Sanità

A Firenze il congresso Sitrac: “Arriva il collirio nato dall’idea di Rita Levi Montalcini”

FIRENZE – Il trapianto di cornea con l’anestesia generale è, ormai, il passato. Per le malattie più invalidanti dell’occhio, invece, le soluzioni si chiamano trapianto parziale, cellule staminali e un collirio ricavato dalla Ngf, la proteina scoperta da Rita Levi Montalcini.

All’apertura del XXII congresso Sitrac, società italiana trapianto di cornea, i lavori sono iniziati con il riconoscimento degli importanti traguardi raggiunti dalla tecnologia nella cura delle più importanti patologie oculari e della ricerca scientifica italiana, in particolare modo.

La Sitrac ha l’obiettivo di favorire lo scambio di informazioni, conoscenze ed esperienze riguardanti le tecniche chirurgiche e parachirurgiche, le terapie mediche, i problemi medico legali e i risvolti sociali del trapianto di cornea e di tutte le molteplici tematiche correlate. In questa cornice si riuniscono a Firenze circa 650 medici specialisti: sono presenti i massimi esperti di chirurgia della cornea e della superficie oculare provenienti da tutto il mondo per tre giornate all’insegna delle innovazioni più significative del settore con chirurgia in diretta in collegamento dalle sale operatorie di Oculistica del Cto dell’ospedale universitario di Careggi.

La principale conquista viene raccontata alla DIRE dalla dottoressa Rita Mencucci, organizzatrice del meeting: “Celebriamo l’entrata in commercio del collirio che deriva da un’idea di Rita Levi Montalcini, per la quale vinse il premio Nobel. Questo fattore di crescita, finalmente, grazie a una sofistica operazione di bioingegneria è diventato un collirio che può essere disponibile per tutti”.

Pertanto, quello di oggi, rimarca la dottoressa Rita Mencucci “è un grandissimo successo per una malattia come la cheratopatia neurotrofica che, non a caso, veniva definita orfana, nel senso che non aveva alcuna terapia dedicata”. Il collirio è a base di cenegermin, il fattore di crescita scoperto proprio dal premio Nobel italiano. L’altro segmento di miglioramento della medicina in questo campo si deve all’utilizzo delle staminali. A illustrare le novità è Paolo Rama, primario dell’unità operativa di Oculistica al San Raffaele, autore di più di 7 mila interventi e oltre 3 mila trapianti. “Non trapiantiamo la cornea ricostruita in coltura- ricorda- ma solo cellule staminali dell’epitelio”. Del resto, quello degli occhi è un ambito che si presta molto bene a queste cellule: “Si coltivano bene- evidenzia- con una procedura ormai consolidata”.

PONZIN: TRAPIANTO CORNEA PIÙ SOFISTICATO

Diego Ponzin è il direttore della banca degli occhi del Veneto. Al XXII congresso Sitrac fa il punto della collaborazione fra queste istituzioni, le banche, e i chirurghi. Un congresso che è anche lo specchio dell’importanza del trapianto di cornea in Italia. 

“Questo è un convegno molto importante, perché storicamente riunisce tutti i chirurghi che si occupano di trapianto di cornea in Italia. Il nostro Paese è diventato, da questo punto di vista, di rilevanza assoluta a livello europeo. In Italia si fanno oltre 7 mila trapianti di cornea all’anno e questo grazie al lavoro delle banche degli occhi. Non è un caso che questo convegno ospiti ogni anno, al suo interno, anche una riunione della società italiana banca degli occhi, in cui c’è un appuntamento fra operatori delle banche e i chirurghi utilizzatori. Sta cambiando tutto nel mondo del trapianto di cornea, l’Italia è pioniera a livello internazionale. E ci sono ormai tecniche sofisticate, in cui il trapianto è stato trasformato in una procedura molto selettiva: si sostituiscono strati molto sottili, specifici di tessuto patologico. Stiamo quasi arrivando alla sostituzione di singole cellule, quindi di tessuti davvero infinitesimi, dal punto di vista delle dimensioni, e le banche degli occhi condividono coi chirurghi la preparazione ‘customizzata’ del singolo paziente”. 

“Quindi, il trapianto, da procedura standard e un po’ primitiva di 10-15 anni fa, è diventato una procedura specifica, altamente selettiva, ‘customizzata’. Questo grazie alla buona relazione fra gli operatori delle banche degli occhi e chirurghi che poi operano i pazienti”. Un bel salto di qualità per chi ha una patologia. 

“Ormai la chirurgia è diventata minimamente invasiva. Praticamente, è scomparsa la chirurgia del trapianto di cornea in anestesia generale. I tempi di riabilitazione e di recupero si misurano in settimane, laddove una volta si misuravano in mesi e l’impatto sulla qualità della vita delle persone che ricevono il trapianto è migliore”.

MENCUCCI: SU CORNEA TECNICHE MENO INVASIVE

Rita Mencucci, dottoressa oculista all’ospedale fiorentino di Careggi e docente a contratto all’università di Firenze, è l’organizzatrice della XXII edizione del congresso Sitrac.

È un’edizione particolarmente significativa? “Fondamentale direi. Prima di tutto perché il trapianto ha avuto negli ultimi anni un enorme incremento scientifico e tecnico, di metodiche sempre meno invasive. Cerchiamo sempre di togliere soltanto la parte di cornea malata, lasciando quella sana in loco con minori problemi dal punto di vista immunologico, come reazione di rigetto. Quest’anno ho voluto estendere il concetto di cornea a un elemento più ampio che è quello della superficie oculare, importantissima. Quindi, anche all’occhio secco, all’infezione. Ci siamo resi conto che un approccio soltanto chirurgico può essere limitativo e ci sono ancora tantissime cose che gli oculisti di base devono conoscere su come trattare persone, ad esempio, con occhio secco, una patologia frequentissima e che dà una scarsissima qualità di vista ai nostri pazienti”. 

Il congresso celebra anche un traguardo importante sul fronte della ricerca. “Proprio oggi stiamo festeggiando, anche in questo congresso, l’entrata in commercio del collirio che deriva da un’idea di Rita Levi Montalcini, per la quale la professoressa vinse il premio Nobel. Questo fattore di crescita ‘nerve growth factor’ che ora, finalmente, grazie a una sofisticata operazione di bioingegneria è diventato un collirio che può essere disponibile per tutti. Questo è un grandissimo successo per una malattia come la cheratopatia neurotrofica che non a caso veniva definita orfana, nel senso che non aveva alcuna terapia dedicata”.

RAMA: SU COLLIRIO NGF ITALIA UNA GUIDA

Paolo Rama è primario dell’unità operativa di Oculistica all’ospedale San Raffaele di Milano. È uno dei medici di esperienza più solida in Italia con oltre 7 mila interventi all’attivo e 3 mila trapianti portati a termine. Un bagaglio di conoscenza teorica e pratica che porta al XXII congresso della società italiana trapianto di cornea, Sitrac. 

Dottor Rama, qual è l’importanza di questo appuntamento?

 “È il congresso annuale in cui si trovano tutti gli esperti, le persone interessate alla cornea e in particolare al trapianto. Si parla anche di quando il trapianto non si può fare oppure come migliorare la prognosi dei trapianti. Ci si confronta sulle ultime tecniche. Fondamentalmente, la chirurgia del trapianto di cornea sta diventando sempre meno invasiva come tutta la chirurgia in generale: quindi, trapianti parziali anziché totali, quindi non tutta la cornea, non tutto lo spessore, ma trapianti lamellare, parziali, posteriore, anteriore. E poi di nuovo, di molto nuovo ci sono le cellule staminali che sono diventate un farmaco dell’epitelio corneale e il collirio Ngf, che è la proteina che valse il Nobel alla professoressa Montalcini che è diventato da febbraio di quest’anno un farmaco in Italia e queste due sono le vere novità, perché l’Italia è leader al mondo di questo settore”. 

Gli occhi si prestano particolarmente bene alle cure sulle staminali: perché? 

“Per due motivi: non trapiantiamo la cornea ricostruita in coltura, ma solo cellule staminali dell’epitelio della cornea. Esattamente è come si fa per la ricostruzione della pelle degli ustionati. L’epitelio, inoltre, si coltiva bene, ha cellule staminali, ha una procedura ormai consolidata sia per il trattamento degli ustionati della pelle che degli ustionati della cornea. È l’epitelio che si coltiva bene, diciamo”.

Il collirio Ngf rappresenta un importante avanzamento, specialmente della ricerca scientifica italiana.

“È importantissimo che sia stato prodotto e autorizzato, perché l’Italia in questo settore ha fatto da traino, da guida. Adesso verrà approvato anche negli Stati Uniti e poi dovrebbe essere approvato in Giappone, e via via in tutto il mondo. L’Italia è stata leader quando è stata scoperta dalla Montalcini, perché non si conosceva questa proteina. Montalcini l’ha riconosciuta e scoperta e la nostra scuola con il professor Bonini, Alessandro Lambiase ha dimostrato la possibilità di applicarlo nelle ulcere della cornea da ‘denervazione’ e adesso è stato autorizzato. E non è così semplice arrivare a un farmaco, partendo da una scoperta, è davvero qualcosa di unico. Le possibilità future sono moltissime, perché l’Ngf interviene in tutti i processi di riparazione, non solo della cornea. Potrebbero esserci in futuro delle applicazioni anche per le malattie del segmento posteriore, parliamo della retina e forse anche del sistema lacrimale e, quindi, anche per l’occhio secco”.

 

23 febbraio 2018
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