Migranti, le Ong tornano nel Mediterraneo: “Noi la flotta solidale europea”

“E' in corso una guerra contro la solidarietà che sta avvelenando l’aria di questo Paese"

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ROMA – Oltre 17mila morti negli ultimi cinque anni nel Mediterraneo, una persona su cinque deceduta durante la traversata. Numeri allarmanti nei giorni in cui parte la terza missione coordinata dalla piattaforma della società civile Mediterranea con Open Arms e Sea Watch per i salvataggi nel Mediterraneo.

“Oggi inizia una missione che ci riempie d’orgoglio- spiega Alessandra Sciurba, rappresentante di Mediterranea, in conferenza alla Stampa Estera- la Libia non e’ un porto sicuro, ci sono aberrazioni giuridiche che nessuno prende in mano. Ci sono violazioni dei diritti ogni giorno e le vittime sono sempre i più deboli. Il dato dei duemila morti da gennaio 2018 e’ anche inadeguato, si tratta di numeri al ribasso” . Dalla seconda missione coordinata ad ottobre, sostengono i rappresentanti degli equipaggi, il clima e’ diventato se possibile ancora più pesante.

“Da allora- spiega Sciurba- c’e’ stata la vicenda di Riace, il decreto sicurezza e immigrazione, il vertice sulla Libia a Palermo che si e’ rivelato una pantomima, l’emarginazione dei bambini di Lodi, lo sgombero di Baobab, il caso Aquarius”.

Secondo Alessandro Metz, altro membro dell’equipaggio, “e’ in corso una guerra contro la solidarietà che sta avvelenando l’aria di questo Paese. Eppure una parte della società sicura sta cercando di salvarsi da questo momento storico, in cui una forza avvilente e avvelenatrice ci dice di vivere nella società dell’odio. Volevano desertificare il Mediterraneo e far sparire occhi scomodi, invece si sono ritrovati una flotta solidale europea. C’e’ soddisfazione per aver dimostrato che non ci hanno spaventato” , conclude.

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23 Novembre 2018
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