Il Fidget spinner? Non rende più attenti - DIRE.it

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Il Fidget spinner? Non rende più attenti

ROMA  – È l’ultima moda in tema di giochi di bambini, si chiama Fidget spinner e sta spopolando anche tra i minori italiani. Si tratta di una piccola trottola, formata da tre lobi e dotata di un cuscinetto centrale che le permette di roteare su se stessa.

Si propone come un antistress che aiuta a mantenere l’attenzione, ma non tutti sono convinti della sua reale efficacia.

IL PARERE DELL’ESPERTO

“Prima c’erano le palline clic clac, poi gli Scooby Doo (portachiavi o braccialetti realizzati con fili di diverso colore intrecciati tra loro), lo yoyo e il tamagotchi (il pulcino virtuale di cui prendersi cura), adesso è arrivato il fidget spinner. A questi giochini, a cui corrispondono piccoli esercizi fisici ripetitivi, vengono ogni volta attribuite delle capacità taumaturgiche, mentre invece non hanno fatto altro che aumentare in alcuni casi l’ossessività: diventano un rituale ossessivo”. La pensa così Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO).

“Come tutti i gadget che prendono piede per moda o per novità, anche a questo gioco sono state attribuite capacità e funzioni che fanno parte del mondo immaginario dell’adulto– sottolinea lo psicoterapeuta- che vuole giustificare a tutti i costi le attività dei figli, quando sono attività semplici dov’è presente un po’ di attenzione iniziale per far funzionare lo strumento, dopodiché diventano abitudini più o meno perditempo”.

Secondo il direttore dell’IdO, “attribuire a quest’ultimo giochino la capacità di aumentare la concentrazione dei bambini è un grossolano errore, così come pensare che abbia una funzione facilitante per chi presenti addirittura l’Adhd (la sindrome da deficit di attenzione/iperattività, disturbo ancora discusso e di cui pare siano affetti 11 milioni di americani). Questo gioco può avere l’effetto di distrarre il minore da alcune attività per attivarlo a far girare la trottola, ma non è né una cura né un facilitatore di attenzione. L’attenzione- rimarca l’esperto- si realizza quando vi è una motivazione. Certo un bambino può essere motivato a far funzionare un giochino da un minuto a un’ora, ma poi avviene una consuetudine che nulla ha a che fare con la capacità di attenzione- conclude- anzi può essere un facilitatore del comportamento ossessivo”.

di Rachele Bombace, giornalista professionista

23 maggio 2017
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