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Addio a Stefano Rodotà, una vita spesa per i diritti dei più deboli

ROMA – E’ morto Stefano Rodota‘. Parlamentare, studioso, docente, primo presidente dell’Autorita’ Garante per la Protezione dei Dati Personali, Rodota’ aveva 84 anni.

DALLA PARTE DEI PIU’ DEBOLI

Una vita spesa per i diritti individuali, in particolare dei piu’ deboli, quella di Stefano Rodota’, professore universitario, parlamentare, studioso, militante e dirigente della sinistra.

Nato nel 1933 a Cosenza, da una famiglia arbëreshë originaria di San Benedetto Ullano, nel 1955 si laurea a Roma in giurisprudenza alla Sapienza. In politica, dopo gli inizi nel Partito Radicale di Mario Pannunzio, viene eletto deputato nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.

Nel 1989 è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto. Dopo la svolta della Bolognina, aderisce al Partito Democratico della Sinistra.

Il suo impegno politico ha sempre coinciso con la difesa dei diritti. Dal 1997 al 2005 è stato il primo Presidente del Garante per la protezione dei dati personali. Gli studi sul diritto alla riservatezza e all’oblio ne fanno uno dei piu’ grandi esperti di privacy e diritti individuali

. Ha insegnato nelle università di Macerata, Genova e Roma, dove è stato professore ordinario di diritto civile e dove gli è stato conferito il titolo di professore emerito. Ha insegnato in molte università europee, negli Stati Uniti d’America, in America Latina, Canada, Australia e India.

È stato professore invitato presso l’All Souls College di Oxford e la Stanford School of Law. Rodota’ ha sempre affiancato all’attivita’ accademica l’impegno sociale, caratteristica che lo ha portato ad essere candidato per l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2013, votato dal Movimento 5 Stelle, da Sinistra Ecologia Libertà e da alcuni parlamentari del Partito Democratico. Negli ultimi anni i suoi interessi si sono concentrati sulla relazione tra internet e tutela dei diritti.

Il 29 novembre 2010 ha presentato all’Internet Governance Forum una proposta di articolo 21-bis, che recitava: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

23 giugno 2017

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