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Un ‘esoscheletro’ per camminare e un’app per far telefonare i non udenti – Ecco le ‘Tecnologie le abilitanti per l’inclusione sociale’ – Guarda i VIDEO

ROMA – Una start up innovativa a vocazione sociale “con l’obiettivo di ridurre le barriere di comunicazione nel mondo della telefonia”, un esoscheletro, ‘Phoenix’, “che sostiene il corpo e permette alle persone affette da disturbi del movimento di camminare e aumentare la propria forza e resistenza”. E poi, ancora, Mamma Cult, un brand creato per rispondere alle esigenze delle famiglie con con bambini piccoli che vogliono visitare città d’arte, oppure Pedius, servizi di comunicazione che consentono alle persone sorde di effettuare normali telefonate utilizzando le tecnologie di riconoscimento e sintesi vocali.

Sono queste alcune delle idee e soluzioni di imprese laziali presentate in occasione del workshop ‘Tecnologie abilitanti per l’inclusione sociale’, organizzato all’Ara Pacis, a Roma, da Lazio Innova con il coordinamento scientifico del Consorzio Roma Ricerche, realizzato nell’ambito della ‘Call 4 Innovators’ lanciata dalla Regione Lazio.

L’evento si è quindi focalizzato sullo stato dell’arte della ricerca e dell’innovazione tecnologica per aumentare l’integrazione e “rendere uguali tutti i cittadini, dando spazio a quelle realtà del territorio regionale in grado di esprimere tecnologie, progettualità e prodotti”.

Tutti i progetti sono nati e sviluppati nel territorio della regione Lazio da imprese, centri di ricerca, start up e spin off universitari come CNR IBB (Istituto di Biostrutture e Bioimmagini CNR) Mes, Ablio, Pedius, Transtec Services, Ican Robotics (spin off dell’Università Campus Bio-Medico di Roma), Mamma Cult e altri ancora.

CAMPITELLI (LAZIO INNOVA): RISPONDERE A BISOGNI PERSONE SERVE A GENERARE INNOVAZIONE – “Tra tutti i laboratori e gli ambienti di sviluppo messi in campo in questi mesi per Expo, quello di oggi è uno di quelli che ha maggiore concretezza”. Lo ha detto Luigi Campitelli di Lazio Innova. Interpellato dall’agenzia DIRE, Campitelli ha sottolineato l’importanza di dare “risposte immediate ai bisogni di persone” e per farlo “c’è bisogno di generare innovazione” e ci deve essere “cooperazione tra innovatori, imprese e gli stessi ‘clienti’, destinatari dei servizi che possono essere realizzate”. Campitelli ha poi parlato del “mix di prodotto/servizi” che deve essere “il risultato di un processo di creazione che coinvolge il cliente, l’impresa, il centro di ricerca e che contribuisce a creare comunità”.

DE FURIA (CRR): LA PERSONA E’ AL CENTRO DELLA SFIDA TECNOLOGICA – “Le innovazioni tecnologiche applicate in campo sociale rappresentano una grande opportunità per lo sviluppo di una società sempre più aperta- ha commentato Fabio De Furia, Presidente Consorzio Roma Ricerche e VicePresidente Miami Scientific Italian Community- e il tessuto produttivo di Roma e Lazio, grazie alla presenza delle università, di laboratori e centri di ricerca, sa esprimere tanta eccellenza nel campo del trasferimento tecnologico. L’impegno del CRR è quello di sostenere le imprese, le Istituzioni e tutti quei progetti che hanno una forte valenza sociale e che sappiano mettere la persona al centro della sfida tecnologica. Una visione condivisa con l’Europa che proprio con il programma Horizon 2020 ha messo al centro della propria programmazione le societal challenges”.

ECCO PEDIUS, L’APP PER FAR TELEFONARE I NON UDENTI – Un messaggio di testo che si trasforma in voce e la voce che diventa testo. E’ il meccanismo alla base di Pedius, l’app che consente anche ai non udenti di poter telefonare con uno smartphone. L’idea e’ di Lorenzo Di Ciaccio, un giovane imprenditore, che ha parlato di Pedius in occasione del workshop ‘Tecnologie abilitanti per l’inclusione sociale’, organizzato all’Ara Pacis, a Roma, da Lazio Innova con il coordinamento scientifico del Consorzio Roma Ricerche, realizzato nell’ambito della ‘Call 4 Innovators’ lanciata dalla Regione Lazio.

“L’idea di Pedius e’ nata una sera guardando in tv una intervista a Gabriele, un ragazzo sordo che aveva avuto un incidente d’auto una notte e non aveva potuto chiamare una ambulanza. Ho pensato: ma come, con tutta la tecnologia che abbiamo non possiamo risolvere questo problema?”, ha detto. Lorenzo ha lavorato nel mondo della tecnologia e questo gli ha dato lo spunto per ideare l’applicazione di Pedius: “Ho pensato a Pedius per cercare di risolvere questo problema- ha detto ancora alla Dire- e ho coinvolto i miei compagni di studi. È nata questa idea, diventata azienda un anno dopo”. L’inizio, pero’, non e’ stato facile: “Il primo riscontro non fu facile, quando raccontavi che volevi fare un telefono per sordi ti ridevano davanti. Ma quando ho fatto un prototipo funzionante tutti sono rimasti a bocca aperta. E poi il riscontro con la comunita’ dei sordi, il piu’ bello. Come il caso di una donna, incinta, che ha avuto un malore mentre era sola a casa: con la nostra applicazione riusci’ a chiamare il medico. Ci ha poi scritto una email molto bella per ringraziarci”. Ma in cosa consiste l’applicazione? “Permette di chiamare verso qualsiasi telefono usando il proprio smartphone: trasformiamo una chat in telefonata, viene letto un messaggio da una voce e quanto detto al telefono contemporaneamente diventa testo. E non c’e’ bisogno di alcuna app particolare dall’altra parte”. L’applicazione ha gia’ trovato estimatori importanti come “Telecom che ha adottato il nostro metodo” per il call center.

CON ‘PHOENIX’ PER DISABILI E’ POSSIBILE CAMMINARE – Il silenzio che accompagna Eugenio nel momento di provare l’Esoscheletro Phoenix mette i brividi. Come vederlo alzarsi dalla sedia a rotelle su cui è costretto grazie al ‘Phoenix’, e percorrere, avanti e dietro, un tratto del palco. Phoenix, l’esoscheletro della Mes, la società di Roma attiva nei settori della meccanica, dell’elettronica, dell’optronica e dei servomeccanismi è una struttura esterna che sostiene il corpo e permette alle persone affette da disturbi del movimento di camminare e aumentare la propria forza e resistenza. Mediamente, fanno sapere dalla Mes, servono circa sette giorni al paziente per apprendere l’uso del Phoenix anche se ci sono casi come quello di Eugenio in cui è bastato meno (“Quattro giorni- ha raccontato- Ora ho bisogno del supporto degli ingegneri, ma facendo pratica si riuscirà anche da soli, sarà fruibile al paziente”).  Mes è una azienda di ingegneri e “per caso siamo arrivati all’Esoscheletro, parlando cioè con amici medici. E ci siamo appassionati. Volevamo fare un qualcosa di diverso rispetto all’esoscheletro in commercio, il nostro è semplice, leggero, facile da usare- raccontano durante la presentazione i rappresentanti dell’azienda- Che sia uno strumento che accompagna anche in fase post riabilitativa”. Il prossimo passo, infine, sarà rivolto ai più piccoli: “Pensiamo di miniaturizzare il Phoenix per i bambini disabili. E questo aprirà a una serie di ricerche”.

di Adriano Gasperetti – giornalista professionista

23 settembre 2015

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