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DIRE…tta dal (pianeta) Giappone, 8 pillole per scoprire un paese folle/FOTOGALLERY

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BOLOGNA – Se pensate che gli aborigeni o i pigmei sono strani, non siete mai stati in Giappone. Un paese e un popolo incomprensibili per noi occidentali, che li conosciamo soprattutto tramite i cartoni animati, peraltro assolutamente aderenti alla realtà. Io ci sono stata, in compagnia di quattro amici, solo due settimane. In questo breve periodo non sono riuscita a staccare gli occhi dalla gente, i palazzi, le case, le strade, il cibo, i treni, le auto, le sale giochi, le false geishe e i falsi ninja e sì, i bagni. E ho fotografato di tutto, come i giapponesi fanno da noi (e ora capisco il perché). Consapevole che non basterebbe una Treccani per raccontarvi le follie di questo paese, metto in fila alcune delle cose che non dimenticherò mai. E che mi fanno dire, diversamente da altre volte e altri luoghi, che qui devo assolutamente tornarci.

giappone_trasporti3Comunicazione. Ovvero, ‘come se fosse antani’. Ecco, coi giapponesi non è solo la lingua che ti frega. Non solo il fatto che in pochi parlano inglese e quando lo parlano, spesso, ti chiedi se sia venusiano. Il problema è anche che loro, per educazione, fanno una fatica boia a dirti “sì” o “no”. A loro, per carattere, non piace prendere una posizione netta e contraddire. Tanto meno un ospite o un forestiero. A loro, più di tutto, piace usare il “forse”. Se davanti a un menù scritto con gli ideogrammi chiedi al cameriere se un piatto è a base di carne o pesce, può accadere:

A. Che non capisca la domanda

B. Che la capisca, ma non sappia spiegarsi in inglese

C. Che, in quanto ospite e straniero, si debba fare l’impossibile per non contrariarti e per farti piacere.

Quindi la risposta sarà: “Yes”. Al tuo insistere, si aggiungerà un “maybe”. Se sei fortunatissimo, lui o lei tenterà di azzeccare la tua preferenza e ti confermerà la prima che hai detto, “meat”. Comunque rassegnati, perché al 90% ti arriverà del tofu.

La stessa cosa può accadere se chiedi indicazioni per una strada. Il lato positivo, però, è che se il tuo interlocutore ha capito la domanda e sa dov’è il posto, ti ci porta. Per due ragioni: perché i giapponesi sono gentilissimi e perché altrimenti ci vorrebbe una settimana per spiegartelo. E si sa che loro, di giorni di ferie, ne hanno pochi. Contrariamente a quanto accade di solito, usare il traduttore di google qui può aiutare, e affittare un wifi portatile che ti consente il collegamento a internet, è una salvavita per moltissime evenienze. Giuro.

giappone_sensi_uniciLa fila, ovvero, una filosofia di vita. I giapponesi fanno la fila. I treni e la metro si fermano esattamente dove ci sono delle apposite strisce che indicano lo spazio per scendere e quello dove fare la fila. Si fa la fila per salire sulla scala mobile e si sta a sinistra per lasciar passare chi ha fretta (Ok, fin qui si tratta di un’abitudine che trovi anche a Londra). In Giappone, nelle stazioni della metropolitana, dei treni e in diversi centri commerciali, ci sono anche le corsie per i pedoni, e ‘si guida’ a destra, giusto per mettere ancora più in difficoltà l’italiano già sfasato per tutto quest’ordine. Insomma, se ti confondi e prendi la corsia contromano, vieni travolto da un’ondata di persone che non ti vedono. Perché guardano lo smartphone. Va da sé che si fa la coda agli sportelli, per la strada, davanti ai semafori e ci si mette in (ordinatissima) coda anche davanti ai ristoranti. Ed è tutto previsto, dato che all’ingresso vengono posizionate delle sedie e si scorre, appena i primi entrano nel ristorante. Davanti ai negozi, per non intralciare troppo chi cammina per strada, la fila si spezza e prosegue dall’altro lato del marciapiedi. Talvolta c’è anche un addetto che regola il traffico. A Tokyo, se in tre o quattro crei una fila indiana a caso, un minuto dopo dietro di te si fermano, ordinati, alcuni giapponesi. Perché se c’è una fila, loro la fanno. A prescindere dal perché.

giappone7Trasporti. Ovvero, l’insondabile. A Tokyo la metro non è in mano a una sola compagnia. Così come i treni sono gestiti da società diverse. Quindi, anche se loro sono bravissimi coi biglietti integrati, la rete è talmente complicata che ho visto gli stessi giapponesi usare maps trasporti, che ti spiega come fare per andare dal punto a al punto b. Il consiglio è di non provarci neanche a capire come è la rete. Ribadisco, prendi il wifi portatile a noleggio, guarda maps trasporti e prova a fidarti. Talvolta, come è successo a noi, finisci dall’altra parte della città, perché ci sono due vie che si chiamano allo stesso modo. Consolati, pare che perdersi a Tokyo o Kyoto sia uno degli sport preferiti dai turisti. A proposito, a Tokyo, c’è un servizio meraviglioso di guide volontarie non professioniste che ti portano in giro per la città per almeno mezza giornata, senza cacciare una lira. Tu devi solo pagar loro eventuali biglietti d’ingresso e, semmai, il pranzo. La nostra, Chika, non solo ha passato con noi 12 ore filate accompagnandoci ovunque volessimo andare, ma ci ha fatto un origami e un regalo a testa. Chika, di mestiere fa l’ingegnere informatico alla Oakley, lavora 10 ore al giorno se va bene, a casa ha una vecchia mamma da accudire, e il suo giorno libero lo passa con cinque sconosciuti. Poi ditemi che i giapponesi non sono pazzi.

giappone_bagno2Il bagno. Ovvero, la civiltà assoluta in un wc. Me lo hanno detto tutti e tutti lo hanno messo tra i ricordi cult del Giappone. E non posso che essere d’accordo. Confermo la diceria sul suono che si attiva quando ti siedi (mi hanno parlato di musica, ma ho trovato solo la registrazione di scrosci d’acqua) per evitarti l’imbarazzo dei rumori. Confermo anche la seggetta riscaldata, comfort più utile in dicembre che in agosto, quando il clima è talmente caldo che la Valpadana ti sembra il Trentino. Con l’aria condizionata a mille di alberghi e centri commerciali, comunque, il calduccio alle terga non disturba nemmeno d’estate.

giappone_bagno4E sì, è vero pure che il water è anche un bidet, con lo spruzzo di acqua all’uopo per il ‘dopo’: è sia da maschio che da femmina (ci sono delle icone che te lo spiegano chiaramente) e la pressione e la temperatura dell’acqua sono regolabili. Dopo vari tentennamenti e timori, e dopo aver controllato bene i comandi, ho provato. Il mio personale responso è che dovremmo esportarli, averli in tutte le case e in tutti gli alberghi. Non nei luoghi pubblici, perché in Italia se li fotterebbe subito qualcuno. Esiste anche la variante che ti fa sentire come la Magica Emy dei cartoni: ha il coperchio che si alza da solo al tuo ingresso in bagno. C’è anche quello che fa felici le mogli e le conviventi dei maschi pigri: con un lieve sfiorar di tasto, la seggetta viene su da sola. Non manca la toilette attrezzata per le mamme, con una sorta di seggiolino, accanto al wc, per ‘imbrigliare’ il pargolo mentre si fanno i propri bisogni. Infine, i cartelli con le indicazioni per usare il water: non salirci coi piedi e non farla dalla distanza, tentando di centrare il water, non avvolgersi con la carta igienica.

Quanto ai bagni delle camere di albergo, ne abbiamo trovato uno col vetro tra toilette e stanza da letto, che permette agilmente al compagno di camera di godere dello spettacolo mentre tu sei in ‘seduta’. giappone_bagnoCon grande sollievo, poi, abbiamo scoperto che c’era una veneziana da tirare giù all’occorrenza. I lavandini, poi, spesso sono talmente piccoli che per lavarsi i denti o la faccia, fai prima a entrare nella doccia. Visto che nelle case e molte camere di hotel e guesthouse non si entra con le scarpe, oltre alle abbondanti ciabatte d’ordinanza‘, ci sono anche quelle fatte apposta per l’ingresso in bagno, riconoscibili dalla scritta “wc”.

Il fumo, ovvero l’inferno dei tabagisti. Se sei un fumatore e non riesci a farne a meno, il Giappone non fa per te. giappone_fumoA meno che tu parta con la ferma intenzione di smettere o di fumare parecchio meno. E’ proibito praticamente ovunque, non solo nei luoghi chiusi, ma persino per strada. A ogni angolo e a ogni semaforo, ovunque ti possa fermare, c’è il segnale che ti ricorda che non puoi proprio accenderti una sigaretta. A Tokyo, in una settimana, ho trovato due sole aree fumatori all’aperto: una, a un incrocio, sotto il sole, senza manco una panchina e l’altra, davanti a un tabaccaio (sempre senza uno straccio di posto in cui sedersi). Ovviamente, se vieni pizzicato a fumare dove non puoi, scatta la multa. Se, con la bava alla bocca, becchi la ‘cabina’ da tabagisti, di solito ben nascosta negli alberghi o vicino alle stazioni, rassegnati a puzzare per le successive tre ore. Sono dei loculi, con un aspiratore che non aspira e dei compagni di sventura dall’aria assente e disperata: ti passa subito la voglia. In compenso, nei grandi alberghi c’è il piano dedicato alle stanze per fumatori: te me accorgi appena esci dall’ascensore, perché ti avvolge una fumana insopportabile. Anche in alcuni ristoranti ci sono i tavoli da tabagisti, che però sono inspiegabilmente attaccati a quelli per i non fumatori. E, anche qui, gli aspiratori ci sono per bellezza.

giappone_cibo4Il cibo. Ovvero, un altro viaggio. Il Giappone è considerato il bengodi dei gourmet, ed è vero che i piatti sono tanti, a base di ingredienti semplici e sani, e decisamente gustosi. Se entri nel loop, arrivi come me ad addentare sushi e sashimi alle 9 del mattino o la tempura a merenda. E a tentare ogni tipo di “pasta”: soba, ramen e udon, specialmente in brodo. Consiglio però di portare un bavaglio, e bello grande. Io sono riuscita a imparare a non sporcarmi solo l’ultimo giorno, dopo aver impataccato ogni capo, calzini e scarpe comprese, che mi sono portata in valigia. L’alternativa è mangiare con la faccia immersa nella scodella, come nei cartoni animati, cosa che i giapponesi fanno anche nella vita vera, risucchiando spaghetti e tagliolini con un rumore da idrovora e contravvenendo a una ferma regola del galateo occidentale. La mia unica grande sconfitta culinaria è stata la colazione tradizionale giapponese, a base di miso, prugne marinate e salate, tofu e non so quale altra diavoleria dal sapore indescrivibile. Non ce l’ho fatta. Ah, e fatevi spiegare come si usano le bacchette, perché non ci sono alternative.

giappone_telefonoSmartphone e Pokemon go. Ovvero, noi italiani siamo dei dilettanti. Se noi non riusciamo proprio a staccarci da telefonino, i giapponesi sono oltre. Fiumi di persone, ovunque, camminano con occhi fissi sullo schermo. Tanto che le efficientissime amministrazioni locali fanno affiggere cartelloni per far presente che camminare guardando il telefono può “essere pericoloso”. I giapponesi sono talmente assuefatti allo smartphone, che in metro si addormentano col telefono in mano, mentre chattano (salvo poi, incredibilmente, svegliarsi proprio alla fermata giusta e scendere). Un capitolo a parte lo merita Pokemon go, scaricato da tutti i giapponesi dai cinque agli 80 anni. A Tokyo, sulle rive del laghetto del parco imperiale, ho visto gente correre col telefono in mano o ferma in una zona, che continuava a fare sempre lo stesso inequivocabile gesto, quello di chi sta cercando di catturare un pokemon. Tutto confermato dalla guida Chika (che, comunque, ha ammesso di averlo scaricato) e da un avviso affisso all’entrata di un tempio, dove si chiedeva, in giapponese e in inglese, di non usare il gioco.

La moda. Ovvero, vale tutto: dai manga al kimono, fino alle divise scolastiche e Yohji Yamamoto. Per chi, come me, da grande sogna di fare la blogger di moda (oltre alla rock star), il Giappone è una rivista a cielo aperto che ti ipnotizza. giappone_moda9C’è una tale varietà di look, da far impallidire il centro di Milano. Non mancano abiti e tessuti dozzinali, ma sono abbinati in maniera talmente originale che le alternative sono due: o i giapponesi si vestono al buio, oppure sono assolutamente all’avanguardia. Righe, fiori, pois, tartan, colori, pizzi e reti si alternano tra i calzini (imperdibili quelli con le dita), le t shirt, le giacche, le gonne, i pantaloni e le gonne pantalone.

Nel quartiere di Akihabara, famoso per gli appassionati di manga, tecnologia e anche pornografia, giappone_moda2ti trovi davanti ragazze vestite da cameriere sexy che distribuiscono volantini per andare nei Maid café, dove altrettante giovanissime ti servono da bere. Per strada, incroci ragazze in kimono o con la divisa scolastica (camicia, gonna corta tartan, calzettoni e mocassini), altre con zeppe chilometriche, con gonne di chiffon o con la sottoveste sopra ai jeans. I maschi, tutti, hanno la borsa a spalla o a tracolla, le ragazze quella a mano o lo zainetto assieme a un’altra borsa. Le più eleganti, però, sono le signore anziane, loro sembrano vestite proprio da Yamamoto.

di Angela Sannai, giornalista professionista (alla scoperta del Sol Levante)

23 agosto 2016

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