Alluvione Genova 2011, condanna bis per ex sindaco. Parenti vittime: “Che Dio li mandi all’inferno”

GENOVA – “Auguro che Dio faccia il suo dovere e li mandi tutti all’inferno. Non dico che sono contento perché mia moglie e le mie figlie sono morte e non tornano più. Ma almeno questi cinghiali, nel loro benessere, soffrono un po’”. Lo afferma Flamur Djala -marito di Shpresa Djala (29 anni) e padre di Gioia (8 anni) e Janissa (10 mesi) che persero la vita in seguito all’esondazione del Fereggiano nell’alluvione del novembre 2011- commentando la sentenza di condanna di secondo grado.

A causa dell’alluvione del 2011 morirono anche Angela Chiaramonte ed Evelina Pietranera.

Sono un pochino soddisfatto– prosegue Djala, con il viso segnato dalle lacrime- ringrazio la giustizia italiana e il popolo genovese che sempre mi hanno aiutato e sostenuto psicologicamente”.

La Corte d’appello di Genova ha condannato anche gli imputati Marta Vincenzi, Francesco Scidone, Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha, Sandro Gambelli e il Comune di Genova al risarcimento dei danni, al pagamento delle provvisionali (4,58 milioni) e delle spese di lite secondo quanto previsto dalla sentenza di primo grado nonché al pagamento delle parti civili per un totale di 55.620 euro. Condannati, infine, al risarcimento delle spese processuali di secondo grado Marta Vincenzi, Pierpaolo Cha, Sandro Gambelli e Roberto Gabutti, quest’ultimo anche per il primo grado da cui invece era stato escluso.

CONFERMATI 5 ANNI PER EX SINDACO VINCENZI

Marta Vincenzi condannata a 5 anni di reclusione per l’alluvione del 4 novembre 2011 a Genova che portò alla morte di 6 persone, 4 donne e 2 bambine. Il giudice della Corte d’Appello del Tribunale di Genova, Giuseppe Diomeda, conferma la sentenza di primo grado per l’allora primo cittadino. L’ex sindaco non era presente in aula, ma è rappresentata dall’avvocato Stefano Savi. Presente tra il pubblico il marito di Vincenzi, Bruno Marchese, che poco dopo la lettura della sentenza ha avuto un malore.

Il procuratore generale Luigi Cavadini Lenuzza aveva chiesto la conferma delle condanne in primo grado. Il 28 novembre 2016, l’ex sindaco era stata condannata a 5 anni dal giudice Adriana Petri, per i reati di omicidio colposo plurimo, disastro, lesione colpose plurime e falso ideologico. Assolta, invece, come tutti gli altri imputati, dall’accusa di calunnia. La richiesta in primo grado del pm Luca Scorza Azzarà per Vincenzi era stata complessivamente di 6 anni e 1 mese. La sentenza era già attesa lo scorso 2 febbraio quando, invece, il giudice dispose l’integrazione dell’istruttoria del dibattimento. La Corte aveva, infatti, ordinato l’acquisizione di alcuni documenti, tra cui il piano operativo delle scuole, e la nuova audizione dei testimoni Andrea Rimassa e Andrea Mangini e dell’imputato ed ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone.

L’AVVOCATO DI VINCENZI: “RICORREREMO IN CASSAZIONE”

Non ho parole. Mi stupisce abbastanza, leggeremo le motivazioni. Naturalmente ricorreremo in Cassazione per insistere sull’applicazione delle norme che regolano la responsabilità colposa”. È il commento a caldo dell’avvocato Stefano Savi, difensore di Marta Vincenzi.

PENE AUMENTATE ANCHE PER CHA E GAMBELLI

Oltre alla conferma della condanna a cinque anni per l’ex sindaco Marta Vincenzi, la corte d’Appello di Genova ha riformato la sentenza di primo grado anche per gli altri imputati. L’ex assessore comunale alla Protezione civile, Francesco Scidone, è stato condannato a 2 anni e 10 mesi, con una notevole riduzione dei 4 anni e 9 mesi per i reati di omicidio colposo plurimo, disastro, lesioni colpose plurime e falso ideologico sentenziati in primo grado dalla giudice Adriana Petri. Riduzione sostanziale anche per il dirigente comunale Gianfranco Delponte, condannato in appello a 2 anni e 9 mesi, mentre la sentenza di primo grado lo aveva condannato a 4 anni e 5 mesi.

Sale, invece, sensibilmente la condanna per Pierpaolo Cha, allora vertice della direzione comunale Città sicura, che dovrà scontare 4 anni e 4 mesi, mentre in primo grado era stato condannato a 1 anno e 4 mesi. Aumenti anche per Sandro Gambelli, direttore della Protezione civile, condannato in appello a 2 anni e 10 mesi, ma solo a un anno per falso ideologico. Entrambi devono rispondere anche del reato di disastro e omicidio colposo, che non gli era stato riconosciuto in primo grado.

Condannato a 8 mesi l’ex coordinatore dei volontari della Protezione civile Roberto Gabutti, accusato di falso e calunnia e assolto in primo grado.

23 Marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»