi professionisti nell’esercizio del culto, rischiano di andare completamente in oblio per una musica religiosa, altro che sacra, da “piano bar”.

di Silvia Mari, giornalista

23 Dic 2015
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