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DIRE - LE OPINIONI

Madrid versus Barcellona, ci vorrà tempo per abbattere i muri

*Javier Rubio per www.agensir.it

Inquadrato su uno sfondo di architettura rinascimentale del Palau de la Generalitat, sede del governo autonomo della Catalogna, con la bandiera catalana accanto a quella europea, il presidente Carles Puigdemont si rivolge alla telecamera con un breve discorso di sette minuti e mezzo in catalano, e con due brevi aggiunte, una in spagnolo e un’altra in inglese. Sono le ore 21 e tanti telespettatori interrompono per un momento la cena per sentire la reazione di Puigdemont alle misure annunciate otto ore prima dal presidente Mariano Rajoy, dopo il Consiglio dei ministri straordinario avuto questo storico sabato 21 ottobre.

“Colpo alla democrazia”. Da una parte dunque la cura scenografica, a significare la longevità secolare della società catalana, all’altra il peso di un messaggio, trasmesso in diretta per le tv e diffuso poi per le reti sociali, in cui Puigdemont denuncia “il colpo da parte dello Stato spagnolo alle istituzioni catalane”, nel “tentativo di uccidere” il suo autogoverno. “L’umiliazione che il governo spagnolo infligge – aggiunge – facendo da tutore di tutta la vita pubblica catalana, dal governo ai mezzi di comunicazione pubblici, è incompatibile con un atteggiamento democratico e si colloca fuori dallo stato di diritto”.

Il messaggio di Puigdemont alla Spagna e all’Europa. Negli ultimi due minuti, Puigdemont si rivolge in spagnolo “ai democratici spagnoli”, per ricordare loro che “quel che si fa con la Catalogna è un diretto attacco alla democrazia, il che apre le porte ad altri abusi della stessa indole in altre parti”, e poi in inglese ai cittadini europei, per metterli in guardia sul fatto che

“se i valori fondanti europei sono a rischio in Catalogna, lo saranno anche in Europa”.

Così ha risposto Puigdemont alle misure approvate dal governo centrale, annunciando anche il suo proposito di convocare in questi giorni una sessione straordinaria del Parlament per discutere su tali misure.

Gli obiettivi di Rajoy. Alle 13.30, era stato Mariano Rajoy a comparire nella sala stampa del Palacio de la Moncloa, dove lo sfondo è sempre lo stesso: lo stemma della Spagna più la bandiera spagnola e quella europea. Ai giornalisti ha spiegato in un discorso lungo ventisette minuti i particolari dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, allo scopo di raggiungere quattro obiettivi:

tornare alla legalità, recuperare la normale convivenza, riattivare l’economia e convocare elezioni in Catalogna entro sei mesi.

Le “misure” di Madrid. La serie di misure, da sottomettere al Senato, che probabilmente approverà, entreranno in vigore appena pubblicate sul Bollettino ufficiale dello Stato. Comprendono la cessazione di tutti i membri del governo catalano e la creazione di un qualche organismo che assumerà le funzioni della Generalitat. Più concretamente, le misure riguardano la sicurezza e l’ordine pubblico, la gestione economica e finanziaria, il controllo dei mezzi di comunicazione e delle telecomunicazioni e il funzionamento del Parlamento catalano. Mariano Rajoy ha insistito più volte sul fatto che con questo modo di procedere “non va a sospendere né l’autonomia né l’autogoverno della Catalogna”, anzi, si tratta di fermare “le persone che hanno messo questo autogoverno fuori della legge e della Costituzione e dello Statuto (Statuto di autonomia, ndr)”.

Si stanno alzando muri difficili da abbattere

Come qualificare questo scontro di discorsi ben arguiti? Forse siamo davanti ad una guerra di parole con schermaglie in un campo di battaglia mediatico che cercano di far leva sulla coscienza di anonimi soldati senza armi convenzionali. Le armi ora sono le parole: si usano stessi termini ma con significato diverso. Dipende da chi le pronuncia. E tale guerra sta conducendo i cittadini, di qua e di là, indipendentisti e non, verso una inevitabile deriva: troppi messaggi antagonisti stanno alzando muri che per abbatterli, ci vorrà tanto tempo.

(*) direttore di Ciudad Nueva (Spagna)

23 ottobre 2017

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