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Petrolio, ricadute negative sull’Africa dopo l’accordo di Doha

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Il fallimento del vertice dell’Opec, che si e’ riunito lo scorso fine settimana a Doha, nel Qatar, rischia di avere pesanti ricadute anche sui Paesi africani produttori di petrolio. Al vertice si discuteva di due ipotesi: un congelamento della produzione attuale di greggio o una diminuzione della produzione stessa. Nessuno dei due obiettivi e’ stato raggiunto a causa delle tensioni politiche, prima ancora che economiche, tra Arabia Saudita e Iran (Paesi che si contendono la supremazia sul Medio Oriente). La mancata intesa fara’ si’ che il prezzo dell’oro nero continuera’ a scendere. L’industria petrolifera e’ il cardine dell’economia di molti Paesi africani. E’ grazie alle entrate del greggio che queste nazioni riescono a mantenere in equilibrio i conti. Ed e’ grazie alla distribuzione delle rendite del petrolio che molti politici (dittatori, ma anche leader democratici) si assicurano il consenso e riescono a mantenersi al potere. La riduzione dei prezzi sta pero’ rendendo difficili le cose alle leadership di queste nazioni. La mancanza di entrate li sta costringendo a tagliare le spese per garantire alle loro economie la possibilita’ di far fronte alle difficili condizioni economiche. Nonostante cio’, i bilanci ne risentono e sempre piu’ spesso si ricorre a ulteriori tagli alla gia’ magra spesa sociale.

Il caso della Nigeria e’ speciale. E’ il piu’ grande produttore africano di gas e petrolio le cui rendite costituiscono l’80% delle entrate del Governo e il 95% della valuta estera. In questi mesi, il Governo ha annunciato tagli al bilancio ma, per evitare un tracollo delle finanze pubbliche, ha avviato partnership con Stati stranieri per poter finanziare i propri progetti di sviluppo. L’Angola ha problemi simili. E’ il secondo piu’ grande produttore di petrolio dell’Africa, ma i suoi vecchi giacimenti stanno cominciando a mostrare la loro eta’, mentre i nuovi progetti sono molto costosi e non possono essere finanziati con i prezzi del petrolio ai livelli attuali. Anche se non tutti i Paesi africani soffrono il calo. Tanzania, Uganda e Kenya hanno, per esempio, registrato aumenti dei loro indici azionari rispettivamente del 27%, del 18% e del 16% (anno su anno) a fronte di un calo dei prezzi del petrolio, poiche’ hanno cercato di sviluppare economie non dipendenti dalle esportazioni di greggio, o almeno non ancora. Molti produttori di petrolio africani si sono rivolti a istituti di credito internazionali per aiutare a salvare le loro economie. Anche se cosi’ facendo rischiano di aumentare un debito pubblico che, in molti casi, e’ gia’ altissimo. Alcuni esperti dicono che la situazione potrebbe tornare alla normalita’ entro la meta’ del 2017.

23 aprile 2016
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