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Violenza sulle donne? “E’ per troppo amore”. La pensa così 1 italiano su 4

ROMA – La violenza sulle donne in Italia viene  minimizzata, e parecchio. La fotografia desolante scattata dall’ultimo rapporto Rosa Shocking di WeWorld segnala che il 35% degli italiani nella fascia di età compresa tra i 18 e i 65 anni dichiara che la violenza sulle donne è  “una questione che andrebbe affrontata all’interno delle mura domestiche”. Non solo. Nella prima indagine sugli stereotipi e la percezione della violenza di genere condotta da IPSOS emerge anche che il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritene che la violenza sia “frutto di uno stato emotivo, di un raptus momentaneo, conseguenza degli atteggiamenti e degli stili di vita assunti dalle donne e che possa essere giustificata e legittimata dal troppo amore”.

Sono dati preoccupanti, specie all’indomani dell’omicidio della dottoressa Ester Pasqualoni a Sant’Omero (Teramo) per mano di uno stalker e della  sentenza di Caltagirone (Catania) che ha condannato i magistrati per inerzia dopo 12 denunce per stalking archiviate e lasciate senza seguito.

Episodi che sottolineano ancora una volta la minimizzazione dei segnali che preludono alle violenze: vergogna nel denunciare da parte delle vittime e sottovalutazione del pericolo da parte delle istituzioni, assenza di una prevenzione forte del fenomeno.

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Il lavoro di WeWorld

WeWorld, Organizzazione non Governativa che da quasi vent’anni si occupa di difendere i diritti delle donne e dei bambini in Italia e nel mondo, si impegna quotidianamente nella lotta contro la violenza di genere nei centri “Spazio Donna” di Napoli, Roma e Palermo promuovendo strumenti imprescindibili nella lotta al fenomeno: prevenzione, sensibilizzazione ed empowerment femminile.

“La violenza sulle donne non è solo un’intollerabile violazione dei diritti della persona, ma sul piano sociale è un fattore di criticità poiché mina la salute e l’immagine delle donne, limita la libertà personale, influenza la sicurezza collettiva, condiziona la crescita del capitale umano e del sistema economico e sociale nel suo complesso in termini di lungo periodo. È fondamentale essere impegnati nel costruire una maggiore consapevolezza che da un lato spezzi il gap culturale alla denuncia della violenza e dall’altro renda il tessuto sociale più attento e conscio” ha ribadito Marco Chiesara, Presidente di WeWorld Onlus.

23 giugno 2017

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