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Pd Roma, Rosati: “Idee e campo largo, congresso sia nuovo inizio”

ROMA – Il congresso del Partito democratico romano sia l’occasione per allontanare le logiche correntizie e inaugurare un nuovo corso basato sul merito, programmi chiari e alleanze. Perché per Antonio Rosati, esponente dem di lungo corso, e’ dalla Capitale che deve ripartire il campo largo del centrosinistra. Ecco l’intervista raccolta dall’agenzia Dire:

– Il Pd di Roma celebra il suo congresso per eleggere il nuovo segretario dopo due anni di commissariamento. Che cosa si aspetta da questo nuovo corso?

“Se interpreto bene il sentimento di tanti iscritti, e anche il mio personale, mi aspetto un nuovo inizio. Sono molto contento che questa e’ la prima volta in cui c’e’ una donna candidata. E visto che da iscritto anche io voterò, l’idea che mi sono fatto e’ che Valeria Baglio abbia voluto dare un segnale di coraggio e di freschezza, a cui aggiunge una solida preparazione e cultura fuori dagli schemi. Sarà lei ad avere il mio voto. A proposito del commissariamento, credo che la gestione Orfini abbia avuto dei punti buoni, ma anche delle cadute. Ancora troppo spesso sento dire ‘Io sto con…’, prescindendo dai contenuti. Io auspico un partito dove questa frase non sia più pronunciata. ‘Io sto con il Partito democratico’, e’ questo che bisogna dire riscoprendo anche un certo orgoglio. Dopo Mafia Capitale dissi che bisognava chiedere scusa, e ho visto che molti hanno seguito questa strada. Ma dobbiamo avere presente che noi ancora oggi dobbiamo attraversare un deserto”.

– Eppure per le candidature si e’ assistito a tratti a vecchie logiche di correnti e di potere. Le sembra che il Pd romano sia pronto per un cambiamento?

“Resto convinto che durante questa fase avremmo potuto costruire delle proposte e delle candidature più semplificate: quattro candidature a mia memoria non ci sono mai state. Ma almeno hanno il merito di essere giovani, e questo e’ una cosa buona. Ancora le differenze tra loro non sono molto chiare, e questo rende evidente il lavorio di correnti e di personalismi. Quali sono le differenze programmatiche di queste candidature? Credo che sia difficile per chiunque rispondere. Quando parlo di nuovo inizio del Pd, intendo proprio questo: farla finita con tutta una serie di pratiche e di atteggiamenti correntizi che non guardano al merito dei problemi della città. I sondaggi ci danno al 18%, ma non sono affatto convinto che nonostante il fallimento chiaro della Raggi, si possa dire che l’alternativa a Roma sia il Pd. E dunque mi aspetto passione e ricostruzione fondate su contenuti, programmi e alleanze che devono partire da comportamento concreti, virtuosi e sobri, frutto di studio e analisi. Il merito deve inondare la nuova federazione romana, ma per fare questo e’ necessario che gli iscritti assumano un nuovo protagonismo”.

– Roma avrà con ogni probabilità un sindaco sotto processo. I sondaggi danno Virginia Raggi in picchiata rispetto a quando e’ stata eletta. E’ l’occasione per i dem di riprendersi la Capitale?

“Noi non dobbiamo riprenderci la città, noi dobbiamo servirla. Dobbiamo riscoprire il gusto dello studio e una sana disciplina democratica. Sento una Babele di proposte e di idee, una Babele incomprensibile ai romani. Ma un partito ha senso se e’ utile ai cittadini e se ha un’idea del mondo, in questo caso progressista e di sinistra. Non si governa Roma senza un’idea del mondo. Ma un partito e’ anche disciplina, e con i referendum si discute sui temi centrali, dai rifiuti ai trasporti. Si vota e poi tutto il gruppo dirigente si uniforma a quella decisione. Perché altrimenti i cittadini da troppi anni pensano che il Partito democratico sia un circo. Non si capisce nulla, ma così perdiamo autorevolezza. Bisogna studiare e definire il programma su poche cose“.

– Infine, a livello nazionale si parla di alleanze. Renzi ha lanciato (fallendo) l’amo a Pisapia. Secondo lei Roma può essere ancora una volta laboratorio per un nuovo centrosinistra?

“Questo e’ un aspetto centrale della politica italiana. E proprio per questo ho scelto di votare Orlando, a fronte di una linea troppo autoreferenziale e autosufficiente di Matteo Renzi. La vocazione maggioritaria ha un suo perché, ma non ha retto alla storia, ne’ in Italia, ne’ in Europa, ne’ nel mondo. La sfida titanica per i progressisti e’ tentare di coniugare sviluppo, benessere e stato sociale con bassissimi tassi di crescita. Davvero a sinistra si può pensare che questa sfida possa essere affrontata senza un campo largo? Il Pd oggi é in uno stato confusionale. Deve tornare alle origini e essere una grande forza utile a chi non ha voce. I personalismi vanno messi da parte, altrimenti dietro l’angolo c’e’ una destra aggressiva e volgare e un populismo pronti a raccogliere la disperazione delle persone. Renzi deve ritrovare la bussola, che mi sembra abbia smarrito dal referendum. Ed e’ proprio a Roma che deve ripartire la ricostruzione dell’alleanza di centrosinistra. L’esempio arriva dalla Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti. Ma serve il coraggio dei leader, perché i federatori, i ‘Vinavil’ come li ha chiamati Romano Prodi, ci sono e sono migliaia disposti a rispondere a questo nuovo grande viaggio”.

23 giugno 2017

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