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San Marino

CGG-aulaSAN MARINO – I nuovi nati sul Titano non avranno più, in via automatica, il cognome del padre. Ma potranno ricevere quello della madre, oppure di entrambi. Almeno dall’entrata in vigore della legge “Modalità paritaria di trasmissione del cognome” approvata oggi dal parlamento sammarinese con 41 voti a favore, 2 contrari e un astenuto. “Con questa proposta di legge”, di iniziativa popolare, “si stabilisce la possibilità di trasmissione del cognome per via materna, paterna o congiunta”, afferma in Aula la democristiana Anna Maria Muccioli leggendo la relazione unica che accompagna il testo.

“Si intende” così “eliminare una delle rimanenti barriere che impediscono una compiuta parità di genere nella struttura giuridica del Paese”. Grazie alla normativa, che ha registrato consensi nella maggioranza come nell’opposizione, “si potranno mantenere vivi molti cognomi storici sammarinesi che stanno scomparendo”, e “si permetterà, al momento della registrazione del neonato allo stato civile, che i genitori possano di comune accordo scegliere quale cognome attribuire al bambino: quello del padre, della madre o di entrambi in ordine alfabetico”.

Dal governo il segretario di Stato agli Interni, Giancarlo Venturini, ricorda che “oggi il cognome è di linea paterna e ciò limita la libertà di scelta dei genitori”. Mentre dall’opposizione Mimma Zavoli di Civico 10 parla di un progetto di legge di portata “rivoluzionaria che ha trovato consenso tra forze politiche con visioni diverse sulla parità dei diritti e sulla famiglia”. Chiede di più, invece, Gloria Zafferani del movimento Rete: “Si potrebbe iniziare a togliere riferimenti strettamente patriarcali come per esempio il fatto che nella dichiarazione di famiglia si nomini ancora il padre come capofamiglia”. Dal Psd Michele Muratori parla di un “notevole passo avanti”, Paride Andreoli del Partito socialista conferma il suo “giudizio positivo”, Francesca Michelotti di Sinistra unita plaude a una legge che “si pone in evidente contrasto con l’ordine patriarcale che nei secoli ha subordinato il ruolo della donna e ha contribuito alla sua discriminazione nel contesto sociale”. Dal Pdcs Alessandro Cardelli sottolinea il lavoro fatto dal dicastero di Venturini, “che ha consentito un ampio confronto, portando poi a un testo finale migliorativo”. Ma nel suo intervento c’è un passaggio che infastidisce l’alleata Denise Bronzetti, in Aula come indipendente: “Sentir parlare di compromesso, come fatto da Cardelli, riduce quello che è un grande risultato”.

Qui il resoconto integrale della seduta: Cgg_23novembre1

23 novembre 2015
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