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“Ciao Giancà”. Trent’anni fa la morte del giornalista diventato un simbolo

giancarlo_siani_omicidio_mattinoROMA – Di sicuro oggi sarebbe un uomo adulto, con molta probabilità sarebbe a capo di un giornale o una delle firme di punta di una grande testata giornalistica, di quelle che firmano gli editoriali di prima pagina, di quelli in grado di fare opinione. Ipotesi, solo ipotesi. La vita di Giancarlo Siani si è fermata il 23 settembre 1985 a soli 26 anni.

Trent’anni da quella sera, un tempo più lungo della stessa vita vissuta dal giovane giornalista napoletano. Oggi Giancarlo vive nel ricordo dei suoi cari, dei colleghi e soprattutto dei tanti ragazzi che ammirano il coraggio del cronista, la sua voglia di ricercare la verità dei fatti. Una ricerca che le famiglie camorristiche gli fecero pagare con la vita.

“Riteniamo l’esempio di Giancarlo ancora vivo e se lui vive nel suo esempio, per noi, giusto allora festeggiarne il compleanno. Sono quattro anni che il 19 settembre facciamo questa festa e la nostra intenzione è quella di continuare”. A parlare è Simone Scarpati presidente dell’Associazione Studenti Napoletani Contro la Camorra che ha deciso di festeggiare il compleanno di Siani e non commemorare il giorno della sua morte. “Non ci sono vittime di serie A e B, ma il suo essere giovane come noi, il suo essere un lavoratore precario, la sua semplicità e caparbietà nel cercare la verità, la sua dedizione al lavoro che amava, sono tutte componenti di gran fascino e che ci rendono, in qualche maniera simili”.

“Ci sono giornalisti che vengono messi a tacere con le armi, altri con la delegittimazione: a Giancarlo Siani toccarono entrambe le cose”. Le parole sono di Roberto Saviano e sono tratte dalla prefazione al volume “Fatti di Camorra – Dagli scritti giornalistici” di Giancarlo Siani, a cura dell’associazione intitolata proprio al giornalista napoletano, libro che, proprio oggi, riceverà il Premio Siani 2015. L’attività giornalistica di Siani continua a travalicare quel particolare momento storico perché, come scrive ancora Saviano “gli articoli di Siani appaiono purtroppo ancora attuali per i loro contenuti: basta sostituire il nome di un boss o di un politico o di un paese per capire che il sistema non è cambiato, che i meccanismi sono sempre gli stessi, semmai si solo evoluti, modernizzati, perfezionati. La terra che raccontava Siani, Torre Annunziata degli anni Ottanta, non è molto diversa da certi quartieri di Napoli oggi: magari è cambiato ciò che si spaccia, ma non le dinamiche. Le stesse immagini che Siani descriveva si vedono adesso nelle favelas del Brasile, nelle banlieues parigine, nei bronx delle metropoli statunitensi, nelle città di frontiera del Messico. Ci sono dinamiche criminali che non hanno confini, sono internazionali: si muore a Napoli come a Rio, muore chi racconta a Nuevo Laredo come chi racconta in Guatemala”.

La criminalità organizzata si evolve ma non cambia e a Napoli, come ovunque nel mondo, si continua a morire quando in maniera volontaria o per puro caso si entra nella sua sfera di azione. “C’è bisogno di analizzare e capire la nuova realtà”, spiega Geppino Fiorenza, già referente regionale Campania di “Libera Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie” e responsabile del centro di documentazione regionale contro la camorra. “Necessario guardare il fenomeno criminalità sotto diversi punti di vista. I giovani che scimmiottano i boss vecchio stampo lanciano la città nello sgomento per l’efferatezza delle loro azioni. Ma, non bisogna dimenticare, che i ragazzi sono due volte vittime. Vittime del reclutamento senza scrupolo dei clan e altrettanto vittime del loro futuro segnato dalla galera o dai ‘colpi’ dei clan avversari o di quelli delle forze dell’ordine”. Per Fiorenza oggi c’è bisogno di ‘tavoli’ meno commemorativi e più operativi “dove istituzioni e società civile possano individuare azioni che vadano dal risanamento urbano, al lavoro” in modo da “strappare i ragazzi al reclutamento” della criminalità. Operatività che comunque, spiega ancora Fiorenza, non parte da zero ma può contare, sui successi delle Istituzioni e sulla ‘lezione’ che uomini, come Giancarlo Siani, hanno lasciato in eredità alle giovani generazioni.

 

di Giuseppe Pagano

23 settembre 2015

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