Report della commissione Finanze del 23 marzo - DIRE.it

San Marino

Report della commissione Finanze del 23 marzo

SAN MARINO – I lavori della mattina sono dedicati al dibattito sul progetto di legge “Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero”, presentato dal segretario di Stato per il Lavoro, Iro Belluzzi. Nel suo riferimento, il Segretario di Stato ripercorre l’iter del provvedimento, la posizione favorevole dell’Oil, e i suoi aspetti centrali, quindi i motivi di frizione insorti tra gli attori interessati, sindacati e categorie. “Da una parte c’è chi avrebbe voluto abbandonare un elemento essenziale per la maggioranza e per la storia del Paese”, sottolinea Belluzzi, ovvero la valenza ‘erga omnes’ dei contratti. “Gran parte del Paese- prosegue- vuole si continui su questo percorso mentre dall’altra parte c’è chi sosterrebbe e avrebbe voluto abbandonare questo approccio, che io invece ritengo necessario a tutela dei lavoratori e per le aziende stesse perché la libera contrattazione- contrattazione selvaggia- non garantirebbe i diritti”.

Tony Margiotta, Su-LabDem sottolinea poi l’effettiva necessità di “regole chiare e certe per chi rappresenta oggi i datori di lavoro e i lavoratori”, anche alla luce dell’esito dell’incontro avuto ieri tra commissari e le associazioni di categoria e datoriali. Andrea Zafferani, C10, lamenta il poco confronto sul provvedimento avuto con la minoranza: “C’erano scelte di fondo su cui sarebbe stato necessario confrontarsi a livello politico, prima che la legge fosse portata in aula, la politica avrebbe dovuto capire come deve funzionare il sistema della validità contratti”. Valeria Ciavatta, Ap sottolinea il ruolo scomodo in cui si trovano oggi i commissari: “La Commissione e il Consiglio avranno il compito di dare una sentenza- puntualizza- sentite le due parti che si contrappongono dovremmo fare i giudici e questo non è un ruolo che mi piace”. Aggiunge poi che nell’impostare la legge forse “si poteva partire dal considerare la parte più debole sotto l’aspetto socio-economico del nostro territorio, ovvero la piccola impresa”. Condivide la sua posizione, Massimo Cenci, Ns: “Il rischio è quello di fare scelte per fazioni e in un clima non sereno- sostiene- ieri abbiamo fatto una riunione in cui tre organizzazioni datoriali storiche ci dicono che, se legge passa, loro spariscono”.

Pollice verso per Roberto Ciavatta, Rete: “Questa legge esprime il patto tra i grandi- manda a dire- sindacati e associazioni datoriali, e serve per redimere i conflitti eliminando il problema”. E se è vero, osserva, che in democrazia i più grandi decidono, in questo caso però “è come se l’opposizione non entrasse neanche in Aula per confrontarsi sulle leggi”. Andrea Belluzzi, Psd, distingue invece tra la situazione di difficoltà in cui versa la piccola impresa, così come i lavoratori autonomi, e l’ambito della contrattazione: “Abbiamo bisogno di altri elementi per fare meglio l’attività autonoma- precisa- ma non in merito al contratto di lavoro”.

Paolo Crescentini, Ps esprime la contrarietà del suo partito: “Il Ps non condivide questa legge e così come è stata presentata non la voterà”, anticipa. “Si sta disciplinando una materia in cui la politica, e quindi governo, sta entrando a gamba tesa- prosegue- é vero che regge la confusione, ma il Pdl rischia di aumentarla e di alimentare lo scontro sociale”. Luca Beccari, Pdcs, evidenzia invece come la rappresentatività debba basarsi su regole chiare. “Al di là dei numeri su cui ci confronteremo- aggiunge- dovrebbe essere chiaro che il tentativo che si fa con questa legge non è discriminatorio”. Milena Gasperoni, Psd difende tre capisaldi del provvedimento: il mantenimento dell’efficacia erga omnes,  la considerazione del datore di lavoro che “abbia almeno un dipendente”, infine l’adesione del lavoratore, “anche con una quota simbolica” al mondo sindacale. Per il consigliere del Psd, sono “tre punti inderogabili”. Chiude la seduta Maria Luisa Berti, Ns, presidente, spiegando che la seduta verrà interrotta per consentire ai commissari di approfondire gli emendamenti, in modo da riprendere nel pomeriggio dall’esame dell’articolato. Non solo, Berti invita i commissari al confronto sereno: “Condivido che questo Pdl non debba andare a discriminare nessuno- manda a dire- e dobbiamo andare a rafforzare questo intento, confrontandoci al meglio per recepire gli emendamenti implementati anche da altre parti politiche”. E ancora: “Ci sono i presupposti per fare un buon lavoro- aggiunge- e non arrivare allo scontro cui ieri abbiamo assistito nell’incontro con categorie e sindacati, sarebbe un bel segnale che questa Commissione dà alle parti sociali”.

Di seguito una sintesi del lavori della mattina.

Comma 2. Esame in sede referente del progetto di legge “Della libertà e attività sindacale nei luoghi di lavoro, della contrattazione collettiva e del diritto di sciopero”

Iro Belluzzi, segretario di Stato per il Lavoro:  “Tante considerazioni sono state svolte in prima lettura e negli incontri con gli attori interessati. vorrei ripercorrere i passaggi per cui si è deciso di affrontare questa spinosa materia. Nel momento in cui si va a regolamentare le relazioni industriali, gli elementi sulla rappresentatività e gli aspetti legati ai contratti di lavoro, passando dal nulla, da una situazione in cui non è possibile la vera rappresentatività, probabilmente si creano frizioni.  Quella più grande nasce nel momento in cui ci sono divisioni concettuali su come andare a definire la contrattazione. Da una parte c’è chi avrebbe voluto abbandonare un elemento essenziale per la maggioranza e per la storia del Paese: nel 1961 si è scelto che a San Marino i contratti avessero valenza di legge ed efficacia erga omnes. Gran parte del Paese vuole si continui su questo percorso. Dall’altra parte c’è chi sosterrebbe e avrebbe voluto abbandonare questo approccio, che io invece ritengo necessario a tutela dei lavoratori e per le aziende stesse. La libera contrattazione- contrattazione selvaggia- non garantirebbe i diritti. E’ necessario creare le condizioni in cui ci sia un tavolo di contrattazione in cui viene redatto un unico contratto di lavoro per i singoli settori.
Nel momento di stilare la proposta di legge, la preoccupazione per la Segreteria che rappresento è stata quella di non andare a creare problemi ad associazione datoriali e sindacali esistenti, in modo che tutti gli attori presenti possano continuare la loro attività. Chi comunque rappresenta determinate categorie non può correre il rischio di non esistere più e non svolgere più attività di contrattazione. Il dibattito sicuramente è stato al di là e al di sopra di quello che si supponeva. Alcune associazioni si sono rivolte all’Oil, Organizzazione internazionale lavoro, perché ravvisavano che questa norma limitasse le libertà sindacali. Mi sono recato a Ginevra e ho sottoposto le norme prima del deposito in prima lettura. Il fatto di aver procrastinato la presentazione della legge in commissione Finanze è dovuto al fatto che comunque mi ero impegnato presso l’Oil perché potessero svolgere ulteriori approfondimenti prima di proseguire l’iter normativo. A gennaio hanno chiesto di potersi recare a San Marino per incontrare tutte le parti sociali, nell’arco di due giorni hanno incontrato sindacati e categorie e alla fine hanno redatto una relazione che è utile abbiate letto. Hanno apprezzato il lavoro svolto e non si è registrato nessun imbarazzo per la Repubblica. E’ un testo che non confligge con gli accordi presi con determinati organismi. Dall’Oil hanno inviato alcuni suggerimenti per rendere applicabile in modo più semplice la legge. Considerando che anche in stesura iniziale nessun articolo confliggeva con le libertà sindacali, la Segreteria ha accolto i suggerimenti e verrano proposti oggi come emendamenti, tutto il percorso è stato fatto in rispetto di quella che è la libertà sindacale e datoriale. Siamo riusciti a centrare la garanzia delle libertà fondamentali per i sindacati e i datori e ad aumentare le possibilità a San Marino per il costituirsi in associazioni, altra cosa dicasi per la possibilità della contrattazione, che richiede una seria di requisiti, comunque meno cogenti rispetto di quelli indicati nella legge del ’61.
Ieri ci siamo incontrati con tutte le associazioni sindacali e datoriali per mettere in commissari di fronte alle perplessità e le paure di chi verrà interessato dalla norma, ci siamo fermati anche dopo quel confronto, commissari maggioranza e minoranza, per valutare alcuni percorsi che possiamo fare per perfezionare il testo e in modo che possano essere messe garanzie ulteriori. Abbiamo quindi deciso, dopo la presentazione degli emendamenti, di fermarci un attimo per valutarli. Vorrei indicare poi quale è l’attenzione verso chi è presente nel nostro territorio: abbiamo inserito una norma transitoria di due anni perché le stesse possano configurarsi al testo di legge. Chi vuole investire in Repubblica lo vuole fare in un contesto di chiarezza e conoscibilità delle regole del gioco, altrimenti è inutile parlare di internazionalizzazione, lo enunciamo e poi di fronte alle scelte necessarie si arretra per paura del cambiamento”.

Tony Margiotta, Su-LabDem: “Sono necessarie regole chiare e certe per chi rappresenta oggi i datori di lavoro e i lavoratori. Il segretario ha parlato della riunione cui abbiamo partecipato ieri con tutte le organizzazioni. E’ stato complicato assistere all’incontro e al caos che si è creato. La Commissione è stata convocata per avere informazioni approfondite e  le posizioni ufficiali da parte delle associazioni e dei sindacati. Ne è venuto fuori- lo dico in modo dispiaciuto- un gran caos, mi ha convinto ancora di più che servano regole chiare. La legge va a mettere in modo più chiaro quanto esiste al momento, quella possibilità per le organizzazioni di poter firmare contratti di lavoro e rappresentare in modo più efficace sia lavoratori che datori di lavoro”.

Andrea Zafferani, C10: “Fermo restando che io e altri colleghi non riteniamo una priorità agire su questo tema e che fosse più urgente la riforma del lavoro, devo ammettere che qualcosa da sistemare nella legge del 61 c’era. Ma era necessario molto confronto, e se ce ne è stato molto con i sindacati e le categorie, poco invece se ne è avuto con l’opposizione. E’ una legge di sistema che riguarda le relazioni industriali e onestamente mi sarebbe piaciuto avere più possibilità di esprimermi C’erano scelte di fondo su cui sarebbe stato necessario confrontarsi a livello politico, prima che la legge fosse portata in aula, la politica avrebbe dovuto capire come deve funzionare il sistema della validità contratti. La posizione dell’Oil dobbiamo considerarla, ma non prenderla come oro colato, le sue indicazioni vanno considerate nel nostro sistema. I temi forti: 1) erga omnes ‘si o no’, il pluralismo contrattuale che consentirebbe all’imprenditore di avere più scelta, ma anche il fatto che un solo contratto uniformi i trattamenti e consenta a tutti di avere medesime condizioni pur lavorando in imprese diverse. La Segreteria ha scelto l’erga omnes, ma il ragionamento di quale delle due possibilità sia migliore non è stato fatto. 2) Come considerare la rappresentanza dei datori di lavoro, fermo restando che è datore di lavoro chi occupa almeno un dipendente. Considerare i dipendenti impiegati dà più importanza alle grandi imprese, mentre considerare i datori di lavoro rappresentanti dà più importanza alle piccole imprese, che sono il nostro tessuto imprenditoriale principale. 3) Non necessariamente il contratto concluso dai ‘più grossi’ è il migliore e il nostro Paese dovrebbe far valutare i contenuti reali del contratto a prescindere da chi li fa”.

Valeria Ciavatta, Ap: “Il confronto di ieri, al di là dei toni non sempre congrui, è stato istruttivo. Volevo riconoscere ai membri della Commissione la disponibilità ulteriore a partecipare ad un incontro informale e poi a fermarsi in un confronto tra i membri stessi con il segretario al Lavoro e al suo staff. Tutto il lavoro di ieri è stato utile, non apprezzo il discorso di chi dice che ‘l’abbiamo saputo adesso’. I commissari hanno avuto tutti gli elementi per approfondire la materia. Fin dall’inizio ho sempre espresso il dubbio che questo tema fosse una delle priorità sotto il profilo politico, in un momento in cui i problemi legati alla disoccupazione e agli strumenti di tutela dovevano essere considerati la priorità delle priorità. C’era necessità di regolare il settore, la legge è del ’61, ma non era la priorità della priorità. Questo Pdl è molto delicato, è di sistema e interviene in un contesto in cui le parti interessate non trovano da anni la sintesi in un momento così difficile. Le parti del contratto sono private, si è scelto il principio dell’efficacia erga omnes e condivido che si poteva fare una discussione preventiva.  Ma è anche vero che, in una realtà piccola come la nostra, il lavoratore è la parte considerata tradizionalmente e giuridicamente la più debole. Dobbiamo essere consapevoli del dibattito sviluppato in questi mesi, la Commissione e il Consiglio non prenderanno decisioni ‘sganciate’ e libere, avranno il compito di dare una sentenza. Sentite le due parti che si contrappongono dovremmo fare i giudici. E questo non è un ruolo che mi piace. Si poteva partire, nel valutare l’impostazione della legge, dal considerare la parte più debole sotto l’aspetto socio-economico del nostro territorio, ovvero la piccola impresa? Si poteva partire dalle piccole imprese e dire quali sono gli obiettivi che ci dobbiamo prefiggere?  Pur tenendoci agganciati ai principi della democrazia rappresentativa. Da lì si poteva partire per arrivare a un discorso di stipula dei contratti. I pregiudizi ci sono e hanno caratterizzato l’incontro di ieri e dicono che l’intento di questo Pdl è quello di favorire i soggetti che sono già i più forti. Al di là di questi pregiudizi, sono convinta che l’effetto finale rischi di essere comunque quello, ovvero di rafforzare chi è già più forte. Sono convinta che il Pdl è tutto sommato equilibrato e tenga in considerazione ogni aspetto, ma dobbiamo essere sicuri dei suoi effetti”.

Massimo Cenci, Ns: “Quello che stiamo affrontando è un Pdl molto delicato e di sistema, il fatto che poi si traduca in scontro tra le parti ieri è stato evidente. Il rischio è quello di fare scelte per fazioni e in un clima non sereno. Ieri abbiamo fatto una riunione in cui tre organizzazioni datoriali storiche ci dicono che, se legge passa, loro spariscono. Noi siamo usciti da quella riunione e non sappiamo, numeri alla mano, se avremo ancora queste associazioni. Il pregiudizio che ho visto io: ieri sono state demonizzate le imprese con zero dipendenti e un solo dipendente. Ci sono anche gli imprenditori individuali e prima di accanirsi contro questi soggetti, bisogna pensare che magari tra questi c’è anche chi ha scelto di non chiedere un posto sotto lo Stato e si è messo in gioco ma oggi si trova in difficoltà. Piuttosto che demonizzare troverei il modo di premiare. Ho visto alcuni emendamenti, ce ne sono di validi, il tempo per valutarli deve esserci”.

Roberto Ciavatta, Rete: “Nella riunione dopo l’incontro con le parti, ho detto che non mi sento nelle condizioni di discutere e approvare questa legge. Anche se c’è stato molto confronto con le sigle, non ve ne è stato per la politica e ieri sera ci siamo messi a leggere gli emendamenti, questa notte a farne dei nostri, provate a capire se queste sono le condizioni per lavorare con serenità. Ieri c’è stato un esacerbarsi dei toni in questo momento storico che la politica deve addebitare a qualcuno. Non posso non riconoscere che c’è una responsabilità di ‘area Csu’ che ad ogni occasione addebita come ‘ladri’ le sigle, quando non vogliono la Smac, o rivolge termini peggiori contro altri sindacati. Alcune sigle mi pare esprimano la condizione dell’alunno che bullizza i compagni perché è il favorito del professore, ovvero lo Stato. Questa legge esprime il patto tra i grandi, sindacati e associazioni datoriali e serve per redimere i conflitti eliminando il problema. Non si riesce più a garantire l’erga omnes? Allora eliminiamo il problema. E’ vero che in democrazia i più grandi decidono, ma qui è come se l’opposizione non entrasse neanche in Aula per confrontarsi sulle leggi. Cosa succede nei tavoli di trattativa italiana? I grandi sindacati siedono al tavolo, ma gli altri sono dietro. Qui i piccoli sono esclusi per partito preso. L’Ilo dice anche che di soluzioni se ne possono trovare tante. Che questa legge traduca in legge dello Stato il regolamento interno di un sindacato sammarinese è un dato di fatto. Significa piegare la legge dello Stato alle norme interne di una organizzazione.
Ho un amico che qualche anno fa aveva otto dipendenti, oggi dopo la crisi è da solo e guadagna per sé 800 euro al mese, forse allora anche lui è parte debole. Se il problema è la proliferazione dei contratti, si potrebbe prevedere che al tavolo di contrattazione siano presenti tutte le associazioni, dopodiché da quel tavolo non possono uscire più di due contratti. Se ne escono di più si va al referendum per farne uscire uno con validità erga omnes”.

Andrea Belluzzi, Psd: “iI Pdl garantisce libertà di nascita ulteriori associazioni rappresentative di lavoratori e datori di lavoro, è fatto da sottolineare. Quali sono poi i valori primari da tutelare in questa disciplina? Il primo valore da tutelare, quello apicale, sono i diritti dei lavoratori. Tutto quello che sottende la negoziazione del contratto di lavoro e la nascita delle associazioni ruota intorno alla garanzia dei diritti dei lavoratori. Seguendo questo si innescano le modalità di rappresentatività, il numero dei lavoratori è l’elemento che serve a misurare la possibilità di negoziare diritti su soggetti che sono deboli. E’ vero che la piccola impresa è debole per la congiuntura economica, ma non per l’ambito del negoziato dei lavoratori . Abbiamo bisogno di altri elementi per fare meglio l’attività autonoma, ma non in merito al contratto di lavoro”.

Paolo Crescentini, Ps: “Il Ps non condivide questa legge e così come è stata presentata non la voterà. Si sta disciplinando una materia in cui la politica, e quindi governo, sta entrando a gamba tesa. E’ vero che regge la confusione, ma il Pdl rischia di aumentarla e di alimentare lo scontro sociale. Non è un elemento collettivo ma a favore di qualcuno contro qualcun altro, è il colpo di mannaia che va a colpire il piccolo per difendere il grande. Ha ragione Ciavatta Roberto, é come se ci fossero elezioni, una maggioranza risulta vincente e l’opposizione non entra in Aula per discutere le leggi, qui è la stessa cosa. Si deve andare alla soluzione dei problemi, può essere quella di arrivare all’erga omnes con un referendum dei lavoratori, ma questa strada non viene presa. E’ un colpo di mannaia verso i piccoli da parte dei grandi. In una legge così importante la politica è lasciata come ultima ruota, il confronto principalmente è stato con le associazione di categoria e i sindacati. Sarebbe stato più opportuno aspettare qualche mese per stemperare gli animi non tanto dentro l’Aula, ma fuori”.

Luca Beccari, Pdcs: “Si è parlato molto di parti deboli. Sono d’accordo che nella contrattazione la parte debole debba essere necessariamente il lavoratore dipendente. I lavoratore acquisisce poi forza nell’associazionismo e attraverso il sindacato che a volte può anche essere una forza sovrabbondante. Tutto il ragionamento della legge deve guardare alle tutele del lavoratore dipendente. Nella riforma tributaria abbiamo visto il peso del sindacato sul tema dell’equità fiscale, non condividiamo però la demonizzazione delle categorie su questo aspetto. Altro tema sono la rappresentatività e l’erga omnes: si dovrebbe guardare non tanto al peso delle varie associazioni, ma all’effetto che l’erga omnes ha su chi non è rappresentato. Quel contratto che si applica a tutti ha i presupposti per potersi applicare a tutti? Non è un problema di forze di associazioni e sindacati. E qui non si può dare ‘tanto al kilo’.  La rappresentatività deve avere regole chiare, al di là dei numeri su cui ci confronteremo, dovrebbe essere chiaro che il tentativo che si fa con questa legge non è discriminatorio. Non viene messo in discussione che ci siano più associazioni, ma lo specchio di questa società è sempre di più quello di spostare l’attenzione sul peso di tutti allo stesso modo, perdendo di vista di fatto l’effetto finale. Non si può pretendere la partecipazione democratica e poi non avere un quadro di regole uguali per tutti. Il pluralismo va benissimo, ma poi servono regole uguali per tutti e chiare. Ha ragione Valeria Ciavatta, siamo in una posizione scomoda, ma la politica deve fare anche questo, siamo chiamati a prendere decisioni. Possiamo dare ulteriore disponibilità al ragionamento. Quando parliamo di strumenti di attrattività dobbiamo considerare anche l’incertezza che si verrebbe a creare con la proliferazione eccessiva di contratti ”.

Milena Gasperoni, Psd: “Quando si stabiliscono le regole del gioco, le regole valgono per tutti e chiunque può trovarsi di qua o di là della barricata, le regole vanno fatte in modo da tutelare le parti in causa. Va fugato il dubbio che questo Pdl venga fatto contro qualcuno e dispiace sentirlo da qualche mio collega, semplicemente si vuole dare regole perché tutti gli attori in campo possano lavorare con le stesse armi. Ho sentito molte argomentazioni a difesa delle piccole imprese, le condivido, ma non riguardano questa legge, riguardano una crisi che questa legge non risolverà. Così come la riforma del mercato del lavoro non creerà posti di lavoro, se si dice il contrario è strumentalizzazione politica. Dispiace sapere che in questo tema molta strumentalizzazione politica è entrata nel dibattito, non dovrebbe essere così e ce ne siamo accorti anche nell’incontro di ieri. In ballo ci sono i diritti di tutti. Questa norma deve servire che anche affinché tra le associazioni si ricrei un clima di collaborazione – che c’è stato in passato- per trovare le condizioni migliori a sottoscrivere un contratto. Dovremo cercare insieme di capire le ragioni e non alimentare lo scontro. L’intervento dell’Oil non è stato chiesto dalla segreteria al Lavoro, ma dalle categorie, per verificare se esistesse un tentativo di limitare la libertà sindacale. Ritengo siano tre i capisaldi da mantenere: primo, il mantenimento dell’efficacia erga omnes,  che il datore di lavoro abbia almeno un dipendente e che il lavoratore manifesti, anche con una quota simbolica, la volontà di aderire al mondo sindacale. Sono tre punti inderogabili”.

Iro Belluzzi, segretario di Stato, replica: “La norma va a stabilire le tutele dei soggetti più deboli, i lavoratori, Tutto quanto è stato costruito è stato costruito affinché tutti i lavoratori all’interno Repubblica di San Marino debbano avere eguali tutele. Per questo si continua a mantenere in piedi istituto dell’erga omnes. Non possiamo pensare, così come sostenuto da altri membri della Commissione, ai vantaggi libera contrattazione. Nei momenti di crisi c’è  il tentativo a rimettere in discussione le tutele, non mi presterò mai allo scempio dell’abbassamento delle tutele dei miei concittadini e penso nessuno in maggioranza possa fare scelte così liberiste sulle spalle dei lavoratori stessi. Zafferani sostiene che la libera contrattazione incentivi nuovi insediamenti. Ricordo che appena arrivato in Segreteria ho affrontato la crisi del call center Opera. Se non ci fosse stato l’erga omnes, nella crisi del 2013, probabilmente ci poteva portare ad inserire una struttura del genere, ma il salario previsto sarebbe stato di 150 euro al mese. Non credo sia questa la risposta per i nostri lavoratori. Rigetto chi vuole indicare il Pdl come facente parte di una fazione a discapito delle altre, sono le regole minime per andare a stabilire l’elemento essenziale, la contrattazione che si riverbera sui nostri cittadini lavoratori e su chi lavora nel territorio della Repubblica”.

Maria Luisa Berti, Ns, presidente: Come anticipato dal segretario di Stato, sospendiamo i lavori per consentire di esaminare gli emendamenti presentati, al momento, da governo, Rete e C10, per dare la possibilità di approfondirne i testi e partire così alle 15, con l’esame e il confronto. Mi auguro sia un confronto sereno come è stato il dibattito sul Pd. A noi della Commissione spetta la scelta sul Pdl e i miglioramenti del testo licenziato in prima lettura, auspico nel buon senso di tutti. Se avremo questo approccio lavorativo saremo in grado di licenziare dalla Commissione il miglior testo possibile. Condivido che questo Pdl non deve andare a discriminare nessuno e dobbiamo andare a rafforzare questo intento, confrontandoci al meglio per recepire gli emendamenti implementati anche da altre parti politiche. Ci sono i presupposti per fare un buon lavoro e non arrivare allo scontro cui ieri abbiamo assistito. Sarebbe un bel segnale che questa Commissione dà alle parti sociali. Ci rivediamo alle 15 per l’esame degli emendamenti”.

23 marzo 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»