Pakistan, mercoledì al voto. In testa i partiti conservatori

ROMA – Mercoledi’ 105 milioni di elettori saranno chiamati a rinnovare l’Assemblea nazionale e le Assemblee delle quattro province del Pakistan. Al momento, il testa a testa e’ tra due partiti di centrodestra: il Pakistan Tehreek-e-Insaf (Movimento pakistano per la giustizia, Pti), col 29% dei consensi, e la formazione di governo, la Lega musulmana del Pakistan – Nawaz (Pml-N), col 25%. I dati, raccolti dal Sustainable Development Policy Institute (Sdpi) e dal quotidiano locale ‘Herald’, rivelano altri due elementi: a livello nazionale ben il 13% degli elettori si dice ancora indeciso.

A livello provinciale invece, nel Punjab – la regione considerata piu’ significativa per peso elettorale, con oltre 60 milioni di aventi diritto – a essere incerto e’ il 14%. Tuttavia qui il Pml-N domina con il 40% dei consensi, lasciando per il momento il Pti al 33%. Il Pml-N e’ il partito che ha vinto le ultime due elezioni. Grande protagonista e’ Nawaz Sharif, che ha ricoperto la carica di primo ministro entrambe le volte. Tuttavia Sharif si e’ visto comminare proprio qualche giorno fa una sentenza di dieci anni di carcere per corruzione. La reputazione di Sharif e’ stata messa a dura prova nel 2016, quando la diffusione di documenti riservati denominata ‘Panama Papers’ travolse sia lui che la figlia Maryam in una serie di illeciti finanziari. La stampa locale si domanda quanto lo scandalo pesera’ sulla corsa del Pml-N, ora rappresentato dal fratello dell’ex-premier, Shahbaz Sharif.

Il Pti si sta invece affermando con forza anche grazie alla figura di Imran Khan, ex-campione del mondo di cricket, noto in Pakistan per il suo successo sul campo ma anche per i suoi eccessi da play boy. Negli ultimi mesi Khan si sarebbe quindi dato da fare per convincere l’elettorato conservatore e musulmano di essere un moderato e soprattutto un uomo pio, attraverso generosi finanziamenti alle scuole coraniche, promesse di maggior integrazione e dialogo tra i diversi gruppi religiosi e soprattutto promettendo che non tocchera’ la legge sulla blasfemia, un reato che nel Paese prevede fino alla pena capitale. Altro protagonista di queste elezioni e’ Bilawal Buttho, il figlio dell’ex-primo ministro Benazir Buttho, uccisa in un attentato nel 2007. Bilawal corre col Partito popolare pakistano (Ppp), che al momento piace al 20% degli elettori a livello nazionale, ma solo al 7% di quelli del Punjab, in netto ritardo rispetto al Pti e al Pml-N. 

Bilawal, che afferma con forza di portare avanti la “missione politica” di sua madre, resta fedele al programma tradizionale di questo movimento di centrosinistra: piu’ servizi pubblici e lavoro. In Pakistan pero’, oltre alle diseguaglianze sociali – quasi un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di poverta’, stando ai media locali -, pesa la questione della sicurezza. I movimenti jihadisti, tra cui i talebani in testa, continuano a compiere attentati, nonostante gli sforzi dell’esercito per scongiurarli. Gli ultimi – l’11 e il 13 luglio – hanno colpito i comizi elettorali di candidati politici che avevano apertamente proclamato guerra al gruppo armato e che sono costati la vita a una cinquantina di persone.

23 luglio 2018
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