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Oliverio: “Dal 2016 tutta la regione avrà la banda ultralarga”

falernaFALERNA (CATANZARO) – “Tutti i comuni saranno connessi entro il 2016”. Non c’è condizionale, non è uno spot. È un’affermazione messa nero su bianco. “La Calabria si candida ad essere la prima regione ad attuare le linee del Piano di crescita digitale del Paese”. Ovvero tutti in rete, veloci. Come chiede l’Agenda digitale europea. Banda ultralarga significa fibre ottiche e connessione dai 30 ai 100 Mbps, grande città o piccolo paese che sia. D’altra parte il Piano banda ultralarga che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri probabilmente il 27 febbraio non ammette più standby, i ritardi accumulati sulla rotta tracciata dall’Ue sono già pesanti. L’Italia, per territorio coperto dalla rete ultraveloce, occupa un disarmante ultimo posto in Europa. E allora la strategia messa a punto dal governo Renzi è chiara: garantire entro il 2020 una connettività a banda ultralarga (100 Mbps) ad almeno l’85% della popolazione italiana per rispettare il 50% di obiettivo definito in Europa. Con copertura di sedi della Pa, scuole, aree di interesse economico o ad alta concentrazione demografica, ospedali, snodi logistici o industriali. La quota restante, il 15% delle aree più remote, avrà invece una copertura a 30 Mbps.

La prima regione che arriverà al traguardo della piena connettività sarà la Calabria. A Falerna, in provincia di Catanzaro, il presidente della Regione, Mario Oliverio, s’è seduto al tavolo di un convegno con i vertici di Telecom e Infratel, ma anche delle istituzioni nazionali, forte di un risultato record: Telecom (aggiudicataria del bando indetto da Infratel per la Calabria, come per tutte le altre regioni del Sud) ha già realizzato il 30% degli interventi nei 223 comuni previsti dal progetto, per un investimento complessivo di più di 100 milioni di euro (di cui 63,5 milioni di fondi pubblici europei, e 36,6 milioni a carico di Telecom). Entro giugno, cioè, quasi un milione e mezzo di abitanti sarà servito dalla rete ultraveloce.

“La Calabria- dice Oliverio- sarà tra le regioni italiane ed europee con il sistema di connettività a più alta capacità e diffusione territoriale. Vogliamo cogliere le opportunità che ne derivano, proponendo la Calabria come una regione di eccellenza nel digitale. La prospettiva che si apre, attraverso lo sviluppo dei servizi digitali per le imprese, le associazioni e i cittadini, è di enorme portata, in grado di cambiare radicalmente la nostra regione e di aprir straordinari scenari di evoluzione sul fronte della crescita sociale e dello sviluppo dell’economia in tutti i settori, dal welfare alla sanità, dai trasporti al governo del territorio, ai sistemi produttivi, ai beni culturali, al turismo”.

Che questa rivoluzione digitale parta dal Sud non è un dato inspiegabile, anzi. A livello nazionale il governo mette a disposizione risorse superiori ai 6 miliardi di euro: fondi Fesr e Feasr a fondo perduto per una cifra intorno ai 2 miliardi, più 4 miliardi di euro di Fondi Fsc che saranno anticipati tramite la Bei. Ma se gli interessi dei privati restano calamitati dal territorio in Cluster A, ovvero quello delle 15 più grandi città, che garantisce un elevato rapporto costi-benefici stimati, è chiaro che lo Stato userà direttamente i fondi europei per le aree marginali (Cluster C e D) o tipicamente a ‘fallimento di mercato’. Le cosiddette ‘aree bianche’ sono prevalentemente al Sud, ed è dunque facile prevedere uno strambo digital divide al contrario, con le regioni meridionali – normalmente penalizzate da svariati fattori – più avanti nella rincorsa alla connettività ultraveloce.

“Il nuovo piano industriale che abbiamo appena presentato- dice il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi- prevede in Italia, nel triennio 2015-17, investimenti complessivi pari a 10 miliardi di euro. Questo ci consentirà di raggiungere a livello nazionale il 75% della popolazione con la fibra ottica e oltre il 95% con il 4G a fine piano. L’impulso che stiamo dando alla fibra ottica in Calabria fa parte quindi di un programma all’avanguardia che ha proprio nel Sud il suo asse portante grazie anche alla collaborazione tra pubblico e privato. Ci auguriamo che la disponibilità di questa moderna infrastruttura sia di stimolo per i privati e la pubblica amministrazione a sviluppare nuovi servizi, proiettandoci così verso un modello di digital life in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini e di aumentare la produttività delle imprese”.

Perché il problema, sottolineato più volte durante il convegno di Falerna, è anche di domanda, non solo di offerta infrastrutturale. Secondo le stime del governo il 40% degli italiani non possiede un computer e non sa mandare una e-mail e né pagare un bollettino on line. Le sacche di analfabetismo digitale sono concentrate soprattutto in Basilicata e Campania, ma anche in Calabria. E la mancanza di competenze riguarda anche le piccole e medie imprese, con effetti molto significativi sulla capacità di crescita economica. Ed è per questo che “in parallelo agli investimenti sulla rete- dice Enza Bruno Bossio, componente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera- la Calabria sta investendo su un progetto di alfabetizzazione digitale. L’idea è quella di creare dei tutor digitali che possano accompagnare e assistere soprattutto la popolazione più anziana, per arrivare nel giro di pochi anni anche al switch off della pubblica amministrazione verso il digitale. Dobbiamo insomma supportare la domanda. Inutile portare cento mega a tutti se poi su questa rete non viaggia niente. Oggi va modificata l’organizzazione della Pubblica Amministrazione, perché i servizi viggiano online. E va modificato l’approccio mentale delle imprese, serve un vero cambio di mentalità. Non usciamo dalla disoccupazione se non scommettiamo sulla Calabria migliore”.

di Mario Piccirillo

23 febbraio 2015

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