Giovani

Tutela dell’ambiente? Gli studenti stranieri premiano l’Italia (con qualche tirata d’orecchie)

ROMA – Avreste mai detto che l’Italia è un Paese molto attento all’ambiente? Lo pensano gli studenti di una trentina di Paesi di tutto il mondo, intervistati da Intercultura, Onlus che dal 1955 promuove i programmi di studio da e per l’estero. Il 41% dei ragazzi e delle ragazze che hanno partecipato al questionario sostiene che in Italia ci sia maggior sensibilità verso l’ambiente rispetto al proprio Paese. Ciò nonostante, sono molte le lacune e gli aspetti nei quali dovremmo migliorare. Per questo, i giovani di Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Giappone, Guatemala, Honduras, Hong Kong, Messico, Repubblica Dominicana, Romania, Russia, Serbia, Thailandia, Turchia, Ungheria, USA, Venezuela, Belgio, Bolivia, Canada, Cile, Costarica, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Olanda, Repubblica Slovacca, Spagna e Svezia ci danno qualche suggerimento e consiglio pratico.

I TOP E I FLOP

Vinciamo nella raccolta differenziata, ma perdiamo in tema di consumi.

Il 72% degli studenti afferma di aver cambiato atteggiamento nel corso degli ultimi mesi. Molti hanno imparato a differenziare i rifiuti, aspetto che gli stessi ragazzi (il 37%) riconoscono come un nostro punto di forza. Il 34% ha iniziato a spostarsi da un luogo all’altro a piedi, evitando così l’uso di macchina o mezzi a motore in generale, mentre il 20% ha capito in che modo evitare uno spreco d’acqua, ad esempio chiudendo il rubinetto mentre ci si lava i denti. Tuttavia, differenti sono gli aspetti che potremmo migliorare e che gli studenti ritengono essere presi più in considerazione nel proprio Paese di origine piuttosto che qui, nel loro Paese ospitante. Un esempio in questo caso sono i mezzi di trasporto pubblici: il 23% degli studenti, infatti, ritiene che questa sia una tematica considerata maggiormente all’estero che in Italia. Sono, quindi, pochi gli italiani che scelgono di spostarsi in treno, pullman o tram, preferendo la macchina o altri mezzi indipendenti. Ma anche in tema di consumi hanno la meglio gli altri Paesi: il 26% ritiene di essere più attento ad acqua ed energia a casa propria, piuttosto che presso le famiglie italiane. La maggior parte dei ragazzi racconta di aver contributo alle pratiche di buon comportamento ambientale nella vita quotidiana, come Margarita, a Lanusei-Tortolì dalla Costarica: “In Italia, ogni persona che fuma, butta il mozzicone a terra. Ho spiegato alla mia famiglia e ai miei amici che è una pratica sbagliata e molti di loro, adesso, seguono il mio consiglio”. O come Bella, a Monza dagli Stati Uniti, che si è confrontata con la sua famiglia ospitante su come dare nuova vita a oggetti, ormai abbandonati e dimenticati, o ancora come Lucas Samuel, ragazzo cileno a Macomer, che racconta di aver suggerito alla famiglia di utilizzare lampadine a basso consumo energetico con l’obiettivo di abbassare i consumi. L’ambiente e la sua tutela, però, devono essere presenti anche a scuola. Qui il dato più sorprendente: il 57% dei ragazzi partecipa, nella scuola del Paese d’origine, a lezioni o attività scolastiche dedicate alla sostenibilità. Dato completamente opposto qui in Italia, dove solo il 26% dei ragazzi stranieri afferma che nella propria scuola ospitante ci siano dei momenti dedicati all’insegnamento di tutela dell’ambiente. La scuola dovrebbe essere la prima palestra dove avere a che fare con temi come la raccolta dei rifiuti , il risparmio energetico, le fonti alternative di energia, e così via. Numerose sono le attività, organizzate dalle scuole, di cui raccontano i ragazzi stranieri provenienti da paesi come Danimarca, Svezia, Belgio ma anche Argentina, Venezuela e Hong Kong. “La mia scuola in Canada mi ha insegnato tanto sulla tutela dell’ambiente: abbiamo la raccolta differenziata e il concime direttamente a scuola. Facciamo lezioni sulle diversi fonti di energia rinnovabile, come l’energia idroelettrica e quella solare. L’anno scorso durante la lezione di fisica abbiamo costruito dei modellini di strutture adibite alle forme di energia alternativa che dovevano essere funzionanti e produrre energia”, racconta Savannah, canadese, a Patti per un anno. C’è chi impara a riciclare carta e plastica come Ahmad dall’Indonesia, chi fa lezioni sul surriscaldamento globale e sui metodi utili per ridurlo ogni settimana o chi come Juliaporn dalla Thailandia che partecipa a gite scolastiche che si svolgono nelle foreste con lo scopo di piantare nuovi alberi.

Educazione ambientale sì, ma non solo a scuola.

E’ chiaro che le scuole estere abbiano un ruolo chiave per i ragazzi nell’educazione ambientale. Ma non sono solo le scuole a prendere parte a questo progetto, perché anche lo Stato si occupa di determinate materie, introducendo giornate dedicate all’ambiente e manifestazioni atte a sensibilizzare la popolazione. Il 56% degli studenti, infatti, afferma che nel loro Paese d’origine esistono iniziative dedicate alla consapevolezza per la tutela dell’ambiente. Come Emma, ospitata a Napoli, che racconta: “In Germania il recycling è molto importante: se acquisti una bottiglia di plastica la pagherai 15-25 centesimi di più, ma una volta vuota, puoi restituirla e avere un rimborso di 15-25 centesimi”. Altro esempio sono alcuni stati come la Thailandia e l’Indonesia che hanno, persino, istituzionalizzato un giorno interamente dedicato all’ambiente, durante il quale sono organizzate manifestazioni ed eventi. Insomma, in generale siamo bravi, e gli studenti stranieri riconoscono il nostro impegno, ma c’è sicuramente moltissimo da imparare. Ascoltare i consigli di questi studenti, prendere esempio da certi Stati e migliorare il progetto nelle scuole costituirebbe sicuramente un passo in avanti per il nostro Paese e per le generazioni future, perché come spiega Pattarawadee, dalla Thailandia a Verbania: “L’ambiente è un bene che ci appartiene e per questo è nostro dovere prendercene cura”.    
23 febbraio 2018
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