Brexit, la blogger nigeriana: "Il voto è importante anche per l'Africa" - DIRE.it

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Brexit, la blogger nigeriana: “Il voto è importante anche per l’Africa”

Uzo Madu

Uzo Madu

ROMA  – Sara’ decisivo anche per l’Africa l’esito del referendum su Brexit, a partire dalla lotta contro l’evasione fiscale delle multinazionali, un’emorragia per il continente: cosi’ alla DIRE Uzo Madu, blogger nigeriana con passaporto inglese, animatrice a Bruxelles di What’s in it for Africa, portale sulle politiche dell’Unione Europea verso la regione sub sahariana.

La tesi e’ che un’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Ue condizionerebbe l’Africa forse piu’ di quanto non sia accaduto con lo stesso ingresso di Londra nel 1972.

A suggerirlo le possibili ripercussioni sugli accordi commerciali, i sussidi agli agricoltori e le politiche nei confronti dei migranti, ma soprattutto i progressi difficili nella lotta ai trasferimenti illeciti di capitali.

“L’Unione Europea sta definendo norme vincolanti in materia che in Gran Bretagna, in caso di uscita dall’Ue, non sarebbero applicate” sottolinea Madu: “E’ un aspetto centrale perche’ ogni anno elusione ed evasione fiscale sottraggono all’Africa tra i 30 e i 60 miliardi di dollari, piu’ di quanto i Paesi ricchi restituiscono sotto forma di aiuti allo sviluppo”.

Come ha confermato di recente l’organizzazione non governativa Tax Justice Network, il Regno Unito e’ secondo solo agli Stati Uniti per volume di servizi finanziari assicurati ai non residenti.

“E una Gran Bretagna al di fuori al di fuori dell’Ue- sottolinea la blogger- avrebbe meno interesse a scambiare informazioni e a proporre strategie di contrasto all’evasione fiscale, magari impedendo alle multinazionali di trasferire asset solo per non pagare le tasse”. Ma c’e’ di piu’. Per capirlo aiuta ricordare il passato, sottolinea Madu: “Il declino economico britannico cominciato nel Secondo dopoguerra e il ritrarsi dell’Impero dall’India, dal Sudan, dal Ghana e in generale dall’Africa resero quasi inevitabile l’adesione del Regno Unito alla struttura comunitaria”.

Quarantasei anni dopo, il quadro e’ cambiato ma le ripercussioni delle scelte di Londra sono comunque destinate a lasciare tracce profonde a sud del Sahara. Un primo banco di prova e’ la Politica agricola comune (Pac) che, con i sussidi ai produttori europei, pone i contadini africani in una condizione di svantaggio. Secondo Madu, “all’interno dell’Ue il Regno Unito e’ stata una delle voci piu’ decise nella critica ai contributi pubblici”.

In caso di Brexit, allora, “sull’evoluzione della Pac non ci sarebbero sviluppi positivi”. Centrale anche il nodo dei rapporti commerciali, a oggi fondati sugli Accordi di Cotonou siglati nel 2000 dall’Unione Europea con i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp). Secondo la blogger, dall’ingresso nell’Ue la Gran Bretagna ha costantemente perso posizioni nelle transazioni con le ex colonie e in genere i Paesi del Commonwealth.

“Nella classifica dei rapporti commerciali con l’India era al quarto posto e adesso non e’ nemmeno nella top ten” sottolinea Madu: “La Germania invece ha fatto meglio, pur essendo anch’essa membro dell’Unione Europea”.

In caso di Brexit, pur beneficiando di una nuova liberta’ di manovra nelle trattative bilaterali, la Gran Bretagna farebbe i conti con la concorrenza agguerrita di potenze come Stati Uniti, Cina, Giappone, Brasile, India e Giappone. “E anche se e’ vero che negli ultimi anni i Paesi africani sono stati sottoposti a condizioni sempre peggiori nei rapporti commerciali con l’Ue- sottolinea Madu- per l’Africa le incognite resterebbero molte”.

Infine, il nodo dei migranti, cuore nel dibattito della campagna referendaria. Madu rovescia la prospettiva, guardando il mondo da Sud. “I migranti originari dell’area Ue- ricorda- beneficiano di un regime preferenziale nell’ingresso in Gran Bretagna rispetto agli africani provenienti da Paesi del Commonwealth“.

E in caso di Brexit? “E’ difficile immaginare politiche piu’ eque nei confronti dei giovani subsahariani” risponde la blogger. A confermarlo, le ultime disposizioni del ministero degli Interni britannico: “Le nuove soglie di redditi per i lavoratori qualificati non provenienti dall’area Ue che intendono trasferirsi nel Regno Unito sono state innalzate fino a 35mila sterline“.

23 giugno 2016
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